“Ho iniziato a scrivere canzoni per me perchè la musica era la mia migliore amica, io mi pongo per quello che sono, se riesco ad arrivare agli altri è probabilmente per questa forma di normalità che annulla il distacco tra me e i miei coetanei”. Alfa si è piazzato al decimo posto con “Vai!” al Festival di Sanremo 2024 dove ha regalato un duetto meraviglioso con Roberto Vecchioni in “Sogna, ragazzo sogna” nella serata dedicata alle cover, ha pubblicato l’album “Non so chi ha creato il mondo ma so che era innamorato”, ha fatto sold out con il suo primo concerto al Forum di Assago e ad aprile riprenderà il tour nei palazzetti.
Un talento sopraffino quello del cantautore genovese, vero nome Andrea De Filippi, che ha fatto breccia nel cuore del pubblico con le sue canzoni che uniscono innovazione, poesia e positività, e con il suo essere un ragazzo educato, gentile, umile, un esempio da seguire per tanti giovani.
In questa intervista Alfa ci ha parlato del nuovo disco, di Roberto Vecchioni, del tour, ma anche della passione per i tatuaggi, dell’insegnamento che gli ha trasmesso suo nonno e del paesaggio più bello che ha visto.
Andrea, quali sono le tre immagini più belle della tua partecipazione al Festival di Sanremo 2024 che porti stampate nel cuore?
“Innanzitutto il momento prima di salire sul palco con Roberto Vecchioni, ero talmente teso che se qualcuno mi avesse toccato mi sarei potuto rompere come un vaso mentre lui era seduto, tranquillo, e mi ha detto: “non pensare al resto, ci sei solo tu sul palco”. La seconda immagine è il traffico di Sanremo, merita una menzione perchè abbiamo rischiato una volta di non arrivare in tempo, infine la standing ovation inaspettata dopo l’esibizione con Vecchioni in “Sogna, ragazzo, sogna” nella serata dedicata alle cover”.

Vedendovi cantare insieme traspare il rapporto speciale che si è creato tra te e il Professor Vecchioni, che tra l’altro è anche presente nel tuo nuovo disco. C’è qualche consiglio che ti ha dato e che ti è stato particolarmente utile?
“Ci sono diversi consigli non detti ma che ho percepito dalla sua figura e che mi hanno aiutato molto. Con me è stato sempre di un’umiltà e di un’umanità disarmanti. Quando ci siamo visti la prima volta ero in soggezione e lui mi ha trattato come se fossi un suo studente, come se non si rendesse conto delle canzoni capolavoro che ha scritto e per me è stato un grande insegnamento perchè quando sei un artista di quel calibro potresti essere anche un po’ arrogante, invece lui ha scelto una strada basata sull’umiltà e sulla normalità ed è quello che voglio fare anch’io”.
In “Vai!” affermi “ricordo che cantavo lì disteso nel letto sognandomi cantare ma dentro a un palazzetto” e lo scorso 24 febbraio hai fatto il tuo primo live al Forum di Assago. Che emozione è stata realizzare quel sogno?
“Sono partito dalla cameretta anche al Forum perchè abbiamo costruito una casa sul palco, con la cucina, il bagno, la stanza e abbiamo replicato quella sensazione. Ho fatto il mio ingresso uscendo dal letto ed è stato strano sapere che c’erano undicimila persone che mi stavano aspettando. L’ho sognato per tanto tempo… Quando da Genova vieni a Milano vedi il Forum sempre sulla sinistra, ricordo che da piccolo mi affacciavo al finestrino e dicevo “cos’è questa struttura gigantesca?”. In quel palazzetto negli anni ho assistito ai concerti di Jovanotti, Cremonini, dei miei cantanti preferiti, e pensare che ci ho suonato e che ci tornerò è qualcosa che devo ancora elaborare”.

credit foto Ste Brovetto

credit foto Filippo Moscati
Sapere di essere un esempio per tanti giovani è un onore o una responsabilità?
“Cerco di pensare il meno possibile alle responsabilità, ho iniziato a scrivere canzoni per me perchè la musica era la mia migliore amica, volevo diventasse un lavoro ma non avevo fatto nulla affinchè lo diventasse realmente. Io mi pongo per come sono, se riesco ad arrivare agli altri è probabilmente per questa forma di normalità che annulla il distacco tra me e i miei coetanei. E ne sono felice”.
Passiamo al tuo nuovo disco “Non so chi ha creato il mondo ma so che era innamorato”, tra le tracce c’è “Frida” in cui affronti una tematica purtroppo attuale quale il femminicidio e in cui sono presenti due frasi molto profonde: “io dentro di me provo vergogna ad essere uomo” e “per me l’amore è chiave non sarà mai un lucchetto”…
“Ho scritto “Frida” dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin perchè mi aveva molto colpito sia l’età sia la normalità delle persone coinvolte. Inizialmente volevo scrivere un brano prendendo le distanze da un atto del genere, poi parlando con diverse persone e ragionandoci ho capito che se succede così tanto spesso ed è qualcosa di così permeato nella nostra cultura alla fine ne siamo tutti responsabili. Quindi nel mio piccolo ho cercato di sensibilizzare su questo tema attraverso la canzone”.

In “Nei tuoi occhi cosa c’è” canti invece “ma anche il più bel paesaggio è sempre di passaggio”, tra i paesaggi che hai visto per il mondo ce n’è uno che non è stato di passaggio ma che ti è rimasto dentro?
“Ce ne sono tanti. Forse il posto più bello al mondo che ho visto è una piccola isola in Australia che si chiama Kangaroo Island con questo paesaggio sull’oceano infinito dove oltre c’è solo l’Antartide. Avevo 15 anni, era uno dei primi viaggi importanti e mi ricordo molto bene i canguri e quella spiaggia spettacolare”.
Nello stesso brano c’è una parte molto bella dedicata a tuo nonno in cui canti: “Ho scritto a mio nonno anche poi dopo che lui se ne è andato Ma dopo qualche giorno mi son vergognatoNon si può tornare indietro Non credo che cancellerò il suo numero al telefono Lo tengo ancora per un po’”, qual è l’insegnamento più importante che ti ha trasmesso?
“Il suo numero di telefono ce l’ho ancora anche perchè è brutto eliminare il contatto di una persona che non c’è più, sarebbe come lasciarla andare del tutto. Nonno era un medico, era severo, rigoroso, e una volta mi ha detto “c’è chi corre perchè scappa c’è chi corre perchè insegue” in quanto mi vedeva sempre di fretta, andavo a pranzo da lui ma stavo poco perchè ero già immerso nella musica, ed è per questo che ho scritto “Vai!”. Effettivamente non so se corro poichè sto scappando o inseguendo qualcosa ma nel dubbio corro”.
In “Vabbè Ciao” vengono citati Mannarino e “A mano a mano” di Rino Gaetano, cosa hanno rappresentato nella tua formazione artistica questi cantautori?
“Oggi provo a fare folk americano ma la base in Italia è il cantautorato e se sei nato a Genova non puoi prescindere dalla scuola genovese, non puoi non conoscere De Andrè quando nei vicoli ci sono scritte le sue frasi e senti le sue canzoni nell’aria, quindi inevitabilmente è un’ispirazione. Mio papà è un grande fan del cantautorato quindi mi faceva ascoltare Bertoli, De Andrè, Gino Paoli, Vecchioni, mi ha trasmesso quella passione, poi sono andato verso altri lidi, il mio preferito è infatti Jovanotti, ma sia il folk che il cantautorato hanno la chitarra come strumento principale e una scrittura per immagini molto simili, quindi non vai mai tanto distante da dove sei partito. Gli ascolti fatti da piccolo in qualche modo ti influenzano”.

Dopo la data al Forum di Assago, il 5 aprile ripartirà il tour dalla Kioene Arena di Padova…
“Sarò live nei palazzetti ad aprile e poi a novembre, in mezzo ci sarà il tour estivo, per un totale di quaranta date e sono contento perchè mi piace la dimensione live e mi godo il momento il più possibile. Poi sicuramente usciranno dei brani nuovi, ne ho altri quaranta-cinquanta già pronti, e continuo a scrivere”.
Una curiosità: dopo il Festival di Sanremo 2024 hai fatto il tuo 110° tatuaggio, il volto del maestro Vessicchio. Com’è nata questa idea?
“E’ una scommessa, avevo detto al maestro Vessicchio che se fosse andato bene Sanremo mi sarei tatuato il suo volto e ho mantenuto la promessa. L’ho anche chiamato per mostrargli il tatuaggio ed è quello di cui vado più fiero… tra l’altro aiuta anche a fare conoscenze e un po’ a rimorchiare (sorride), quindi bella per il maestro Vessicchio. La passione per i tatuaggi nasce due anni fa, ho iniziato con piccole cose sul braccio e poi è degenerata. Mi piaceva l’idea di riempire entrambe le braccia come quando a scuola ti annoi e disegni sul banco e ora ne ho centodieci”.
“Sogna, ragazzo, sogna”, dopo il Forum qual è il tuo prossimo sogno?
“Ne ho tanti, più cresci e più diventi consapevole dei tuoi sogni e più hai fame. Ho 23 anni e mi sento all’inizio del mio percorso, sono grato perchè in questi primi anni di carriera mi sono tolto tante soddisfazioni ma ce ne sono altre che vorrei togliermi. Sono superstizioso e quindi tengo per me questi sogni, però credo si possano immaginare”.
di Francesca Monti
credit foto Filippo Signorello
Si ringraziano Michela Alquati Bonisoli e Maryon Pessina
