UN POSTO AL SOLE – Intervista con Lucio Allocca: “Ci sono molte affinità con Otello ma io sono più sportivo e meno severo”

“La soap mi ha permesso di conoscere tanti giovani talenti che sono cresciuti con noi, mi ha regalato molte amicizie e quel rapporto famigliare speciale che ci lega”. Stimato attore, regista teatrale e drammaturgo, una meravigliosa carriera in cui ha lavorato con grandi personaggi quali Eduardo e Peppino De Filippo, Mario Scaccia, Renato Carpentieri, dal 2003 Lucio Allocca è nel cast di “Un Posto al sole”, in onda su Rai 3 dal lunedì al venerdì alle 20,50, nel ruolo di Otello Testa, simpatico vigile urbano, appassionato di motociclette, nonno affettuoso di Rossella (Giorgia Gianetiempo), che sta cercando, aiutato dagli amici, di riprendere in mano la propria vita dopo la perdita dell’amata moglie Teresa (Carmen Scivittaro).

In questa piacevole chiacchierata Lucio Allocca ci ha parlato del suo personaggio ma anche dell’esordio nel mondo dello spettacolo e della scelta di non terminare l’università, tra ricordi e interessanti aneddoti legati al suo percorso artistico.

Lucio Allocca (1)

Lucio, dopo tanti anni che interpreta Otello Testa in “Un Posto al sole” qual è la caratteristica che preferisce di questo personaggio particolarmente amato dal pubblico?

“Innanzitutto la simpatia di questo nonno che piace anche ai giovani che mi fermano per un selfie in strada o quando vado a vedere la partita. Ci sono molte affinità con Otello, compresa la passione per la motocicletta, ma sono meno severo rispetto a lui che ha quei momenti di eccesso nel rispetto delle regole diventando oggetto di scherzo da parte di Raffaele e Renato. Questo rapporto di amicizia vera che ho nella vita da anni con Patrizio Rispo e Marzio Honorato e che hanno anche i nostri personaggi sul set mi diverte molto. Inoltre io sono meno pigro rispetto a Otello, in quanto continuo a fare un po’ di sport, soprattutto nuoto, in una piscina termale ai Campi Flegrei”.

Che ricordo ha del primo giorno sul set della soap?

“Non ero molto abituato ai tempi stretti della soap. Quando sono approdato ad Un Posto al Sole arrivavo da due anni sul set della fiction Lui e lei che però prevede un altro tipo di lavorazione. Quindi all’inizio è stato un po’ complicato ma ben presto ho imparato ad avere un altro tipo di concentrazione e a seguire i ritmi richiesti. La soap poi mi ha permesso di conoscere tanti giovani talenti che sono cresciuti con noi, mi ha regalato molte amicizie e quel rapporto famigliare speciale che ci lega”.

Un rapporto speciale come quello che lega Otello a sua nipote Rossella…

“Quando abbiamo girato le prime scene insieme Giorgia Gianetiempo era piccola, aveva dieci anni, e mi disse: “mi scusi Lucio non si ricorda di me? Interpretavo la bambina nella serie Lui e lei”. Avevamo avuto modo di lavorare su quel set e poi ci siamo ritrovati ad Un Posto al sole dove è cresciuta con noi e ha trovato anche l’amore (Luca Turco, ndr)”.

Qual è la scena che per lei è stata più divertente da girare?

“Ricordo in particolare la scena della motocicletta, all’inizio la guidavo veramente e dovevo portare Guido, interpretato dal mio amico Germano Bellavia, dall’inizio di via Caracciolo per pochi metri e poi ci avrebbero dato lo stop. Io sono passato davanti alla telecamera e invece di fermarmi sono partito a tutta velocità, percorrendo via Caracciolo fino a Piazza Vittoria, quindi siamo tornati indietro e appena ci siamo fermati Germano è sceso e ha detto: io con questo pazzo non giro più (ride). Mi sono divertito molto anche se ho rischiato di prendere la multa. In seguito ho realizzato un’altra scena, con Alberto Rossi, ma la moto era sul camioncino e facevamo finta di muoverci”.

Quale pensa sia il segreto del grande successo di Un Posto al sole?

“Il segreto del successo di Un Posto al sole è dato dal fatto che le storie, le vicende, gli intrecci raccontati sono vicini a ciò che può accadere in qualsiasi famiglia, così come i temi affrontati, dal rapporto con i figli, alla violenza in certi ambienti, ai problemi della quotidianità”.

Le va di regalarci un ricordo di Carmen Scivittaro che nella soap dava il volto alla dolce Teresa, moglie di Otello?

“Nel 2003 sul set di Un Posto al sole ho ritrovato Carmen, ci conoscevamo da anni, ero molto amico di lei e del suo ex marito Patrizio Trampetti. Quando purtroppo è mancata le è stata dedicata una puntata speciale della soap e durante la cerimonia, nel racconto del funerale di Teresa, le lacrime erano vere. Il personaggio di Rossella (Giorgia Gianetiempo) nella sceneggiatura doveva leggere una lettera che le aveva lasciato la nonna ed è stato difficile per me completare la scena. Carmen era una compagna di set fantastica, una donna generosa e disponibile con tutti”.

Lucio Allocca (2)

Quali sviluppi avrà il personaggio di Otello nelle prossime puntate?

“Mi vedrete nelle vesti del vice di Babbo Natale con gli occhiali da motociclista, ma le cose non andranno come previsto (sorride)”.

All’inizio di questa chiacchierata diceva che è uno sportivo, quali sport le piace seguire o praticare?

“Nella mia vita ho provato tanti sport, dallo sci, quando da ragazzo con i pullman della scuola si andava a sciare a Roccaraso, al tennis. Agonisticamente ho praticato judo, arrivando alla cintura verde, ho preso parte anche ai campionati italiani ma per presunzione non riuscii ad andare avanti in quanto dopo un wazari avevo praticamente vinto l’incontro e a bordo del tatami il maestro De Angelis e Nicola Tempesta mi dicevano di tenere le braccia dure, invece volli tirare un altro colpo, andai a terra e venni sconfitto. Poi partecipai anche al “Napoli Kagoshima” in cui erano presenti i grandi maestri di judo, un evento storico con la ripresa in diretta della Rai. Avevo la tessera con la mia foto e le firme di questi maestri giapponesi ma non la trovo più, non so dove sia finita”.

Nella sua meravigliosa carriera ha lavorato con grandi personaggi, da Eduardo e Peppino De Filippo a Mario Scaccia, Mario Martone, Renato Carpentieri, solo per citarne alcuni…

“Sono stato molto fortunato negli incontri, anche con i più giovani come Mario Martone, con cui ho lavorato sia al cinema in Morte di un matematico napoletano che in teatro nel Riccardo II, ed è stata una bellissima esperienza. I fratelli De Filippo erano dei maestri, mi hanno voluto bene, ho avuto anche delle manifestazioni di stima che non so se fossero meritate. Eduardo non era severo, era giusto e ci insegnava il lavoro e la vita. Con Peppino il rapporto era più affettuoso. Sono stati dei momenti della mia vita importantissimi, così come quelli con Mario Scaccia, con Giustino Durano, ma anche con Renato Carpentieri, abitavamo nella stessa strada da ragazzi e abbiamo scelto di fare questo lavoro quasi come una missione”.

Ci racconta qualche aneddoto legato agli spettacoli con i maestri Eduardo e Peppino De Filippo?

“Ce ne sono tanti. Ad esempio chiesi a Eduardo di poter assistere alle prove di una sua commedia, in cui io e Luca Della Porta, che ancora non poteva portare il cognome del padre, non avevamo un ruolo e quindi eravamo liberi. Mi fece mettere di lato a una quinta e fu bellissimo osservare come lavorava. Ricordo poi il debutto all’Eliseo nel 1969 con “Sabato, domenica e lunedì”, quella mattina Eduardo mi disse: “oggi cambia personaggio, al posto del dottor Cefercola farà Federico, l’amico del figlio, perché l’altro attore se n’è andato”. Sono salito sul palco senza aver provato nemmeno con lui, fu un atto di fiducia e alla fine è stato molto contento del risultato. Peppino De Filippo invece, dopo aver recitato insieme nello spettacolo Il Masianello, mi chiamò perché voleva che prendessi parte alle sue ultime tre commedie televisive della videoteca Rai e così ho recitato in “Quaranta, ma non li dimostra”, “La lettera di mammà”, “Spacca il centesimo””.

Quando ha capito che quella dell’attore sarebbe stata la sua strada?

“Il 12 dicembre 1968 scelsi di fare l’attore e di non laurearmi, studiavo alla scuola d’arte drammatica del Circolo Artistico Politecnico di Napoli e stavo per diplomarmi e contemporaneamente frequentavo all’università Economia Marittima e preparavo l’esame di costruzione navale. Per caso dopo uno spettacolo estivo, Pupella Maggio e Gennarino Palumbo mi vennero a chiamare sotto casa, poiché abitavo a duecento metri dal teatro San Ferdinando, mi dissero: “scendi, c’è il casting di Sabato, domenica e lunedì, c’è un ruolo per te, Eduardo è disposto ad incontrarti e abbiamo fatto il tuo nome”. Andai e ci fu una bella chiacchierata con De Filippo. Al termine mi chiese di passare da Argeri e io pensavo che fosse il custode e che quindi non fossi stato preso. Invece Pupella e Gennarino mi dissero che era l’amministratore e infatti ho firmato il contratto. Non è stato semplice scegliere quale strada seguire, mi sono domandato “da grande che faccio?” e ancora me lo sto chiedendo. Forse un po’ mi dispiace non aver completato l’università”.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

“Riprenderò gli incontri con la scuola di cinema Pigrecoemme in cui insegno, che ha sfornato molti talenti, specialmente nel settore tecnico. E poi sto girando un cortometraggio sull’influenza negativa legata all’uso dei telefonini, soprattutto per i ragazzi e le ragazze”.

Che consiglio darebbe ad un giovane che vuole intraprendere il mestiere di attore?

“Consiglio innanzitutto di studiare. Il direttore della scuola di arte drammatica del circolo artistico Politecnico di Napoli Davide Giunti ogni tanto apriva la porta dell’aula e diceva: “ricordate, per l’artista ogni giorno è una conquista” e la richiudeva. Ogni giorno è una conquista nel senso che bisogna studiare, non sentirsi mai arrivati e accostarsi a questo mestiere con grande umiltà perchè se un attore è narcisista e non racconta il personaggio te ne accorgi subito”.

di Francesca Monti

credit foto Giuseppe D’Anna / Fremantle

Si ringrazia Stefania Lupi

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