Il 7 gennaio su Rai 1 il film “La luce nella masseria” con Domenico Diele, Aurora Ruffino, Renato Carpentieri, Giovanni Limite: “E’ una favola luminosa”

Il 3 gennaio del 1954 la Rai inizia il regolare servizio di trasmissione su tutto il territorio nazionale. Nel giro di pochi anni la televisione entrerà nelle case degli italiani. Nel 1965 gli abbonati saranno oltre 6 milioni.
“La luce nella masseria”, film tv in prima visione domenica 7 gennaio in prima serata su Rai 1, una produzione Èliseo Entertainment in collaborazione con Rai Fiction, prodotto da Luca Barbareschi per la regia di Riccardo Donna e Tiziana Aristarco, con protagonisti Domenico Diele, Aurora Ruffino, Renato Carpentieri, Giovanni Limite, Carlo De Ruggieri, Giusy Frallonardo si colloca nell’ambito delle celebrazioni per i settanta anni della televisione.

La famiglia Rondinone, con la sua grande masseria non distante da Matera, è la protagonista della nostra storia. Si tratta di una famiglia numerosa e unita che, sotto la guida del patriarca Eustachio (Renato Carpentieri), ha sempre fatto fronte comune alle avversità e da decenni lavora la terra e vive dei frutti della propria fatica.

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credit foto Di Benedetto

È una vita dura, a volte durissima, ma per l’undicenne Pinuccio (Giovanni Limite), è una vita anche impastata di magia e di sogni, come quello di avere un televisore, che però, nel 1962, si possono permettere solo le poche famiglie benestanti della città. È dal suo punto di vista che seguiamo le vicende.

L’eroe di Pinuccio è suo zio Vincenzo (Domenico Diele): il più forte, il più simpatico ma anche il più moderno e al passo con i tempi. Essendo anche un bel ragazzo, è conteso da due donne: Giuseppina e Imma (Aurora Ruffino). Un giorno però lo zio, durante una festa nel cortile della masseria, si accascia a terra. La diagnosi è grave: sclerosi a placche (oggi nota come sclerosi multipla). Costretto a smettere di lavorare nei campi, Vincenzo presto si ritrova su una sedia a rotelle. Pinuccio guarda sgomento la trasformazione del suo supereroe e assiste al disfacimento della sua vita sentimentale a causa della salute: mentre la prorompente Giuseppina s’impaurisce e si allontana, la timida Imma – che sarebbe felice di restare accanto a Vincenzo anche in quelle condizioni – viene “rifiutata” dal giovane che non vuole rovinarle il futuro. La famiglia, preoccupata dall’avvenire di Vincenzo, per assicurargli una vita normale, gli compra una tabaccheria in città, proprio accanto a un negozio di televisori che diventa meta fissa di Pinuccio.

La malattia di Vincenzo, la decisione di un altro fratello di lasciare la vita dei campi a favore della fabbrica e la morte del patriarca Eustachio, innescano i litigi legati all’eredità e portano la famiglia Rondinone a valutare la vendita della masseria a Mariano, un imprenditore che si dice abbia fatto fortuna vincendo alla Lotteria Italia e che vuole costruirvi una fabbrica di cemento. A seguito delle divisioni oramai insanabili si decide per la vendita. E la data del passaggio di proprietà viene fissata al 7 gennaio 1963. È chiaro a tutti che, una volta venduta la proprietà di famiglia, nessuno avrà più occasione di riallacciare i rapporti con gli altri ed ognuno andrà avanti per la propria strada.

La notizia della vendita della masseria e la disgregazione della famiglia, fanno precipitare Pinuccio in un grande sconforto. Anche Vincenzo, che nel frattempo ha avuto il coraggio di sfidare il futuro accanto ad Imma, capisce che non si può mollare così. Che bisogna far di tutto per riunire la famiglia. Ecco allora l’idea: forse niente è perduto e la masseria può ancora essere la casa dove lavorare e vivere tutti insieme. Vedere i figli di nuovo felici, farà riscoprire il valore delle relazioni umane e familiari.

A guardarla oggi, una storia così sembra una fiaba. Una meravigliosa fiaba che merita di essere raccontata per coloro che ne hanno memoria, ma anche per coloro che non riescono ad immaginarla e potrebbero scoprirla.

“E’ una favola luminosa ma non mancano il dolore, il travaglio, l’evoluzione delle difficoltà fino alla risoluzione. E questa probabilmente è la cosa che ci contraddistingue, non possiamo fare a meno di guardare la realtà e vederla riflessa. L’importante è il tono della narrazione che deve avere un senso e fare entrare le persone dalla porta d’ingresso della conoscenza e uscire con la positività che il mondo può cambiare”, ha esordito Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction.

“Questo film racconta qualcosa di speciale, quello che eravamo e che non saremo mai più. E’ bellissimo vedere come eravamo innocenti, totalmente aperti alle emozioni, alle battaglie, alle tragedie di questo Paese che la Rai ha accompagnato con il suo racconto. In tutto questo l’Italia ricostruiva e ripartiva con generosità e con passione. Sono un fan di Diele, l’ho avuto anche per Olivetti e quando abbiamo scritto questo film abbiamo pensato fosse l’attore giusto per il ruolo di Vincenzo e ha fatto una restituzione affettiva straordinaria, mettendo al servizio del personaggio le proprie emozioni e sofferenze”, ha detto Luca Barbareschi.

“E’ stata una bella avventura, io e Riccardo abbiamo lavorato in passato insieme in progetti seriali ma questa volta ci siamo seduti entrambi davanti al monitor. E’ venuta naturale una sinergia positiva, riuscire a seguire l’aspetto che ciascuno di noi desiderava dando al film qualcosa in più”, ha spiegato Tiziana Aristarco.

“Confermo quello che ha detto Tiziana, è un film emozionante perchè ci ha rimesso in gioco sul lato intellettuale, è un bel regalo aver fatto il film dei settanta anni della Rai dopo aver firmato il mio primo contratto nel 1981 con questa azienda a cui devo tutto”, ha aggiunto Riccardo Donna.

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credit foto Di Benedetto

Domenico Diele dà il volto a Vincenzo: “E’ uno dei quattro figli della famiglia Rondinone che ha perso la madre, è rimasto solo il signor Eustachio, i due fratelli maschi sono sposati con figli, idem la sorella, ma lui ancora non si è maritato. Sembra aver incontrato la persona giusta ma si ritrova ad affrontare una prova difficile. A un certo punto c’è una scena con il personaggio di Imma con cui avrà una storia, in cui lui spiega che a causa di questa malattia fa fatica a capire chi sia, non potendo più camminare e lavorare. Nel copione parte la canzone di Celentano Si è spento il sole ed è lo stato d’animo che sta vivendo in quel momento. Avrà questa storia con Imma, una donna moderna per quei tempi, che ha preso la guida della sua vita e lui ne rimarrà affascinato. Io sono testimone dei colori più drammatici della storia, nonostante sia spensierata in quanto vista con gli occhi di un bambino. E’ stato un onore lavorare su questo progetto. Vincenzo è il collante delle tensioni presenti in famiglia e il tutore del nipote Pinuccio, che rappresenta il futuro. E poi ci sono una serie di suggestioni legate alla mia vita personale, le zone d’Italia, il tipo di famiglia, che mi hanno avvicinato alla storia. Anche la sua passione per la fotografia può essere definita moderna per la cultura da cui proviene”.

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Aurora Ruffino veste i panni di Imma: “E’ una donna molto giovane e dovendo sopravvivere ha sviluppato una determinazione senza limiti, sogna l’indipendenza, la libertà, vuole studiare, decide di partire da Amantea e di trasferirsi a Matera per inseguire il sogno di diventare infermiera, ha questo desiderio di avventura, guida la macchina e tutti la guardano strano. E’ stata una bella avventura, ci siamo divertiti molto. Imma è l’emblema della modernità. Io sogno tre cose: indipendenza, libertà e verità e ho trovato dei punti in comune con lei. Sono felice di aver preso parte a questo film che celebra la Rai e la tv perchè anch’io lavoro in Rai da 14 anni e sono grata a questa azienda che mi ha dato la possibilità di vivere di questo lavoro facendo l’attrice. Sono progetti che raccontano delle storie importanti”.

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Renato Carpentieri interpreta Eustachio: “Ho avuto un nonno contadino e per me è stato bellissimo fare l’esperienza di una famiglia della metà del secolo scorso, vivere sul filo della stagione, di quello che succede e poi improvvisamente avere una disgrazia, qualcosa che non si pensava che potesse avvenire e quindi vedere come in qualche modo quel tipo di famiglia si riuniva a sostenere questa grande difficoltà. C’ero quando è nata la televisione, avevo più o meno l’età del personaggio di Pinuccio e mi sono rifatto gli occhi. Ringrazio la Rai, il produttore e i miei colleghi. E’ stato un set con un’atmosfera quasi pari alla storia che si raccontava e quindi è stato bello fare questo percorso perchè siamo diventati come una famiglia. Mio nonno era scettico riguardo l’avvento della televisione e del progresso, proprio come Eustachio, ma questi suoi dubbi vengono distrutti dall’entusiasmo del nipote”.

Giovanni Limite ha concluso: “Sono state diverse le cose che mi sono piaciute fare, dalla lettura del copione al fatto di impararlo. Mi sono divertito molto e ringrazio i miei colleghi e i registi. Le prime esperienze sono sempre bellissime”.

di Francesca Monti

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