“Il mio personaggio è una donna indipendente, moderna, appassionata di moda, che non viveva solo la storia italiana ma era interessata a quello che accadeva nel mondo”. Ana Caterina Morariu è tra i protagonisti della serie “La lunga notte – La caduta del Duce”, in onda lunedì 29, martedì 30 e mercoledì 31 gennaio in prima visione su Rai 1, con la regia di Giacomo Campiotti, coprodotta da Rai Fiction ed Èliseo Entertainment, che narra le tre settimane precedenti la notte tra il 24 e il 25 luglio 1943, quella in cui si svolse l’ultima riunione del Gran Consiglio, organo supremo presieduto da Benito Mussolini, che segnò la fine del regime fascista.
L’attrice veste i panni di Antonietta Grandi, moglie di Dino (Alessio Boni), una ricca possidente della provincia bolognese, sofisticata e colta, che nonostante la sofferenza per la lontananza dai figli che vivono all’estero e la preoccupazione per le conseguenze delle scelte politiche di Dino, rimane al suo fianco per amore rischiando la vita in prima persona.
In questa piacevole chiacchierata Ana Caterina Morariu ci ha parlato della serie “La lunga notte”, ma anche dell’importanza della memoria, di alcuni personaggi da lei interpretati nel corso della carriera e del suo rapporto con la musica.

credit foto Di Benedetto
Ana Caterina, nella serie “La lunga notte” interpreta Antonietta Grandi. Come si è approcciata a questo personaggio?
“Ho letto la sceneggiatura, scritta in maniera egregia, poi ho incontrato il regista Giacomo Campiotti che non conoscevo di persona e mi ha parlato nel dettaglio di questo progetto, dicendo che sia lui che Luca Barbareschi avrebbero avuto il piacere di lavorare con me e mi ha spiegato che Dino Grandi sarebbe stato interpretato da Alessio Boni. Dieci giorni dopo mi ha richiamata e mi ha confermato che sarebbero iniziate le riprese. Abbiamo fatto delle letture, siamo partiti da un materiale fotografico dove c’erano le immagini della famiglia Grandi, di Antonietta che seguiva Dino nei suoi viaggi, e insieme alla costumista e a una bravissima truccatrice abbiamo costruito i vestiti e l’acconciatura del personaggio. E’ stato un lavoro di gruppo e di ricerca che è partito dal costume d’epoca, dalla moda del tempo, dal modo di muoversi e di approcciarsi che è diverso da quello moderno”
Cosa l’ha più affascinata di questa donna estremamente moderna per quegli anni?
“Mi ha colpito proprio la sua modernità, è una donna indipendente, appassionata di moda. Ci sono infatti delle scene in cui sfoglia i giornali alla ricerca di informazioni. Non viveva solo la storia italiana ma era interessata a quello che accadeva nel mondo”.
E’ una donna molto innamorata di suo marito Dino, tanto che arriva perfino a rischiare la vita…
“Il rapporto tra Antonietta e Dino era molto bello, lei non rinuncia alla sua indipendenza ma è sempre presente vicino al marito ed è come se lo riportasse alla famiglia, nonostante gli impegni e il lavoro. E’ una parte importante del percorso di un uomo come Dino Grandi”.
Com’è stato tornare a lavorare con Alessio Boni?
“C’eravamo conosciuti sul set di “Guerra e Pace” ed è stato bello ritrovarsi. C’è una stima reciproca tra noi. Alessio è un grandissimo professionista, è meticoloso, si documenta molto, ci sono momenti in cui ti dà dei consigli e li segui per rendere la scena ancora più realistica, e questo è un grande valore aggiunto. Inoltre essere diretta da Campiotti è stato un piacere perchè è attento alla parte tecnica rispetto al nostro lavoro ma ha anche una grande empatia ed anima quando si muove sul set e questo ti permette di esplorare e di sentirti libero. L’aspetto meraviglioso di questa serie consiste nella coralità del cast così variegato, con tanti attori e tante attrici. Sono curiosa da spettatrice di vedere gli intrecci che si creano, al di là della storia di Dino e Antonietta”.
Cosa hanno aggiunto questa serie e questo ruolo al suo percorso artistico e umano?
“Mi hanno dato la possibilità di interpretare una donna che è moglie, ha dei figli, sta vicino ad un personaggio come Dino che fa parte della grande storia italiana. All’inizio poteva intimorire perchè non era semplice vestirne i panni essendo diversa dai ruoli che ho impersonato finora. Recentemente infatti ho preso parte alla serie “Vincenzo Malinconico – Avvocato d’insuccesso”” che ha un registro di commedia, facendo la femme fatale, ho girato il film “La guerra dei nonni” con Vincenzo Salemme e Max Tortora, oppure se penso a “Sorelle” era un personaggio ancora differente. Una donna di questo tipo non l’avevo mai affrontata e sono felice che sia arrivata in questo momento e che sia una serie in costume d’epoca, perchè dà un valore aggiunto mentre stai girando in quanto vieni trasportato in un luogo magico. Speriamo di aver fatto un buon lavoro”.

Nella sua carriera aveva però già interpretato un personaggio realmente esistito, Maria Romana De Gasperi in “De Gasperi – L’uomo della speranza”…
“E’ vero ma sono contesti e figure diversi e hanno un peso differente. La cosa che ricordo con piacere di quel personaggio è il fatto che alla regia ci fosse Liliana Cavani che aveva un modo speciale di dirigere e da cui ho imparato tanto. In quella miniserie recitavano anche Sonia Bergamasco, un’attrice che stimo tantissimo, e Fabrizio Gifuni. Lavorare con grandi professionisti come loro è affascinante dal punto di vista attoriale”.
Il 27 gennaio è stato celebrato il Giorno della Memoria, quanto pensa che serie quali “La lunga notte” possano fungere da veicolo per far riflettere le persone su quello che è accaduto in passato in modo da non ripetere mai più gli stessi gravi errori?
“Penso che la Memoria sia molto importante. Poche persone conoscevano la storia raccontata ne La lunga notte rispetto alla figura di Dino Grandi e credo che sia giusto approfondire, cercare di capire il motivo per cui alcune cose sono accadute in modo che non si ripetano, così come è fondamentale non dimenticare. E’ bello andare avanti nel futuro ma anche mantenere le tradizioni e non perdere la memoria sia delle cose belle che di quelle brutte”.
Questi personaggi vengono descritti bene anche nelle loro fragilità, aspetto inedito che non esce nell’apprendimento della storia fatto sui libri di scuola…
“E’ interessante scoprire le vicende personali di queste famiglie e conoscere le piccole storie delle persone che fanno parte della grande Storia. Credo sia utile anche per i giovani. Senza il passato non ci sono il presente e il futuro”.
Tra tutti i personaggi che ha interpretato ce n’è uno a cui è più legata?
“Di solito scelgo un personaggio perchè c’è qualcosa che amo di lui e quindi sono legata a tutti quelli che ho interpretato. Ce ne sono alcuni che mi ricordano cose che appartengono al mio passato o dei miei modi di fare a seconda del momento. Sono quindi un buon promemoria e a volte mi aiutano a ritrovare quella leggerezza che è necessaria nella vita”.

Ana Caterina Morariu in “Tutto può succedere” – credit foto ufficio stampa Rai
Indubbiamente due personaggi da lei impersonati che sono rimasti nel cuore del pubblico sono Lara Colombo di “Squadra Antimafia” e Giulia Ferraro di “Tutto può succedere”. Cosa le hanno lasciato?
“Se ora mi dicessero di interpretare Lara Colombo non so se sarei in grado (sorride). E’ stato un lavoro perfetto per quel momento della mia vita, in cui c’era il divertimento ma anche la grande fatica di girare tutti i giorni, di spostarsi. Devo sicuramente tanto a Lara, è stato un ruolo fondamentale per la mia crescita. I personaggi a volte arrivano in maniera magica, ad esempio desideravo da tempo recitare con dei bambini e casualmente è arrivata la possibilità di impersonare Federica ne “La guerra dei nonni”.
Per quanto riguarda Giulia Ferraro era una donna tranquilla, ben vestita, aveva la sua famiglia. E’ arrivata dopo l’interpretazione di Lara Colombo ed era l’esatto contrario perchè non dovevo correre, fare inseguimenti, sparatorie, era il bilanciamento perfetto. Tra l’altro ancor oggi tantissime persone mi chiedono se ci sarà una nuova stagione di “Tutto può succedere””.
Ha preso parte anche a diversi videoclip musicali, qual è il suo rapporto con la musica?
“La musica è una parte importante della mia vita. Mi piace spaziare tra i generi, dalla classica all’opera, dal rock alle canzoni degli anni Sessanta e Settanta, piuttosto che le sigle dei cartoni animati di Cristina D’Avena che amo e che ascolto con mia figlia Maria. Mi sono accorta che ad ogni età corrisponde un gusto musicale diverso”.
Com’è cambiato nel tempo il suo gusto musicale?
“Al liceo ad esempio mi piacevano i Cure, i gruppi metallari, ultimamente invece ho ascoltato con Maria gli Abba che ci divertono molto, ma anche Ed Sheeran, un artista di cuore e molto bravo, piuttosto che Lucio Dalla, che penso sia uno dei più grandi poeti che l’Italia ha avuto, che ha detto tante cose, sempre con grande rispetto, ma forse non è stato capito fino in fondo. “Le rondini” ad esempio è struggente, è come se vedessi un film sentendola, è di grande potenza. Mia figlia ascolta le canzoni del momento, mi ha fatto conoscere quelle di Alfa, Angelina Mango, Mr. Rain, che sono orecchiabili, ma anche quelle di Dalla e di Franco Califano, avendo girato mio marito recentemente un film su di lui”.
In quali progetti sarà prossimamente impegnata?
“Al momento non c’è ancora nulla di concreto. Mi lascerò stupire da ciò che mi viene proposto e da quello che arriverà”.
di Francesca Monti
credit foto Di Benedetto
Si ringrazia Paola Papi
