“Un glorioso disastro” è il titolo del secondo album dei Cassandra, pubblicato il 1° dicembre su etichetta Mescal su etichetta Ada Music Italy, prodotto artisticamente da Marco Carnesecchi, Alex Marton e dalla stessa band composta da Matteo Ravazzi (voce), Francesco Ravazzi (chitarra) e Giovanni Sarti (batteria).
L’album, anticipato dal singolo “Bonsai”, conferma l’innata capacità della band di arrivare al pubblico raccontando i problemi della quotidianità con sensibilità ma al contempo con leggerezza e ironia.

Com’è nato il vostro secondo disco “Un glorioso disastro”?
“È nato in tour, sulle strade d’Italia, ammirando la vita che scorreva lenta mentre noi ci agitavamo frenetici tra concerti, registrazioni, sala prove e notti con poco sonno. Ad un certo punto dopo aver scritto i pezzi abbiamo avuto bisogno del contrario e siamo andati a registrarli in una villa, lontani da tutto e da tutti”.
Il singolo “Bonsai” si apre con “M’illumino e dissento quanto è epico sbagliare”, per ricordare l’importanza di essere se stessi in un mondo che tende invece a plasmarci. Da cosa dissentite oggi?
“Da tutte queste pose forzate. Da questo bisogno di apparire ad ogni costo, non importa come, non importa con quale messaggio; l’importante è mettersi in vetrina e farsi vedere e quindi essere inevitabilmente plasmati, scavati dai giudizi degli altri. Noi non vogliamo entrare in queste dinamiche, non ci interessa”.
Ci raccontate qualcosa in più sulla traccia “Kintsugi”?
“Nella vita andare a pezzi è inevitabile, succede a tutti. È come ci si “ricostruisce” che fa la differenza: l’arte del kintsugi trasforma una cosa rotta in un’opera unica e bellissima, rincollando le linee di rottura unite con lacca urushi, lasciandole visibili, evidenziate con polvere d’oro”.
In “Crac!” cantate “Potresti trovare te stesso in mezzo al traffico di Mumbai Potresti trovare un senso nel tifare una squadra che non vince mai“. In cosa avete trovato voi stessi?
“Nei continui scontri feroci che dopo cinque minuti non ci si ricorda neanche del perché siano avvenuti; nelle mille capriole e nei salti doppi carpiati che, non si sa come, si concludono facendoci cadere sempre in piedi; in quei momenti in cui sembra che nulla riesca ad andare bene e poi all’improvviso parte tutto; nel non prendere niente sul serio perché la vita è già pesante di suo. In tutte queste cose i Cassandra hanno trovato se stessi ed un equilibro”.
Cosa vorreste arrivasse al pubblico attraverso questo disco?
“Chi siamo, con tutte le nostre sfumature sia negli arrangiamenti che nella scrittura. Vorremmo che chi lo ascolta riconoscesse in questo disco una genuinità di fondo, ottenuta e difesa con le unghie e con i denti”.
Presenterete il disco con dei live?
“Sì certo, non potrebbe essere altrimenti, è casa nostra. Si partirà dal prossimo anno. Torneremo sul palco, torneremo a casa”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Manuela Longhi
