Intervista con Rumeysa Gelgi, protagonista del documentario “Rumeysa: A testa alta”: “Dovremmo normalizzare l’esistenza di persone “diverse” in vari aspetti della vita”

“Sono assolutamente grata di aver avuto l’opportunità di condividere uno spaccato della mia vita in una produzione così importante”. Rumeysa Gelgi è la protagonista di “Rumeysa: A testa alta”, un documentario diretto da Matthew Musson, che segue il viaggio unico di una donna speciale, disponibile gratuitamente in esclusiva su Rakuten TV dal mese di dicembre 2023 in tutta Europa. Un film di grande impatto emotivo, parte della collezione Rakuten Originals, che celebra la diversità sensibilizzando al tempo stesso sulla normalizzazione delle differenze visibili.

Avvocato e ricercatrice turca, riconosciuta come la donna vivente più alta del mondo con numerosi titoli del GUINNESS WORLD RECORDS, la straordinaria altezza di Rumeysa Gelgi di 215,16 centimetri riflette la sua eccezionale forza interiore. Nata con la rara mutazione genetica della sindrome di Weaver, il documentario mette in luce l’intervento chirurgico che le ha cambiato la vita, facilitando il suo viaggio in America per la prima volta e permettendole di incontrare alcune delle donne più incredibili del mondo. A lei si uniscono infatti Samantha Ramsdell, che detiene il record per la più grande apertura della bocca, Wildine Aumoithe, la donna vivente più bassa del mondo e Savvi Trapp, un membro della famiglia più alta del mondo.

La trama rivela momenti straordinari, come la rimozione di sei posti in classe Economy sulla Turkish Airlines per accogliere Rumeysa sul suo primo volo con destinazione Stati Uniti.

Pieno di momenti intensi e forti testimonianze, il documentario culmina con un commovente discorso di Rumeysa a un gruppo di individui con capacità diverse, che trovano ispirazione nei suoi successi e nella celebrazione della diversità.

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Rumeysa, è protagonista del documentario “Rumeysa: Walking Tall”, qual è stata l’esperienza di raccontare la sua storia in questo film diretto da Matthew Musson?

“Sono assolutamente grata di aver avuto l’opportunità di condividere uno spaccato della mia vita in una produzione così importante. Matt e il resto del team sono stati incredibili durante la pre-produzione e le riprese. In questo viaggio ho incontrato tante persone stimolanti, gentili e comprensive, ho costruito nuove amicizie che dureranno per tutta la vita e mi sono divertita tantissimo”.

Cosa rappresenta per lei il titolo di Guinness World Records?

“Il possesso di sei Guinness World Records in totale è la fonte principale della motivazione, della fede e dell’orgoglio che ho in me stessa. La mia condizione (la sindrome di Weaver) è sempre stata vista come qualcosa di negativo, qualcosa che mi avrebbe dovuto turbare, ma il conseguimento di più titoli GWR ha dimostrato a me – e al mondo – che quello che sembra il nostro lato più debole può in realtà essere il nostro lato più forte. Mi piace che il GWR onori le persone con “differenze” in questo modo e sono molto orgogliosa di far parte della famiglia da oltre nove anni”.

Lei è un esempio per molte persone, come è riuscita a trasformare le difficoltà in punti di forza e a sentirsi a proprio agio con se stessa?

“Come ho già detto, la GWR è stata una delle ragioni principali per cui sono riuscita a fare questo. Inoltre, poiché la mia sindrome è così rara, ho fatto molte ricerche al riguardo fin da quando ero molto giovane e ho capito di essere una delle pochissime persone al mondo con questa condizione. Questo mi ha portato a pensare a me stessa come se fossi stata dotata di qualcosa di speciale che quasi nessun altro ha, anche se ha comportato molte sfide fisiche. Sono anche entrata in contatto con altre persone/famiglie che hanno a che fare con la sindrome di Weaver e con molti sostenitori della disabilità che mi hanno dimostrato che non sono sola”.

Qual è stata la sfida più difficile che ha affrontato?

“Dal punto di vista fisico, essere dipendente e avere seri problemi di salute, che fortunatamente ho superato con trattamenti e interventi chirurgici. Dal punto di vista emotivo, la sensazione di essere isolata e di non conoscere le ragioni o le conseguenze della sindrome”.

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Nel documentario lei racconta di essere stata vittima di bullismo da parte di estranei quando era bambina. Quanto è stato importante il sostegno della sua famiglia e in particolare di sua madre Sofia in quel periodo e nella sua vita in generale?

“I miei genitori sono stati la mia roccia fin dal primo giorno e lo sono ancora. Quando ero piccola, mi dicevano: “Non sei malata, sei solo straordinaria e unica, alcune persone nascono con i capelli castani e altre con i capelli biondi, quindi è così che sei nata”. Questa prospettiva che i miei genitori mi hanno insegnato mi ha aiutato moltissimo a mantenere una visione positiva e a non farmi condizionare dai bulli. Grazie a questo approccio non ho permesso a nessuno di definirmi in un altro modo. Ho ancora un legame molto stretto con i miei genitori e i miei fratelli. Mi sostengono in tutto ciò che faccio. Soprattutto mia madre è con me quasi 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e siamo come migliori amiche piuttosto che solo madre e figlia”.

Ha viaggiato per la prima volta in aereo negli Stati Uniti, dove ha incontrato alcune delle donne più straordinarie del mondo. Che emozione è stata e cosa le hanno dato questi incontri?

“È stato il mio primo viaggio in aereo e all’estero, e gli Stati Uniti erano la meta dei miei sogni. Quindi è stato molto speciale. Inoltre, ho avuto l’opportunità di incontrare alcune donne straordinarie che ammiro da molto tempo. Mentre ero con loro, mi sono sentita come in un gruppo di ragazze a cui appartengo. Ho anche ascoltato le loro storie uniche e sono riuscita a relazionarmi con loro. Abbiamo avuto esperienze molto simili. Tutte noi abbiamo trasformato ciò che ci scoraggiava in una conquista. Incontrarle mi ha dato la forza di continuare a fare quello che faccio e conserverò questi ricordi per sempre”.

Cosa manca ancora per superare i pregiudizi e capire che ogni persona è unica e speciale?

“Anche se oggi il mondo è un luogo più inclusivo, credo che la mancanza di visibilità sia ancora presente per le persone con differenze o disabilità visibili. Dovremmo normalizzare l’esistenza di persone “diverse” in vari aspetti della vita senza dare per scontate le opinioni. Questo è l’obiettivo che mi prefiggo essendo attiva anche sui social media, perché più le persone vedono, più si abituano. Dovremmo anche educare meglio noi stessi e le prossime generazioni”.

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Quale messaggio vorrebbe trasmettere agli spettatori che vedranno “Rumeysa: Walking Tall”?

“Vorrei che gli spettatori vedessero che ogni persona può vivere una vita “normale” anche se ha un aspetto diverso da quello che viene definito standard. Possiamo goderci la vita, divertirci con gli amici, costruire una carriera e fissare e raggiungere degli obiettivi. Sono una persona ambiziosa e credo che tutti possano raggiungere i loro traguardi e i loro sogni, purché ci credano e lavorino abbastanza duramente. Credo di averlo dimostrato nel documentario”.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

“Di recente ho fatto un’autoproduzione per una produzione con sede nel Regno Unito che ha un’ampia gamma di pubblico. Sono felice di continuare a condividere la mia storia con tante persone e spero che il nostro documentario possa offrire altre opportunità in futuro”.

INTERVIEW WITH RUMEYSA GELGI IN ENGLISH

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Rumeysa, you star in the documentary “Rumeysa: Walking Tall”, what was the experience of telling your story in this film directed by Matthew Musson?

I’m totally grateful that I had the opportunity to share an insight of my life in such a remarkable production. Matt and the rest of the team were incredible during the pre-production and I’ve met so many inspiring, kind and understanding people on this journey as well as built new friendships that will last for a lifetime and had so much fun.

What does the Guinness World Records title represent for you?

Holding 6 Guinness World Records titles at total is the main source of the motivation, faith and pride I have in myself. The condition I have (Weaver Syndrome) has always been seen as something negative, something I should be upset about, but achieving multiple GWR titles showed me -and to the world- that what seems like our weakest side can actually be our strongest I love that GWR honors people with “differences” in this way and am so proud to be a part of the family for over 9 years.

You are an example for many people, how did you manage to turn difficulties into strengths and feel comfortable with yourself?

As I mentioned above, GWR was one of the major reasons for me to be able to do this. Also, since my syndrome is so rare, I did a lot of research about it since I was really young and realized that I’m one of the very few people in the world with this condition. This led me to think about myself like I have been gifted with something special that almost noone else has, even though it has brought so many physical challenges. I also got in touch with other people / families who are dealing with Weaver Syndrome as well as many disability advocates who are demonstrating that I’m not alone.

What was the most difficult challenge you faced?

Physically, it was being dependent and having serious health struggles which thankfully I overcame with treatments and surgeries. Emotionally, it was the feeling of being isolated and not knowing the reason behind or consequences of the syndrome.

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In the documentary you talk about being bullied by strangers when you were a child. How important was the support of your family and in particular your mum Sofia at that time and in your life in general?

My parents have been my rock since day one and they still are. When I was so young, my parents basically told me “you are not sick, you are just extraordinary and unique, some people born with brown hair and others with blonde hair, so that’s how you were born”. This perspective that my parents have taught me helped me so much to keep my positive outlook and not get affected by bullies. I didn’t let anyone else to define me another way thanks to this approach. I still have a very close bond with my parents and They support me in everything I do. Especially my mom is with me almost 24/7 and we are like best friends rather than just mother and daughter.

You first travelled by plane to the USA where you met some of the most extraordinary women in the world. What emotion was it and what did these encounters give you?

It was my first ever plane and abroad journey, and the USA was my dream destination. So it was very special. Plus I had the opportunity to meet some amazing ladies that I admire for a long time. While I’m with them, I felt like I’m in a girl group that I belong to. I also listened to their own unique stories and could relate to them so much. We all had very similar experiences. We all have turned what we have been discouraged into an achievement. Meeting them empowered me to keep doing what I do and I will cherish these memories forever.

What is still missing so that we can overcome prejudices and understand that each person is unique and special?

Although the world is a more inclusive place nowadays, I think that lack of visibility is still present for people with visible differences or We should normalize that “different” people being in various aspects of life without assuming opinions. That’s what I aim with being active on social media as well, because the more people see, the more they get used to. We also should educate ourselves and next generations better.

What message would you like to get across to viewers who will see “Rumeysa: Walking Tall”?

I would like viewers to see that every person can live a “normal” life although they look different than what is called standard. We can enjoy life, have fun with friends, build a career, and set and achieve goals. I’m an ambitious person and believe that everyone can achieve their goals and dreams as long as they believe and work hard I think that I prove it in the documentary.

What are your next projects?

I recently self-filmed for a production based in the UK which has a wide range of audiences. I’m happy to continue to share my story with the I hope that our documentary will bring more opportunities in the future.

di Francesca Monti

credit foto ufficio stampa Rakuten

Si ringrazia Diletta Carbonari

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