La storia umana e artistica di Franco Califano, nel periodo che va dalla Dolce Vita alla metà degli anni ‘80, in un progetto che cerca di raccontare l’artista, l’uomo e il bambino di un tempo, in un dialogo costante tra loro.
Leo Gassmann, che nel film Tv “Califano”, in onda domenica 11 febbraio in prima serata su Rai 1, con la regia Alessandro Angelini, una produzione Greenboo Production in collaborazione con Rai Fiction, tratto dall’opera “Senza manette” di Franco Califano con Pierluigi Diaco edito da Mondadori, interpreta “il Califfo”, è entrato nella parte e ne ha vestito i panni senza diventarne l’imitatore, ma incarnando magistralmente le sue due anime contrapposte: quella del ragazzo di strada “affamato di vita” e quella malinconica di chi portava con sé i graffi di un’infanzia vissuta tra collegi e affetti perduti. Studiandone i gesti e i modi ma soprattutto “ascoltandolo”, Gassman si è avvicinato a Califano con grande delicatezza, dandogli vita e voce per raccontarne i successi, ma anche le fragilità e il bisogno di chiudersi in se stesso, quel “se scrive libertà ma se legge solitudine” che ha caratterizzato la sua intera esistenza.

credit foto Katia Zavaglia
“Califano non solo è stato un grande autore ma soprattutto un grande uomo, ho empatizzato subito con lui e mi auguro che siamo riusciti a raccontare il lato umano che lo rendeva speciale agli occhi delle persone che gli volevano bene. C’è stata una preparazione sia teorica che fisica ma non è stato faticoso. Quando si fanno le cose che si amano, la fatica non si sente. Per raccontare la vita di Franco Califano ci vorrebbe una serie con cinque stagioni. Le canzoni sono state scelte con cura da Alessandro e da tutta la produzione per accompagnare la storia. Califano era legato alla figura femminile, era la sua più grande fonte di ispirazione insieme all’amicizia. Abbiamo raccontato i lati belli di Franco ma anche i suoi difetti, che non ha mai nascosto e io apprezzo chi riconosce i propri errori. Sono contento di poter presentare questo progetto a Sanremo 2024, tornando al Festival in un’altra veste. Per quanto riguarda le mie radici è un giorno importante per me. Continuare una tradizione che continua da generazioni è una responsabilità e al contempo una grande gioia. Questo film è un nuovo inizio per me, mi piacerebbe fare un percorso parallelo alla musica”, ha dichiarato Leo Gassmann.

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Il resista Alessandro Angelini ha raccontato: “E’ un regalo per cui ringrazio Rai Fiction e la produzione per aver pensato a me. E’ stato un percorso affascinante raccontare la storia di Califano, credo che il futuro serva anche a restituirgli la giusta collocazione all’interno del panorama musicale italiano. E’ stato un grande poeta, paroliere e cantautore ed è stato bello potermi immergere nel suo mondo. C’è stata grande partecipazione da parte di tutti e c’è stato uno scambio continuo con tutte le persone coinvolte. Il film era difficile da realizzare, dovendo coniugare l’epoca rendendola credibile e raccontare la storia di un uomo, di un ragazzo e di un bambino. E’ come se dalla bella sceneggiatura di Isabella e Guido e dal libro avessimo dovuto raccontare la mappa emozionale di Califano. Leo si è avvicinato al personaggio ascoltandolo cantare, con rispetto ed umiltà, ci siamo nutriti dei racconti. La domenica prima delle riprese siamo andati ad Ardea sulla tomba di Califano e Leo gli ha portato un fiore. E’ stato il suo modo di avvicinarsi con discrezione a lui”.
“E’ stato uno dei grandi personaggi della musica italiana, è stato fondatore della canzone nostrana degli anni Settanta, Ottanta e Novanta, il Pasolini della canzone, ha attirato l’attenzione su di sè non solo perchè ha scritto mille brani e li ha grandemente interpretati. Leo è un attore che non ha mai recitato prima ma interpreta in modo fenomenale questo personaggio pieno di carattere e con una voce unica, riconoscibile. Califano è un vero conoscitore della musica e ha una storia particolare alle spalle, c’è molta avventura e una scrittura come questa non era facile. Andremo in onda sulla coda di Sanremo e saremo con Leo al Festival a presentare questa meraviglia”, ha dichiarato Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction.
Il produttore Marco Belardi ha aggiunto: “E’ la mia prima esperienza con Rai Fiction, è stato un lavoro complesso ma fatto in sintonia. Maria Pia ha subito voluto Leo Gasmann per interpretare Califano ed è stata la scelta giusta perchè oltre ad essere un ragazzo carino è un bravissimo attore”.
La parola è poi passata agli altri componenti del cast e agli sceneggiatori:

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Valeria Bono, che interpreta Ornella Vanoni: “E’ stato bellissimo interpretarla, Ornella e Franco era grandi amici. Abbiamo parlato tanto con Alessandro e Leo riguardo La Musica è Finita, forse lei non aveva trovato una chiave per vivere fino in fondo la canzone e l’ha avuta grazie al confronto con Franco, riuscendo a far vivere i silenzi e sentire cosa stesse interpretando”.

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Celeste Savino è Rita, la moglie di Califano: “Antonello Mazzeo è stato di grandissimo aiuto anche per me, mi ha dato una mano nel reperire informazioni sul rapporto tra Franco e Rita, qualcosa di molto oscuro per quanto riguarda le notizie e il gossip e poi si è creata una sintonia fin dal provino con Leo. C’è stato molto ascolto e questo ci ha aiutato a portare sullo schermo un sentimento d’amore filtrato da noi due”.

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Angelica Cinquantini interpreta la giovane Mita Medici: “Ho avuto la fortuna di incontrarla di persona, insieme a Leo sono andata a casa sua, ci siamo poi sentite per telefono, ho raccolto più informazioni possibili e lei ha sempre descritto come una parentesi di luce nella vita di Franco la loro storia e l’ha colpita il suo sorriso, il suo modo di corteggiarla e di farla sentire protetta. E’ stato un regalo interpretarla”.

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Giampiero De Concilio veste i panni di Antonello Mazzeo: “Con la grande classe che lo contraddistingue è stato testimone attivo della vita di un grande poeta, è stato incredibile impersonarlo”.
Jacopo Dragonetti interpreta invece Edoardo Vianello: “La prima parola che mi viene in mente è responsabilità di rendere giustizia a quella persona fittizia o reale che sia, ancora di più quando devi rappresentare qualcuno che è vivo o è realmente vissuto, ma il bello è che siamo una squadra e questo ti deresponsabilizza e ti dà la libertà di fare. Edoardo Vianello è stato il pigmalione di Franco, ha notato il suo grande talento e non l’ha lasciato sfuggire fondando poi insieme l’Apollo Records”.
Isabella Aguilar, sceneggiatrice, ha detto: “Abbiamo letto tutto quello che si poteva per cogliere il vero spirito di Franco ma la nostra guida è stato Antonello Mazzeo. Abbiamo cercato di raccontarlo nel modo più esaustivo possibile”.
Guido Iuculano, sceneggiatore, ha aggiunto: “La cosa più difficile è trovare una linea guida che renda giustizia a quello che è stato. Ci siamo soffermati molto sul concetto di libertà, in quanto Califano ha passato una vita a cercare la libertà”.
Infine sono intervenuti due grandi amici di Franco Califano:
“Questo film tv rende giustizia a Franco che è una figura omerica. Io non sono un testimone neutrale, potrei parlare di lui per ore. Abbiamo passato momenti indimenticabili. Sono commosso e ringrazio tutti. E’ stato come tornare indietro nel tempo e raccontarsi è stato emozionante”, ha dichiarato Antonello Mazzeo.
“Io ho riunito i suoi musicisti come se dovessimo preparare un suo concerto. Al posto di Franco è arrivato Leo, che è stato bravissimo e lo ha ricordato, senza imitarlo. A Franco sarebbe piaciuto questo film”, ha chiosato Alberto Laurenti.

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SINOSSI
Roma, 1984. Teatro Parioli, mille spettatori attendono che salga sul palco il Maestro, il Poeta, il saltimbanco, il Califfo. Franco è nel camerino in attesa di quella che sarà la serata più importante della sua vita: d’ora in avanti basta follie, sarà il miglior Califano possibile. Di lì a poco sei uomini in divisa faranno irruzione nel camerino, gli metteranno le manette ai polsi e lo faranno sfilare davanti al suo pubblico esterrefatto. Andiamo indietro negli anni: Roma, 1961. Franco ha 22 anni, vive a Roma con la madre e il fratello, è orfano di padre, scrive poesie e sogna la Dolce Vita. Conosce Antonello Mazzeo, amico che gli resterà fedele per tutta la vita, e Rita, suo primo amore, con la quale si sposerà e darà alla luce la sua unica figlia. Ma a Franco la quotidianità ordinaria diventerà sin da subito troppo stretta e nel 1963 abbandonerà tutto e tutti trasferendosi a Milano, ospite di Edoardo Vianello. Inizierà a scrivere canzoni, frequentare molte donne, a consumare droga e a fare amicizie importanti come quelle con Gianni Minà e Ornella Vanoni. Inizierà ad avere successo come autore e scout, senza mai abbandonare alcune sue fragilità che nel 1968, al culmine di una depressione, lo porteranno a trascorrere qualche mese in una clinica per disintossicarsi dalla cocaina.
Ma il Califfo è determinato, ambizioso. Ricomincia da zero: e torna a scrivere successi tra i quali “Minuetto” interpretato da Mia Martini e con Edoardo Vianello fonda la Apollo Records, scommette sui Ricchi e Poveri, li porta a Sanremo e nello stesso periodo si innamora di Mita Medici. Eppure, anche questo momento aureo non è destinato a durare. Ben presto comincia di nuovo a sentirsi in gabbia, si allontana dalla Medici, fino alla svolta negativa: l’arresto per droga.
Il carcere è un colpo di grazia, ma anche un’occasione di rinascita. Franco riesce ad ottenere i domiciliari e grazie all’aiuto del grande amico Mazzeo riesce a scrivere ed incidere l’album “Impronte Digitali”, la sua più grande eredità, il suo grande riscatto. Il film si chiude con un suo storico concerto al Parioli, una volta tornato in libertà.
di Francesca Monti
credit foto Marco Bellucci
