MUSCHIO SELVAGGIO: OSPITE PIERCAMILLO DAVIGO

“All’estero ci vuole coraggio per commettere un reato in Italia ci vuole coraggio per rimanere onesti”. Si apre con questa dichiarazione provocatoria di Marra la puntata di MUSCHIO SELVAGGIO che sarà disponibile l’11 dicembre alle 12:00. Ospite d’eccezione: Piercamillo Davigo, ex magistrato di fama internazionale, nonché ex Presidente della Seconda Sezione penale della Corte Suprema di Cassazione ed ex veste togata nel Consiglio Superiore della Magistratura. È noto per aver dato vita al pool di “Mani Pulite” insieme a Gherardo Colombo e Antonio Di Pietro, svolgendo un ruolo fondamentale nell’affermazione della legalità e nella lotta contro la corruzione.

L’episodio inizia con Davigo che ripercorre i primi anni della sua carriera e racconta i casi più significativi da cui ha tratto alcuni insegnamenti fondamentali che hanno guidato la sua storia di magistrato. Parla del trasferimento da Treviso a Milano dove si occupò di criminalità organizzata e commenta “Furono gli anni più belli della mia vita di magistrato perché era come andare al cinema. Mi meravigliavo che mi dessero lo stipendio, pensavo di dover pagare io il biglietto”.

Partendo da come Davigo abbia vissuto la necessità di avere la scorta si arriva a parlare degli omicidi volontari che nel 1992 erano 1700 e nel 2021 meno di 300 Davigo commenta “Se dovessimo parlare della qualità della produzione giudiziaria, nonostante tutte le cose turpi che i politici dicono della giurisdizione, questi sono risultati. Se loro riuscissero a diminuire il debito pubblico quanto i magistrati sono riusciti a diminuire gli omicidi forse l’Italia starebbe un po’ meglio economicamente!”.

Si entra poi nel vivo di “Mani Pulite”,  Davigo racconta di come venne coinvolto in quest’indagine e di come avute le carte in mano, da leggere in vacanza, si rese subito conto di quello che sarebbe successo. L’indagine, partita da Milano, si estese rapidamente a livello nazionale coinvolgendo numerosi settori della società. Il cuore dell’inchiesta era la scoperta di un sistema di corruzione diffuso, in cui imprenditori e politici erano coinvolti in pratiche illegali e tangenti per ottenere appalti pubblici. Tra i politici coinvolti c’erano figure di spicco come Bettino Craxi, l’ex Primo Ministro italiano e segretario del Partito Socialista Italiano. Parlando di Craxi Fedez chiede a Davigo se è d’accordo che gli vengano intestate anche le vie nelle città e l’ex magistrato commenta “Mi sembra una cosa dissennata, che messaggio si manda ai cittadini: ruba che poi tanto ti intestiamo una via, se rubi tanto diventi anche presidente del consiglio”.

Quando Fedez riporta che il figlio di Craxi afferma che durante mani pulite la sinistra non fosse stata toccata Davigo rispose che è una stupidaggine perché  solo a Milano ne furono arrestati oltre 125 e che alcuni non furono arrestati grazie ad una amnistia e racconta una cosa poco nota e di cui all’epoca si parlò pochissimo: l’ONU, preoccupata per l’indipendenza della Magistratura Italiana davanti agli attacchi del governo e del parlamento, mandò un giudice malese  “Questo arriva quando arriva l’allora ministro di Grazia e Giustizia poi la grazia l’ha persa perché ha fatto conflitto di attribuzione con il presidente della repubblica e la corte costituzionale gli ha tolto la grazia perché voleva decidere lui chi si poteva graziare e chi no  disse  noi lo accoglieremo perché accogliamo chiunque ma non accettiamo lezioni di democrazia da nessuno. Ci mancava meno che mai da un extra comunitario… il senso compiuto era questo”. E aggiunge “ Il punto è che questo le lezioni di democrazia gliele ha date perché ha scritto due rapporti di fuoco all’ONU, uno contro il governo e l’altro contro il parlamento italiano dicendo questi mettono in discussione i fondamenti dello stato di diritto, fanno le leggi per non essere processati, aboliscono i reati di cui sono accusati, azzerano il valore delle prove acquisite contro di loro” .

Si discute su come “Mani Pulite” non solo rivelò la corruzione endemica, ma portò anche a una trasformazione radicale del panorama politico italiano. Partiti politici interi crollarono, e molti politici di lunga data persero il loro prestigio e la fiducia del pubblico.

Davigo sottolinea come gli appalti pubblici in Italia, purtroppo ancora oggi, costano il doppio se non il triplo rispetto ad altri Paesi e che spesso i lavori sono fatti anche male “cadono ponti” e fa esempi concreti come il passante ferroviario di Milano di cui racconta la vicenda chiudendola con una battuta “Gli arresti abbassano la falda freatica”.

Il focus si sposta sulla situazione attuale della magistratura in Italia, affrontando temi come l’importanza dell’indipendenza dei magistrati e la differenza tra la politica di ieri e quella di oggi. L’episodio esplora la disillusione degli italiani verso la classe dirigente, di come la politica oggi non abbia una visione a lungo termine ma ricerchio solo il consenso immediato. Piercamillo Davigo, sul finale, affronta anche la sua situazione personale che lo vede condannato in primo grado e racconta la sua verità, sottolineando l’assurdità di quanto gli è accaduto, affermando chiaramente di essere stato condannato unicamente per aver svolto il suo lavoro e afferma “Si sono stato condannato, tutti i garantisti mi dicono che devo stare zitto… prima o poi mi scapperà detto e perché non lo avete detto a Berlusconi?”.

“Muschio Selvaggio” continua a essere un punto di riferimento per esplorare alcuni temi chiave, in questo caso quello della giustizia nella società italiana, una puntata che stimolerà la riflessione sul passato e sul presente.

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