Era il 1959 quando gli azzurri Pietrangeli e Sirola conquistavano la finale del tabellone di doppio del Roland Garros. Oggi, a distanza di 55 anni, due ragazzotti che arrivano dal Piemonte e dall’Emilia hanno ripetuto quella splendida impresa eliminando i numeri 2 del ranking, l’indiano Bopanna e l’australiano Ebden.
Gli azzurri Simone Bolelli e Andrea Vavassori hanno bissato il successo del Foro Italico con una prestazione di altissimo livello, riuscendo a superare i momenti di difficoltà e mostrando sempre di più affiatamento e convinzione nelle proprie capacità.
L’avvio di partita non è dei più incoraggianti con Simone ed Andrea in svantaggio per 1-4, subendo il break al terzo gioco sul servizio di Vavassori per merito di un passante di Bopanna e di una risposta vincente dell’australiano.
Gli italiani però ritrovano la concentrazione e nel settimo game conquistano tre palle break concretizzando la terza con un diritto del piemontese.
Bolelli e Vavassori si difendono in battuta arrivando sul 5-5 e nell’undicesimo gioco, strappano nuovamente il servizio a Ebden chiudendo il parziale per 7-5 con un preciso intervento a rete di Simone.
Il secondo set purtroppo è tutto di marca indiano-australiana con i numeri 2 del ranking che per due volte conquistano il break chiudendo per 6-2 e dando l’impressione di aver stravolto l’inerzia dell’incontro.
L’avvio nella frazione decisiva vede ancora avanti i nostri avversari per 1-0, ma nel terzo game sale in cattedra Vavassori che concretizza la palla break con risposta e volèe per poi tenere con facilità il suo turno di battuta.
Gli azzurri mantengono il margine di vantaggio sul 4-2 e nel settimo game chiudono la pratica. Prima costruiscono e sprecano tre palle consecutive del 5-2 e poi conquistano il gioco con un diritto lungolinea di Bolelli e una risposta vincente di Vavassori.
L’ultimo game porta la coppia italiana in finale: sul 40-15 un mai domo Bopanna inventa una risposta vincente, ma il successivo servizio di Andrea Vavassori sancisce il trionfo dei nostri portacolori.
di Fulvio Saracco
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