“L’inizio” è il nuovo disco di Biagio Antonacci: “Ho tanta voglia di fare e sento meno la paura di essere accettato perchè sono un uomo libero”

Dopo cinque anni di attesa esce “L’inizio”, il nuovo disco di Biagio Antonacci, disponibile da venerdì 12 gennaio in formato Cd e vinile, pubblicato su etichetta Iris e distribuito da Epic Records/Sony Music Italy.

Il progetto contiene quindici brani, dei quali il cantautore ha scritto testi e musiche avvalendosi di collaboratori storici come Michele Canova e Placido Salamone e nuovi come Simonetta e Zef. Oltre ai singoli “A Cena con gli dei”, Seria”, “Telenovela”, la collaborazione con Benny Benassi in “Tridimensionale”, e la nuova versione del successo del 2007 “Sognami” (in collaborazione con Tananai e Don Joe), troviamo gli inediti: “L’inizio”, “Delivery”, “È capitato”, “Anita”, “Lasciati pensare”, “Dimmi di lei”, “Bastasse vivere”, “Non diamoci del tu”, “Non voglio svegliarti”, “Evoco”.

Il titolo scelto per l’album è quello dall’unica canzone non firmata da Antonacci, “L’inizio”, scritto per lui da Giorgio Poi: “E’ dedicata a mio figlio Carlo (nato nel 2021). Sono stato padre in epoche diverse e oggi, che ho acquisito più consapevolezza, vivo maggiormente nel presente. Alla fine, il passato è nostalgia, il futuro è ansia, solo il presente è reale e voglio viverlo al meglio per Carlo, per me stesso, per non avere rimpianti. “Inizio” è la proiezione di quello che accadrà. Avendo del tempo a disposizione mi sono confrontato anche con la casa discografica e ho scritto tante canzoni, trentacinque, da cui ho scelto poi le quindici presenti nel disco, che arriva dopo tre singoli. Con “A cena con gli dei” ho chiuso un ciclo e mi sono innamorato di questo riff con il pianoforte. Oggi mi sento ancora all’inizio, ho tanta voglia di fare, sento meno la paura di essere accettato o non accettato per quello che sono perchè sono un uomo libero”.

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Un disco in cui Antonacci compie riflessioni sulla complessità del mondo che ci circonda, sulle relazioni, sull’egoismo, sull’amore, sul tempo, sulle dipendenze emotive, con la consueta profondità e con la poesia che caratterizza la sua penna.

In “Delivery” canta “c’era un mare che sembrava un grande acquario di balene non hai capito che le cose che ti piacciono son libere”: “E’ il primo pezzo che ho scritto durante il lockdown. Un amico che abitava vicino a me un giorno mi ha detto che gli avevano regalato un pesce nuovo e mi sono chiesto come avesse fatto ad avere questa carpa perchè eravamo tutti chiusi in casa. Mentre guardavamo questo acquario e bevevamo del vino rosso, il nostro lusso durante quel periodo, ho pensato: vuoi vedere che siamo dei pesci dentro gli acquari stretti e invece la vera libertà sta fuori da questo tipo di struttura ma ci piace essere controllati, gestiti perché non abbiamo il coraggio di cambiare, di liberarci”. Insieme al mio amico Marcello, appena è stato possibile, abbiamo liberato la carpa nel fiume, è stato come una sorta di rito, come liberarci anche noi, quindi ho scritto questa metafora dell’uomo che non può essere libero perchè ci sono strutture che ci comandano, che ci dicono cosa fare. Il cambiamento è visto in negativo dagli altri perchè vogliono che resti sempre come sei. Tu però puoi liberarti diventando un po’ più egoista e pensando a te stesso”.

“Anita” è invece dedicata ad Anita Garibaldi, una donna verso la quale l’artista ha una grande stima: “Garibaldi è un uomo che ha fatto la rivoluzione, qualcuno lo ha definito un eroe, qualcuno un brigante, ma al suo fianco c’era Anita che è morta a 30 anni mentre lui era già grande come età. Lei ha dedicato tutto a Giuseppe, ha fatto cinque, forse sei figli, in quanto si pensa sia morta incinta, è stata la sua amante, la sua terza moglie, la sua combattente, erano due rivoluzionari e lei è morta in questo acquitrino nel Ravennate, per permettere all’uomo che amava di fuggire e mettersi in salvo. Rappresenta la donna del futuro, indipendente, che sa fare la madre, lavora, sa aspettare, combattere, soffrire con il suo uomo. Aveva una forza immensa se pensiamo che quelli erano altri tempi in cui l’emancipazione femminile non era concepita neanche nel dialogo. Quando nella canzone parlo di lei io sono Giuseppe Garibaldi e dico “ti ho aspettato tutta la vita Anita” e la frase più bella che ho scritto è “la paura non fa storia”, loro non ne hanno avuta e infatti hanno fatto la storia”. 

“Tridimensionale” riprende il tema di questo album, l’Inizio, e parla di amore adolescenziale: “L’amore puro è quello giovanile. Ho ripensato a quelle emozioni che si provano all’inizio di un primo amore, quella sensazione che vorremmo durasse per sempre. Anche la poetessa Alda Merini ha detto sull’amore che è la gioventù”.

Biagio Antonacci_5_foto di Paola Cardinale

credit foto Paola Cardinale

“Non voglio svegliarti” è dedicata alla persona amata e parla della voglia di prendersi cura di lei e di proteggerla dal mondo esterno e dalle sue brutture: “In questo brano dico alla mia donna che aspettava un bambino di evitare il telecomando e il telefonino, dove vediamo violenza, gente che vuole insegnarti sempre qualcosa, e la invito a percepire la bellezza della vita che porta dentro di sè e il mio amore”.

Il disco si chiude con “Evoco”: “Rappresenta un sogno che anche quando ti svegli continua nella realtà. Evoco mio padre al quale non sono mai riuscito a dire ti voglio bene ed è uno dei crucci più grandi della mia vita. Esprimo rimpianto ma anche voglia di un nuovo inizio, di non commettere gli stessi errori con mio figlio. In questo bosco un po’ dannunziano c’è anche una ragazza bellissima che rappresenta la speranza. Sia mio padre che la ragazza mi trasmettono una certa inquietudine che solo gli angeli, cioè gli amici, possono placare”.

di Francesca Monti

credit foto Paola Cardinale

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