“C’è molto in gioco (in vista delle elezioni europee), la situazione dipenderà molto dal fatto che tutti vadano a votare. Perché effettivamente abbiamo una guerra alle porte di casa, c’è il grande tema del riscaldamento globale, quello della digitalizzazione, ma soprattutto si tratta della nostra democrazia, si tratta della coesione in Europa. Quello che vorrei è un’Europa forte, in cui il centro sia coeso. Abbiamo bisogno di un’Europa forte, che ci protegga, che sia solidale, e che viva i nostri valori comuni come lo Stato di diritto, la solidarietà, il fatto di esserci gli uni per gli altri, la libertà di parola, di espressione, dei media e della stampa. Per questo è importante che la gente vada a votare ed esprima il suo voto per un’Europa forte”. Così la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa su NOVE parlando delle prossime elezioni europee.
Sui valori fondamentali e condivisi dell’Europa: “I nostri valori sono ben consolidati e sono tradotti nei nostri trattati. Il secondo articolo stabilisce proprio i nostri valori fondamentali. Sono valori che rappresentiamo storicamente, perché da 70 anni o più l’Europa è sinonimo di pace, so che per le generazioni precedenti alle mie c’era la guerra terminata da poco con grande distruzione ed è il mio Paese che ha portato questa catastrofe sul continente. Ma poi per la generazione dei miei genitori quando tutto era distrutto è nata l’idea di questa Europa comune, di un grande movimento di pace comune. L’Europa si basa sui valori che nascono dopo la terribile esperienza della prima e seconda guerra mondiale, il fatto che la dignità umana sia intoccabile, inalienabile, che non regni l’arbitrio ma ci sia lo Stato di diritto, che ogni persona sia libera di esprimere la sua opinione, che ci sia libertà di stampa: questi sono i principi che sono sanciti e questi principi li hanno sottoscritti tutti i Paesi che hanno aderito all’Unione Europea. Ora ovviamente se abbiamo 450 milioni di abitanti e 24 diversi Stati che collaborano ci possono essere delle differenze ma il nostro lavoro è consolidare questa democrazia ed è importante che nelle elezioni la parola vada alle persone, loro decidono in che direzione si va”.
Sulla guerra in Ucraina e il suo incontro con il Presidente cinese Xi Jinping: “È stata la terza volta in un anno che ho incontrato il Presidente Xi ed è importante perché ci si deve capire meglio e conoscere meglio. All’inizio abbiamo affrontato temi economici: in Cina la domanda non è quella che dovrebbe essere economicamente, ma lo Stato cinese investe moltissimo in sovrapproduzione e sovvenziona moltissimo le aziende cinesi che poi arrivano al nostro mercato europeo con prodotti a basso costo, io lo chiamo dumping e non lo possiamo tollerare. Concorrenza sì, un mercato equo e corretto sì, ma il dumping no. Non possiamo permettere che i cinesi conquistino il nostro mercato così. Abbiamo anche detto che le aziende europee non vengono trattate equamente in Cina, non hanno accesso al mercato diversamente dall’accesso che hanno le aziende cinesi qua da noi. Ma naturalmente abbiamo parlato anche del fatto che la Cina ha una grande influenza sulla Russia. È importante che la Cina sappia che questa relazione Europa – Cina dipende anche dal fatto che la Cina utilizzi positivamente e in modo costruttivo la sua influenza sulla Russia. È importante che il presidente Xi agisca moderando Putin soprattutto per quanto riguarda questa retorica nucleare, la Cina lo sa. Anche da questo dipenderà la nostra collaborazione futura. Il Presidente cinese sa che temi affronto, mi conosce, e trovo che sia importante che parliamo in modo chiaro. Lui chiaramente ha un’altra posizione soprattutto per quanto riguarda le nostre relazioni economiche, è chiaro, ma guardando alla Russia e a questa orribile guerra in Ucraina, lui dice chiaramente che questa guerra non è la sua guerra e non la voleva, e io lo credo, nondimeno la Cina ha la responsabilità di influire sulla Russia proprio perché collaborano strettamente.”
Sul sostegno dell’Europa all’Ucraina: “La posta in gioco è molto alta, non solo per il fatto che Putin cerchi di cancellare dalla mappa geografica l’Ucraina ma si tratta anche proprio della nostra architettura della pace in Europa. Noi sappiamo che nulla fermerà Putin nel momento in cui ingloba l’Ucraina, è una minaccia anche per noi questa, quindi dobbiamo capire che oggi non è ammissibile che un autocrate aggredisca il suo vicino. I confini devono avere un valore, deve esserci un diritto internazionale che venga rispettato e noi come democrazia dobbiamo difendere le nostre democrazie e se non lo facciamo più allora apriamo le porte agli autocrati. Io sono colpita dal modo in cui i Paesi europei si sono dimostrati coesi, hanno capito che sono in gioco i nostri valori fondamentali. Si tratta della nostra pace. E per questo è importante che siamo coesi e sosteniamo l’Ucraina fino a quando sarà necessario”.
Sull’ipotesi di attuare una Difesa comune europea: “Tutti ci rendiamo conto che dobbiamo fare di più per la Difesa. Dobbiamo avere un’Europa che protegge. Naturalmente è un bene che abbiamo la Nato e che siamo un forte pilastro nella Nato ma dobbiamo essere anche in grado di difendere la nostra Unione Europea. Dobbiamo investire di più in Difesa, e dobbiamo farlo insieme, per una Difesa comune: quindi investiamo miliardi che creano anche posti di lavoro per l’Europa. Per me è importante che i Paesi membri si sentano singolarmente responsabili della struttura delle loro truppe, delle loro missioni, questo rimane compito dei Paesi membri, ma quello che possiamo fare come Commissione europea è avere la responsabilità del mercato interno , dell’industria della difesa – anche l’Italia ha un’industria della difesa forte – dobbiamo fare tutto il possibile affinché questa industria della Difesa venga potenziata e riesca anche a produrre più rapidamente quando c’è una crisi e quando ci serve. La produzione non è sufficientemente veloce in questo momento. Per avere questa accelerazione nel mercato interno, di questo può essere responsabile la Commissione. Quello che è importante è che sappiamo che se si vuole impedire la guerra e mantenere la pace, bisogna essere forti e preparati”.
Sul conflitto Israele – Palestina, la situazione a Gaza e il ruolo dell’Europa: “L’Europa è convinta sostenitrice di una soluzione a due Stati per Israele e per la Palestina. Siamo fermamente convinti che sia l’unica soluzione e siamo anche decisi e disposti a contribuire alla costruzione della soluzione a due Stati. Naturalmente nel frattempo bisogna fare tutto il possibile per mandare aiuti umanitari a Gaza, abbiamo quadruplicato gli aiuti umanitari, per esempio abbiamo un corridoio marittimo da Cipro al Nord della striscia di Gaza, ma tutto questo non è sufficiente. Abbiamo grosse preoccupazioni per Rafah, abbiamo una missione civile vicino a Rafah, e la dobbiamo potenziare, dare più aiuti e fare il possibile affinché arrivino veramente agli abitanti di Gaza perché è insopportabile vedere la sofferenza di queste persone, della popolazione civile, e la morte soprattutto di tanti bambini. Tanto tempo fa non sembrava possibile, ma questa soluzione dei due Stati oggi può veramente essere l’unica luce possibile in fondo al tunnel”.
