Intervista con Danilo Arena, al cinema con “Comandante” e sulle piattaforme digitali con l’album “Lettere mai spedite”

“E’ una storia di pace, di fatti realmente accaduti, con un uomo che in pieno regime fascista decide di obbedire alle leggi del mare e non a quelle della guerra”. Danilo Arena è nel cast del kolossal “Il Comandante” accanto a Pierfrancesco Favino, per la regia di Edoardo de Angelis, presentato in Concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2023 in cui veste i panni di Niccolò Poma, primo cannone e prima mitraglia del sommergibile Cappellini.

Classe 1994, il giovane talento del cinema italiano, che sarà tra i protagonisti della serie Vanina Guarrasi con Giusy Buscemi, in onda prossimamente su Canale 5, ha anche una grande passione per la musica: il 23 novembre uscirà su tutte le piattaforme digitali ed è disponibile su Compact Disc il suo secondo album dal titolo “Lettere mai spedite”.

Otto tracce intense, otto lettere tra poesia e note musicali che evocano il tempo di una storia d’amore raccontando le varie fasi dell’innamoramento e la nostalgia dei momenti trascorsi insieme, a cui ogni ascoltatore potrà dare la risposta cercandola nel proprio cuore.

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Danilo, nel film “Comandante” interpreti Niccolò Poma, come ti sei approcciato a questo personaggio?

“E’ stata una delle esperienze attoriali più forti che ho fatto finora. Un film difficile e pericoloso da girare, ma pazzesco perchè l’estremo è il lato di questo mestiere che personalmente amo. Devo ringraziare Edoardo De Angelis che mi ha dato l’opportunità di prendere parte a “Comandante”. Il mio personaggio è stato costruito insieme al regista, che mi chiese di scrivere di mio pugno un monologo che descrivesse la motivazione per la quale Niccolò Poma si imbarcava per il sommergibile Cappellini e da lì piano piano siamo arrivati a delineare il carattere che lui voleva. La cosa bella di “Comandante” è la contaminazione di personalità, di dialetti, di modi di fare, di usi e costumi come avviene nella realtà nelle Forze Armate. Tra questi ragazzi che vanno in guerra infatti c’erano sardi, pugliesi, napoletani, livornesi, siciliani”.

Come ti sei trovato a lavorare con Pierfrancesco Favino?

“Lavorare con il cast è stato bello così come stare vicino a tanti colleghi che barcollavano per via del gelo, dei crampi allo stomaco, che sono entrati in ipotermia, che realmente sentivano il freddo sulla pelle. Con Pierfrancesco Favino ho trascorso molto tempo perchè mi piace essere una sorta di aspirapolvere che cerca di prendere il più possibile dalle persone che possono trasmettermi qualcosa e lui è un essere umano eccezionale, è stato paternale, mi ha insegnato tante cose”.

“Comandante” racconta la storia vera di un militare, il Comandante Salvatore Todaro, che va in controtendenza perchè segue la legge del mare e non quella della guerra mettendo in luce il valore del soccorso come fondante dell’identità italiana. Un tema che è attinente alla realtà odierna…

“Nel presente ritroviamo spesso il passato. Questo film è l’esempio di una storia che continua a ripetersi attraverso tanti punti di vista, innanzitutto la guerra che non ha portato e mai porterà qualcosa di buono. Poi ci sono questi ragazzi che vanno a combattere rischiando la vita come tuttora accade, solo che l’essere umano non impara mai la lezione da quello che è stato. “Comandante” è un film di pace e ti porta anche in un’atmosfera ben precisa, almeno per come lo hanno percepito i miei occhi da spettatore, anche se non amo rivedermi. La sensazione è stata di trovarmi in mezzo all’Atlantico in mare aperto e in quella situazione sfido chiunque a non pregare di essere salvato. Poi è facile parlare o prendere delle decisioni ma quando non vivi sulla tua pelle certe cose e io non le ho vissute possiamo solo provare ad immedesimarci ma non le capiremo mai veramente. E’ una storia di pace, di fatti realmente accaduti, di un comandante, un uomo che in pieno regime fascista decide di obbedire alle leggi del mare e non a quelle della guerra”.

“Comandante” è stato presentato in Concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2023, che emozione è stata per te vivere quell’atmosfera speciale?

“E’ stato bellissimo. Sul red carpet c’era molta confusione, tanti fotografi che urlavano il mio nome per l’attenzione di uno scatto e mi sono reso conto di dove fossi quando era già finito (sorride). L’adrenalina e l’eccitazione erano alle stelle ma uno dei ricordi più belli è legato alla serata, al termine della proiezione. Mi sono avvicinato ad Edoardo De Angelis e gli ho detto che auguro tanta strada a questo film perchè ha un messaggio importante da mandare e lui mi ha abbracciato in maniera paternale”.

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Il 23 novembre esce il tuo secondo disco “Lettere mai spedite” che contiene otto tracce. Cosa puoi raccontarci a riguardo?

“Io sono un po’ figlio degli anni Novanta e mi sono ritrovato quasi costretto a non poter fare più determinate cose perchè la tecnologia non le permette. A volte non riusciamo a dire le parole che vorremmo alla persona che amiamo o a scriverle attraverso i messaggi o whatsapp. Inoltre non si usa più mandare delle lettere. Quindi in questo album ci sono otto tracce, otto lettere scritte a penna che racchiudono quello che non sono riuscito mai a dire alla persona che amo, ho amato o amerò e alle quali lo spettatore potrebbe rispondere di conseguenza. Il tappeto sonoro è formato da chitarre acustiche ed elettriche, con l’ausilio di un Rodhs originale anni ’70”.

Tra le tracce c’è “Danilo dimmi di più”…

“Parla della persona che amiamo che ci chiede sempre delle manifestazioni d’amore, forse per insicurezza nel rapporto o in se stessa. All’inizio del ritornello dico: “mi scuso quando ti rispondo male so che sbaglio lo so, so che difetti ne ho, ma tu non scherzi però, non amo quando chiami per parlare di quello che non so, di giorno dormo lo so, di notte dici però, Danilo dimmi di più, Danilo dimmi di più, dici Danilo dimmi di più e io ti giuro che ci sei solo tu”. E continuo cantando “ti giuro che con te è persino bello litigare, lo so che sono strano lo so, ma tu sei matta però, ti senti quando chiami per ripetermi non mi ami lo so, ma chi t’ha detto di no”, in realtà attraverso i miei occhi sto manifestando il mio amore ma stiamo parlando due lingue diverse e forse tu non riesci o non vuoi vederlo”.

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Prossimamente ti vedremo anche tra i protagonisti della serie Mediaset “Vanina Guarrasi” con Giusy Buscemi…

“Questa ulteriore bella opportunità è arrivata grazie ad un regista che stimo, Davide Marengo, con cui ho lavorato nella terza stagione de Il Cacciatore e che mi ha voluto per interpretare Salvo Lo Faro, un poliziotto della Squadra Mobile di Catania. Vanina Guarrasi è tratta dai romanzi di Cristina Cassar Scalia. Il mio personaggio ha una psicologia molto interessante, altalenante, ha tante sfaccettature e un arco evolutivo completo”.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

“Sto lavorando alla distribuzione del disco, e poi spero di prendermi qualche giorno di vacanza e di trascorrere il Natale con i miei genitori in Sicilia per poi tornare con l’anno nuovo nella mia casa a Roma. Mi auguro ci possa essere una seconda stagione di Vanina Guarrasi. Per il resto secondo me ci sono due tempi, uno per raccogliere quello che hai seminato e l’altro, da attore per vocazione, per vivere in modo tale da avere nuovi ragionamenti e stati d’animo da poter portare in scena”.

di Francesca Monti

Si ringrazia Daniela Piu

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