Un dolore che genera una sofferenza indicibile, incancellabile, interminabile. Un dolore che non può essere compreso a fondo da chi non si è trovato, come è capitato invece a lui, Gino Cecchettin, a “subire” il dramma della perdita di una giovane figlia, barbaramente uccisa dall’ex fidanzato, Filippo Turetta.
Lo scorso novembre l’Italia intera ha pianto la morte della studentessa Giulia Cecchettin, strappata alla vita da un destino crudele e beffardo, soltanto pochi giorni prima della data stabilita per la discussione della tesi di laurea in ingegneria biomedica presso l’Università di Padova.
La povera Giulia, i fratelli Elena e Davide, il papà Gino, sono entrati nel cuore degli italiani, che non hanno mancato di offrire conforto e vicinanza attraverso lettere e messaggi sui social.
A distanza di sei mesi, Gino Cecchettin, visibilmente provato, è giunto stamane al Salone del Libro di Torino, allestito presso la sede del centro congressi Lingotto Fiere, per presentare il suo “Cara Giulia” scritto con Marco Franzoso, edito da Rizzoli e uscito a marzo.
A moderare il dialogo con gli autori, Annalisa Cuzzocrea.

Cecchettin racconta la genesi del suo lavoro: “Cercavo un contatto con Giulia, pensando a tenerezze, abbracci e a tutto quello che non potrò più fare insieme a lei.
Diversi amici mi hanno presto suggerito di scrivere qualcosa, al fine di elaborare meglio il dolore. In quei giorni molti scrittori si sono fatti avanti, presentandomi varie proposte, tra questi Marco Franzoso, con il quale ho deciso di avviare una collaborazione.
“Cara Giulia” è nato perché io potessi proseguire il rapporto con mia figlia, sentendola accanto”.
Prende la parola Franzoso: “Ancora non riesco a capacitarmi di cosa sia accaduto: una tragedia che si è consumata a pochi chilometri da casa mia.
La vicenda mi ha scosso, mi sono chiesto dov’è che sbagliamo noi adulti e perché non riusciamo a intercettare la sensibilità e il mondo interiore dei nostri figli. Sono entrato subito in sintonia con Gino e ci siamo fatti forza perché chi scrive deve purtroppo andare dentro il dolore.
Composto, Cecchettin riprende ammettendo quanto faccia male la cicatrice che ha sul cuore e aggiunge: “Non si può vivere di solo dolore. Sono forte, riesco a comprendere quando è il momento di dedicarmi ad altro, al lavoro, ad esempio, e agli amici.
La vita continua nonostante tutto, Giulia è nel mio cuore, ma ho altri due figli e devo garantire loro un futuro di serenità e successo. Devo sforzarmi di andare avanti”.
Passa poi a ricordare il carattere e gli atteggiamenti di Giulia: “Era una ragazza piena di valori, aiutava chiunque ne avesse bisogno, era contraria alla violenza, specie quella verbale. Con un semplice sguardo riusciva a comunicare tanto.
Giulia mi ha insegnato la gentilezza, ho imparato più cose io da lei che lei da me.
Quando i ragazzi erano piccoli ho fatto tanti giochi con loro (gioco dei buchi, di Sanremo), e riuscivo a farli ridere. Sono felice di tutto ciò perché quando i figli crescono, vanno a vivere altrove e le cose cambiano.
Cecchettin esalta poi la figlia Elena e, compiaciuto, ne fa un bel ritratto: “Una ragazza capace, “tosta”, che si pone obiettivi e li raggiunge. Quando parlò di patriarcato, le chiesi spiegazioni in merito.
Visionando il vocabolario ho scoperto che questo termine non sottende solamente una forma di governo familiare dove le decisioni vengono prese dal capofamiglia, ma si riferisce pure ad un insieme di comportamenti che sfociano in atteggiamenti di prevaricazione spesso violenti da parte dell’uomo nei riguardi della donna, limitandone la libertà.
A Giulia è stata negata la possibilità di essere libera. Elena ha visto giusto, io la sosterrò sempre”.
L’applauso di pubblico e addetti ai lavori, che affollano la sala azzurra del padiglione 3, è scrosciante.
Il discorso ritorna incentrato su Giulia: “Quando non è rincasata, sembra assurdo, ma il mio primo pensiero è andato a Filippo: temevo si fosse fatto del male.
Sapevo che i due ragazzi si erano lasciati per la seconda volta, ed io consigliavo a Giulia di chiudere definitivamente la relazione, dando un segnale netto e forte al giovane, ma lei temeva che una decisione del genere potesse portare Filippo a commettere una sciocchezza.
Insomma, avevo interiorizzato questo messaggio.
Ho sperato quella sera (quando Giulia non rincasò, ndr) in un incidente, un paradosso, no?Bisognerebbe augurarsi che non sia accaduto nulla, ma l’alternativa era peggiore (Cecchettin a questo punto si interrompe, commosso).
Nel libro si è scelto di non parlare di Filippo Turetta. Franzoso ne motiva il perché: “Non siamo interessati al carnefice, la storia va raccontata dal punto di vista di chi subisce la violenza”.

Arriva il momento di rivisitare alcuni aneddoti sul bel rapporto tra Elena e Giulia, rimarcando quanto Elena amasse e proteggesse la sorella (specie dalle cimici).
Gino Cecchettin conclude con un messaggio di speranza: “Quando apro l’armadio di Giulia e respiro il profumo dei suoi vestiti, mi sento forte e acquisisco stabilità.
Giulia metteva il buonumore e adesso, quando con Elena e Davide parliamo di lei, riusciamo a ridere. Ricordare una persona cara scomparsa con il sorriso significa essere sulla strada giusta.
Tutti abbiamo vissuto nella nostra storia una vicenda dolorosa, ma non dobbiamo affossarci, bensì usare il dolore come un trampolino che ci proietti oltre per il bene dei nostri cari”.
Infine, Gino annuncia la nascita della Fondazione Giulia: “Voglio fare qualcosa per gli altri; ispirandomi a Giulia che serviva il prossimo, mi sono chiesto cosa possa scaturire da questa storia affinchè il suo nome non venga dimenticato.
Ho conosciuto persone fantastiche che lavorano in associazioni impegnate contro la violenza di genere ed ho pensato alla costituzione di un ente che possa raccogliere fondi per queste associazioni e creare team di professionisti (psicologi, giornalisti, psicoterapeuti, avvocati), che facciano lezioni negli istituti scolastici.
Speriamo di avviare il tutto dopo l’estate, tra ottobre e novembre”.
Dal pubblico, una donna chiede a Cecchettin una parola su Turetta.
Egli non si scompone e analizza con lucida serenità la sorte del giovane: “Se avesse accettato il no di Giulia, avrebbe sicuramente trovato un nuovo amore e con questa ragazza avrebbe trascorso i prossimi anni, anziché trascorrerli dove si trova ora”.
di Pasquale Ruotolo
