CARLO VANNINI: il singolo di debutto è “A Tammurriata D” ‘A munnezza”

Carlo Vannini è un artigiano della musica, uno che la musica l’ha masticata sin da giovanissimo, l’ha studiata, studiata veramente, diplomandosi in teoria e solfeggio al Conservatorio di Musica Cimarosa di Avellino e laureandosi col massimo dei voti in Canto Jazz presso il Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli. L’ha approfondita, quindi, ma le ha anche concesso l’onere e l’onore di attraversare completamente la sua vita, di plasmarla, di dirigerla, di concepire e custodire la chiave di accesso prioritario alla sua storia, un lascia passare alle sue scelte, alle sue emozioni più profonde, una necessità imprescindibile di filtrare la sua vita tra le note e le parole, con uno stile netto e definito che fonde la musicalità linguistica partenopea alla tradizione cantautorale più classica, fatta di pause, di lentezza, di riflessioni antropologiche, di introiezione pacata e duratura. Nei nostri tempi fatti di scoop, di sensazionalismi, di velocità smodata, di musica usa e getta, di tutto e subito, Vannini si muove in direzione ostinata e contraria, scegliendo la strada migliore che non è la più breve, ma quella in cui vedi più cose e cadi più volte, in cui senti il dolore e lo vivi e lo doni. L’artista punta a restare nel tempo, non come un vino qualsiasi tra tanti di uno scaffale del discount, ma come una bottiglia di vino raffinato che ha atteso anni, decenni, immobile in una cantina prima di essere donato, stappato, annusato e degustato in un calice di cristallo, di quelli che se ti bagni il dito e lo passi sul bordo, suonano e suonano bene. La musica di Vannini non è da scorrimento compulsivo di reel, ma da ascolto capace e introspettivo perché lui è uno dai tempi dilatati, sospesi, non banali, uno che vuole permanere, consapevole che la strada è in salita, ma certo che, alla fine della salita, il panorama è decisamente migliore.

In ogni storia d’amore arriva il momento in cui l’incanto lascia il posto ad una verità nuda, fatta di quotidianità e di complicazioni.
E’ solo in quel momento che, nonostante l’amarezza, si è davvero liberi di scegliere se continuare ad amare. Questa è la storia d’amore con Napoli di Carlo Vannini,  ‘A tammurriata d’’a munnezza, il primo singolo del suo nuovo Ep “Punto e accapo” (che uscirà a settembre), è un dialogo che tra fisarmonica (suonata da Giosi Cincotti, anche arrangiatore del brano) e sonorità mediorientali,
incalza in un ritornello pronto alla coralità. “Gira e balla cu mmè, nun ce penzà ch’è malamente!”, canta Vannini, un “grido” alla sua città, al suo cielo, in cerca di grazia e di comprensione, un canto
liberatorio e impavido che non si preoccupa delle conseguenze e che, come un eroe greco, non teme l’eco di ritorno, ma crede fermamente nel suo valore e combatte per la propria terra.

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