Intervista con Manuel Lombardo: “Il judo mi ha insegnato il rispetto, un valore importante anche nella vita quotidiana”

“A Tokyo 2020 mi sono fermato ai piedi del podio e so cosa vuol dire tornare a casa a mani vuote, quindi l’obiettivo per i Giochi di Parigi è vincere una medaglia di qualsiasi colore”. Manuel Lombardo ha iniziato a praticare il judo a tre anni, seguendo le orme di suo fratello Daniel e da quel momento si è innamorato di questo sport.

In carriera ha vinto finora il titolo europeo nel 2021 e due argenti mondiali, il secondo nella nuova categoria – 73 kg, e ora si appresta a vivere la sua seconda Olimpiade.

In questa intervista Manuel Lombardo ci ha parlato della sua passione per il judo, di quanto questo sport sia importante per la crescita e per la formazione dei bambini, dei suoi passatempi preferiti e delle aspettative in vista di Parigi 2024.

DSC01089 - EDITED - BY MICKEL_BURA

Manuel, ha iniziato a praticare judo da bambino, com’è nata questa passione?

“Ho iniziato molto presto seguendo le orme di mio fratello, infatti non ricordo né le prime lezioni né le prime gare di judo (sorride). Avevo tre anni ed è stato un amore che si è evoluto nel tempo. Ho imparato a fare judo insieme alle altre cose fondamentali della vita come mangiare, bere, dormire, è parte del mio quotidiano e non posso farne a meno, anche volendo”.

Tecnica e concentrazione, quale tra le due è preponderante nel judo?

“Io penso che siano complementari, dove non arriva la tecnica può arrivare la mentalità, la forza di volontà, quelle qualità che si possono avere col carattere e viceversa. Fisico e mentale sono due tipologie di sforzo differente. E’ un po’ più facile lavorare sulla tecnica mentre la parte mentale che viene spesso sottovalutata è più complicata perchè non esiste una soluzione che vada bene per tutti e la difficoltà sta nel trovare ciò che funziona per noi e capire quali sono le nostre qualità, anche dal punto di vista caratteriale, che possiamo portare sul tappeto”.

Diceva poco fa che è cresciuto con il judo, c’è un insegnamento che le ha trasmesso questo sport e che è stato importante anche nel quotidiano?

“Sicuramente il rispetto, un valore che porto anche nel quotidiano. I miei genitori mi hanno insegnato l’educazione ma ha avuto un gran peso anche fare questa disciplina tutti i giorni. Fin da bambini ti viene spiegato che quando si sale sulla materassina e quando si scende la prima cosa da fare è il saluto, in un combattimento all’avversario, quando comincia e si finisce la lezione al proprio maestro, il rispetto è alla base dell’allenamento e senza di esso, in questa disciplina dove il confronto con i compagni è importante, non c’è neanche la crescita e non si riesce a migliorare. Il judo è molto praticato a livello giovanile e tanti genitori iscrivono i figli ai corsi proprio per i valori che insegna”.

DSC01093 - EDITED - BY MICKEL_BURA

Cosa manca per far sì che il judo abbia ancora più visibilità?

“Penso che una risposta facile non ci sia, il percorso intrapreso nell’ultimo quadriennio olimpico è quello giusto. Basta pensare che le fasi finali di qualsiasi competizione di judo si possono vedere in tv e quelle preliminari in streaming, il regolamento è andato a semplificarsi negli anni per rendere questa disciplina più comprensibile a chi non l’ha mai praticata e vista, quindi penso che la strada tracciata sia quella corretta e che qualcosa cambierà”.

Quante ore si allena quotidianamente? 

“Mi alleno sei giorni su sette, due volte al giorno, tranne la domenica, invece quando c’è qualche ritiro o collegiale con la Nazionale il riposo è infrasettimanale”.

Quali sono i suoi passatempi preferiti quando non è impegnato con allenamenti e gare?

“Vado al cinema, sono appassionato delle saghe Marvel e dei supereroi, mi piace leggere e amo gli animali. Ho un cane e quando sono a Torino andiamo insieme al parco. Purtroppo nei prossimi due mesi passerò soltanto tre giorni a casa mia e quindi non avrò molto tempo per fare quello che voglio”.

Tra le medaglie vinte finora quale le ha regalato maggiori soddisfazioni?

“Sicuramente la vittoria dell’oro europeo. Anche gli argenti mondiali sono importanti ma rappresentano quelle giornate quasi perfette che lasciano un po’ di amaro in bocca, quindi mi piace pensare che siano parte del percorso per conquistare, spero un giorno, il titolo olimpico o mondiale, o magari entrambi”.

DSC01064 - EDITED - BY MICKEL_BURA

Come si sta preparando per i Giochi di Parigi 2024?

“Fisicamente mi sento molto bene, sono in ottima forma, sono riuscito a vincere le ultime due gare di Grand Slam raccogliendo i frutti del duro lavoro fatto in questi mesi. L’obiettivo è arrivare a Parigi nella migliore versione di me stesso e poi vedremo quello che riserverà il destino”.

Sarà un’edizione completamente diversa da quella di Tokyo 2020 dove non c’era il pubblico…

“Assolutamente sì, a Tokyo non avevo partecipato nemmeno alla parata di apertura. Io mi sono sempre immaginato i Giochi con i miei genitori in tribuna, con un’atmosfera da gara particolare, quindi sicuramente sarà diverso. E a Parigi mamma e papà saranno presenti (sorride)”.

In un post su Instagram ha scritto: “quanto sognereste in grande se sapeste di non poter fallire”, quanto le pressioni possono incidere su una performance sportiva?

“Io a Tokyo sono arrivato da prima testa di serie e ho perso la medaglia di bronzo contro un coreano che avevo già battuto due volte, quindi l’Olimpiade è una gara a sè. Quel post in particolare era una frase personale che racconta una storia che so solo io ma nella mia testa è facile unire i puntini per far diventare destino quello che potrebbe succedere di bello a Parigi”.

DSC01035 - EDITED - BY MICKEL_BURA

Con quali aspettative si presenterà ai Giochi di Parigi 2024?

“A Tokyo mi sono fermato ai piedi del podio e so cosa vuol dire sfiorare una medaglia e tornare a casa a mani vuote. E’ stato il momento più basso e infelice della mia carriera. Quindi l’obiettivo per Parigi 2024 è vincere una medaglia di qualsiasi colore. I miei avversari più forti li ho già battuti e sono consapevole delle mie potenzialità”.

di Francesca Monti

Si ringraziano Lisa Giofré, Coni e Fijlkam

Rispondi