Nel corso degli anni l’abbiamo vista interpretare tante donne diverse, in film e serie tv di successo, riuscendo sempre ad essere credibile e a restituire spessore ai vari personaggi: attualmente Francesca Valtorta è protagonista al cinema con “Come può uno scoglio” per la regia di Gennaro Nunziante, insieme a Pio D’antini e Amedeo Grieco, e a teatro, dal 13 gennaio con “Caravaggio, il maledetto”.
Nella pellicola l’attrice interpreta Borromea, moglie di Pio, un ragazzo dal carattere debole e impacciato, e mamma di due bambini, Ginevra e Manfredi. Una famiglia all’apparenza perfetta, finchè un giorno il marito, grazie all’incontro con Amedeo, che don Boschin, guida spirituale del defunto padre di Pio, gli chiede di assumere come autista, metterà in discussione tutto e andrà a riprendersi la vita che voleva, facendo pace con i suoi desideri.
In questa piacevole chiacchierata Francesca Valtorta ci ha parlato di “Come può uno scoglio” ma anche della passione per i vini e del desiderio di interpretare un personaggio realmente esistito.

credit foto Dirk Vogel
Francesca, è al cinema con il film “Come può uno scoglio” di Gennaro Nunziante dove interpreta Borromea. Cosa può raccontarci a riguardo?
“E’ la moglie di Pio, hanno due bambini e vivono a Treviso. Borromea viene da una famiglia nobile, mentre il marito è un avvocato un po’ sempliciotto, originario del Sud, che ha trovato il suo spazio al Nord ed è candidato sindaco. Sono entrambi inquadrati e ingarbugliati in questi ruoli sociali un po’ finti della famiglia perbene, perfetta. Un giorno a sparigliare le carte arriva Amedeo, inviato come factotum dal parroco del paese, e rappresenta l’unico elemento di verità all’interno di questa famiglia impostata. Pio deve tornare al Sud in seguito alla morte del padre per risolvere dei problemi burocratici e si fa accompagnare da Amedeo, scoprendo grazie a questa figura sincera, vera, che la sua vita era una menzogna. E’ una sorta di viaggio di formazione alla riscoperta della propria identità che di riflesso coinvolge anche gli altri personaggi”.
Che tipo di lavoro ha fatto sul personaggio?
“Al di là della risata tipica della coppia Pio e Amedeo, in questo film ci sono dei valori e una storia. Con Gennaro Nunziante è stato fatto un grande lavoro sul percorso dei personaggi. E’ stato interessante imparare a fare quel tipo di commedia, ho capito che non puoi mai “sbrodolare”, prenderti delle libertà, giocare. In questo il regista è stato un maestro e mi ha insegnato quanto sia importante cesellare qualsiasi battuta e intonazione, lavorare sul ritmo e sulle pause. E’ stata una bella esperienza formativa”.
Come si è trovata sul set con Pio e Amedeo?
“Mi sono trovata molto bene, ero un po’ prevenuta perchè non li conoscevo. Sono un duo molto forte e poteva non essere facile integrarsi, invece hanno questo elemento di verità, che piace al pubblico, sono due persone accoglienti, carine, che mettono a proprio agio. Tuttora ci sentiamo, mi hanno sorpreso positivamente sia come professionisti sia umanamente”.
Diceva poco fa che i personaggi fanno una sorta di viaggio di formazione. Le è capitato di fare un viaggio che le ha fatto scoprire qualcosa di sé che non sapeva?
“Non so se posso definirlo di formazione, ma il viaggio che mi è rimasto nel cuore è quello in Nepal con il mio ex fidanzato. Ci eravamo lasciati e all’epoca ci siamo riavvicinati. E’ stato un viaggio meraviglioso perchè non ero mai stata in Oriente e ho conosciuto quelle realtà, anche di povertà. E’ stata un’immersione in qualcosa di totalmente autentico e diverso, che mi ha estrapolato dalla mia realtà quotidiana e permesso di entrare in contatto con me stessa. Da lì mi sono innamorata dell’Oriente e ho fatto poi un viaggio in India. Mi capita spesso di sentire racconti di persone che viaggiano da sole, io sono sempre stata timorosa, scettica, invece forse dovrei provare a fare quest’esperienza, senza aspettative. Avevo pensato ad un viaggio di volontariato ad esempio, ad organizzare qualcosa di diverso rispetto alla classica vacanza. Potrebbe essere utile, potrei scoprire dei lati di me ancora sconosciuti”.
A teatro è invece la protagonista femminile di “Caravaggio, il maledetto” nel ruolo di Lena…
“La tournée invernale parte da Guidonia il 13 e il 14 gennaio, poi saremo a Bologna, a Torino, in Puglia, Calabria e chiuderemo il 29 febbraio, 1, 2 e 3 marzo a Roma al teatro Ghione dove abbiamo debuttato a gennaio 2023. E’ stata una delle più belle esperienze in assoluto. Da piccola ho frequentato i corsi di teatro pomeridiani, poi essendo entrata al Centro Sperimentale di Cinematografia ho iniziato a lavorare con la macchina da presa. Il mondo del teatro è separato dall’audiovisivo, ed è difficile entrare nel circuito, quindi mi sarebbe piaciuto riavvicinarmi ma non sapevo bene come fare. Mi erano arrivate anche delle proposte per personaggi teatrali importanti ma non mi sentivo all’altezza, perchè non avevo la stessa preparazione che ho nel cinema. Poi è nato un sodalizio con il Teatro Ghione e ho iniziato a fare spettacoli con ruoli che casualmente erano molto giusti per fare la gavetta, a cominciare da Il mercante di Venezia nel 2019 con Mariano Rigillo in cui interpretavo Jessica. Infine al momento giusto è arrivata Lena, la protagonista di “Caravaggio, il maledetto”, con la regia di Ferdinando Ceriani, in cui devo anche cantare ed è stato molto formativo. All’inizio ero un po’ spaventata, invece ci ha dato tantissime soddisfazioni. Abbiamo girato l’Italia la scorsa estate con una piccola tournée che ha avuto successo e chissà che non lo riprenderemo anche nella prossima stagione. Con i miei due compagni di scena, Primo Reggiani e Fabrizio Bordignon, c’è una sinergia particolare, cosa non scontata”.

Francesca Valtorta e Francesco Arca in Sacrificio d’amore – credit foto ufficio stampa
Nel corso della sua carriera ha preso parte a film e serie di successo, da “Baciami ancora” a “Immaturi – Il viaggio”, da “Squadra Antimafia” a “Braccialetti Rossi” e “Sacrificio d’amore”. C’è un personaggio a cui è più legata?
“Il ruolo a cui sono più legata è Silvia di “Sacrificio d’amore”, nonostante questa serie sia stata poco fortunata, sia stata interrotta e non ci sia stato un seguito. Su quel set si è creata una magia umana e professionale incredibile, tanto che a distanza di anni ancora con i colleghi abbiamo una chat attiva dove ogni giorno scriviamo. Essendo la protagonista ho avuto la possibilità di interpretare un personaggio approfondito come non mi era mai capitato. Girando per sei mesi, tutti i giorni, sentivo una sorta di sovrapposizione incredibile tra me e Silvia, come se fossimo una cosa sola”.
Quale personaggio le piacerebbe portare in scena o interpretare al cinema?
“Un personaggio realmente esistito. Lena in verità lo è ma non abbiamo elementi per fare uno studio approfondito su di lei. Ho interpretato donne moderne, antiche, anche la mafiosa nei panni di Rachele Ragno in “Squadra Antimafia”, ma vorrei poter coniugare lo studio documentaristico con l’immaginazione. Mi viene in mente il film di Faenza su Alda Merini, ho pensato a cosa possa significare interpretare un ruolo di quel tipo”.
In quali progetti sarà prossimamente impegnata?
“Uscirà ad aprile l’opera prima di Michela Giraud, a cui ho partecipato insieme a Ludovica Bizzaglia e Catherine Bertoni. E’ un film parzialmente autobiografico, di cui Michela ha curato la sceneggiatura, la regia, ed è anche protagonista. E’ stata un’esperienza di condivisione molto bella”.
Lei è anche sommelier e ha un vinificio a Roma. Com’è nata la passione per i vini?
“E’ nata per caso. Nel 2019 con un’amica che ha una cantina a Montalcino, la stessa con cui iniziai al liceo a fare teatro, abbiamo pensato di iscriverci a un corso di sommelier, ci siamo appassionate, abbiamo concluso i tre livelli, preso il diploma e ho scoperto un mondo nuovo. Così ho deciso di investire in questo campo con il progetto di un locale, Vinificio, che abbiamo aperto a Roma, al Testaccio, esclusivamente dedicato ai vini naturali. Sono contenta di essere riuscita a dare una svolta concreta a questa passione”.
di Francesca Monti
credit foto Dirk Vogel
Si ringrazia Paola Spinetti
