“Il silenzio fa boom è quel momento esatto in cui due persone si stanno innamorando, in cui prendi per la prima volta in braccio tuo figlio o, nel mio caso, un nipote, in cui sei colpito dalla meraviglia che ti lascia senza fiato. E per me è anche la festa, la banda. In qualche modo, quando ero bambino, venivo affascinato dalle feste patronali, e quindi dentro di me, nel mio silenzio, gioivo ed ero felice”. Si intitola “Il silenzio fa Boom” il nuovo progetto discografico di Renzo Rubino, in uscita il 19 aprile per DDP Dischi Del Porto/ADA Music Italy, disponibile su tutte le piattaforme digitali e nel formato vinile in due versioni a tiratura limitata, una nera e l’altra gialla autografata.
Il disco, con la produzione di Taketo Gohara e gli arrangiamenti firmati da Mauro Ottolini, arriva a distanza di sette anni dall’ultimo lavoro in studio Il gelato dopo il mare: un tempo in cui Renzo non ha distolto nemmeno per un attimo lo sguardo dalla musica in tutte le sue declinazioni, dedicandosi anima e corpo anche al suo festival Porto Rubino, nato da un’idea visionaria e diventato, alla sua quinta edizione, un gioiello tra i festival estivi italiani.
In contemporanea con l’uscita dell’album arriva in radio “Patchouli (resta)”, accompagnato da un videoclip dal taglio onirico, nato da un’idea del regista e scrittore ai vertici delle classifiche Donato Carrisi: “E’ una canzone che racconta il valore del restare, come una essenza profumata, nonostante il tempo, che rappresenta la forza del rimanere attaccati nonostante le avversità”.
La copertina del disco è stata affidata ad uno dei più importanti pittori naif italiani, Vincenzo Milazzo: famoso per i suoi dipinti su vetro, ha realizzato per questo artwork un’opera di fantasia con tutti i protagonisti del disco.

Renzo, torni sulla scena musicale con il nuovo disco “Il silenzio fa boom” a sette anni di distanza dal precedente…
“Questo album arriva dopo sette anni e il fatto di essere tornato a fare musica è già una notizia, dopo una pausa discografica dovuta alla delusione per progetti che non si sono concretizzati a causa della pandemia ma anche perché non trovavo la strada giusta. Così mi sono dedicato a Porto Rubino e ad altre cose, ma ad un certo punto è tornata la voglia di scrivere canzoni utilizzando una entità importante della tradizione italiana come la banda. Ho fatto un passo indietro per andare avanti perché poi ho scritto un disco sotto certi punti di vista antico nelle sonorità ma non prettamente popolare, con arrangiamenti e scrittura di grande qualità, grazie a Mauro Ottolini. Usciamo in vinile, che secondo me è il giusto collocamento di un lavoro materiale e fisico. Sono molto soddisfatto”.
Com’è nata l’idea di coinvolgere nel progetto la Sbanda, con i suoi componenti provenienti da diverse parti d’Italia, uniti dalla passione per la musica, non musicisti professionisti ma persone comuni?
“Volevo fare un disco della tradizione perché gli ascolti durante le serate con i miei amici sono soprattutto di musica sudamericana, poco impegnativa ma appassionata, quindi immaginavo i mariachi o delle playlist con una serie di artisti che mi piacciono molto. E poi volevo che fosse un album del Sud che puoi ascoltare con un bel bicchiere di gin, l’acqua tonica e il mare senza necessariamente riflettere a quello che sto dicendo. Un giorno è accaduto che Mauro Ottolini non potesse suonare in uno dei miei live e non trovavo il sostituto. Allora ho pensato di chiamare una banda intera, quella di Noci. È stato un disastro da un lato perché eravamo stonati non avendo avuto modo di provare, ma dall’altro mi ha aperto un mondo e ho capito che tornare indietro nel passato poteva essere veramente il mio futuro”.

Tra le tracce del disco c’è “La Madonna della ninna nanna”, una canzone che parla della paura di non essere accettati per quello che si è…
“La Madonna della ninna nanna è una canzone chiave del disco, perché ha all’interno il sacro e il profano, Alla fine dico a questa entità, un po’ sacra e un po’ finta, “spegni quello che provo nei confronti di questa persona perché così potrò vivere in pace”. E’ un brano comunque di festa, di allegria”.
C’è un altro brano che possiamo dire essere collegato a “La Madonna della ninna nanna”, mi riferisco a “Bisogna festeggiare”, un inno contro gli stereotipi e a non aver paura del giudizio altrui…
“Bisogna festeggiare è un invito a celebrare se stessi. C’è sempre qualcosa per cui valga la pena festeggiare. Secondo me è importante anche celebrarsi e dire “caspita, io questa cosa la so fare”, cioè trovare i punti che ci definiscono in maniera forte nel mondo, quei superpoteri che rappresentano la nostra diversità. Io ad esempio vado in giro la mattina in campagna o cucino in mutande, e mi sento così libero e felice di di fare questa cosa che mi definisce”.

Quale pensi sia il tuo superpotere?
“Penso che il mio superpotere abbia inevitabilmente a che fare con le canzoni, con il fatto di riuscire ad accogliere la musica quando arriva in maniera soprannaturale, quindi di ascoltare, di vedere e di emozionarmi, ma anche di avere attenzione nei confronti delle piccole cose. Questo valore mi permette di scrivere e di essere attento, di avere quella sensibilità per vivere nel mondo, per prendersi cura dei propri cari, banalmente anche solo di voler sapere veramente come sta una persona”.
Per celebrare la pubblicazione de Il silenzio fa boom, il 19 aprile presso l’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini di Roma Renzo Rubino e la Sbanda suoneranno in anteprima le canzoni del nuovo progetto nel corso di una grande festa serale che ha già registrato il tutto esaurito in prenotazione. L’evento sarà seguito da un calendario di impegni estivi attualmente in fase di allestimento.
di Francesca Monti
Si ringrazia Roberta Rifezzo – Goigest
