“Ho sempre avuto la sensazione che ci fosse come una sorta di chiusura da parte dei Festival, come se dovessero appartenere necessariamente ai cinefili, alla critica, invece credo che debbano aprirsi agli spettatori. C’è un fossato tra pubblico e cinema che va colmato tenendo alta la qualità e la capacità di parlare alle persone”. Dal 2018 Riccardo Milani, appassionato regista e sceneggiatore, capace come pochi altri di unire commedia e racconto sociale, è direttore del Flaiano Film Festival, che si tiene a Pescara dal 1° al 6 luglio 2024 al Cinema Teatro S. Andrea, a ingresso libero fino a esaurimento posti, nell’ambito della 51a edizione dei Premi Internazionali Flaiano.
Un legame profondo con la terra abruzzese quello di Riccardo Milani, che ha scelto l’Abruzzo in vari titoli della sua filmografia, dal recente Un mondo a parte, girato nel piccolo paese di Opi, con alcune scene a Pescasseroli, a Villetta Barrea, a Civitella Alfedena, ma anche sul lago di Barrea, a Passo Godi, a L’Aquila e a Gioia dei Marsi, a Il posto dell’anima e La guerra degli Antò, di cui ricorre il prossimo anno il venticinquesimo anniversario.
In questa intervista Riccardo Milani ci ha parlato del Flaiano Film Festival, ma anche dei ricordi legati a Mario Monicelli e dei prossimi progetti.

Riccardo, dal 2018 è il direttore del Flaiano Film Festival. Com’è nata questa collaborazione?
“La collaborazione con il Flaiano Film Festival è nata nel 2018 ma ho avuto la fortuna di essere anche premiato due volte, in particolare per Il posto dell’anima, un film a cui tengo moltissimo, girato in Abruzzo. Quel riconoscimento, arrivato nel 2003, mi colpì molto perchè era stata riconosciuta l’originalità del tema affrontato, cioè la condizione degli operai, la salute in fabbrica e mi diede grande gratificazione e soddisfazione professionale, personale e umana. Da lì è partito il legame col Flaiano Film Festival e dopo Come un gatto in tangenziale è diventato ancora più forte e professionale. Ho un rapporto speciale con questa terra, con Flaiano, ed è stato anche abbastanza naturale da parte della presidenza della kermesse coinvolgermi nel ruolo di direttore. Sono onorato e orgoglioso di questo incarico”.
In base a quali criteri sono stati selezionati i film di questa edizione?
“La selezione dei film in concorso quest’anno e delle sezioni collaterali va nella direzione del pubblico ed è stato così fin dall’inizio della mia collaborazione con il Flaiano Film Festival. Ho sempre avuto la sensazione che ci fosse come una sorta di chiusura da parte dei Festival, come se dovessero appartenere necessariamente ai cinefili, alla critica, invece credo che debbano aprirsi agli spettatori. C’è un fossato tra pubblico e cinema che va colmato tenendo alta la qualità e la capacità di parlare alle persone. E’ stato questo il criterio. Ci sono anche diverse opere prime perchè da un po’ di tempo a questa parte in Italia c’è la tendenza da parte di attori e attrici di esordire come registi ed è una cosa positiva perchè sono persone che conoscono bene questo mestiere e hanno una grandissima passione”.
Ennio Flaiano diceva che “Sognatore è un uomo con i piedi fortemente appoggiati sulle nuvole”, quanto è concorde con queste parole?
“Concordo totalmente con le sue parole, è lo sguardo di una persona sensibile che arriva dalle nuvole ed è rivolto verso quello che succede sulla terra. La voce di Flaiano è stata potente, forte, nonostante fosse pacata, ed è arrivata ovunque anche attraverso i film che ha sceneggiato. Era un uomo capace di cogliere gli aspetti della vita più emozionanti, affascinanti e anche a volte di inventarli”.

Riccardo Milani con Virginia Raffaele e Antonio Albanese sul set di “Un mondo a parte” – credit foto Claudio Iannone
In Abruzzo ha girato diversi suoi film di successo quali “Il posto dell’anima”, “La guerra degli Antò” e “Un mondo a parte”. Cosa la lega a questa magnifica regione?
“La definizione di magnifica regione è corretta, mi trova d’accordo. L’Abruzzo ha ancora potenziali inespressi enormi, e da sempre mostra la sua bellezza, dal mare alla montagna, dalle colline ai laghi, alla storia, magari anche con meno capacità di venderla, di comunicarla e questo può essere un limite ma anche una riservatezza, una discrezione, un senso della misura che non mi dispiace. E poi c’è un trasporto, una passione per la gente, per i luoghi, per un certo modo di vivere… ci sono certamente difetti che spesso vengono esasperati dalla provincia e anche questo aspetto va considerato. Non so spiegare il vero motivo del legame così forte che ho verso questa regione ma tutte queste cose insieme fanno sì che non possa fare a meno dell’Abruzzo, che è diventato un po’ la mia casa”.
In “Un mondo a parte” ha raccontato un paese che è in grado di fare comunità, di superare le divisioni. E’ un bel messaggio se pensiamo alla società attuale che è spesso disunita, poco capace di solidarizzare …
“La capacità delle comunità di allontanare tutto quello che è divisione, ostilità, è qualcosa che ho visto realmente in questa terra. Il film racconta in particolare la Marsica dove molti piccoli centri si tengono ancora in vita grazie agli immigrati, che hanno conservato la loro identità e non l’hanno tolta agli italiani che ci vivono, quindi è una condivisione di terra, di rispetto reciproco a cui si deve tanto. La soluzione è passata e passa tuttora per situazioni che sono a volte al limite della legalità perchè nel film si parla anche di documenti fittizi, ma c’è una grande concretezza ed è un modello a cui fare riferimento”.
Quanto il cinema e le arti possono ancor oggi smuovere le coscienze degli spettatori?
“Il cinema, l’arte, la letteratura, il teatro, la cultura in generale fanno crescere le persone, danno possibilità di conoscenza, di allargamento delle proprie vedute, di uno sguardo più concreto e aperto sul mondo. Chiudersi in casa è un limite, lo sappiamo tutti, non c’è un’interpretazione politica, siamo fatti per stare fuori, in comunità, per condividere, per rispettare gli altri, questo ci deve guidare. Rappresenta un rischio per tutti noi, per la crescita degli esseri umani, quando il cinema, il teatro, le arti vengono volutamente messe da parte, non sostenute”.

Ha iniziato la sua carriera lavorando con Monicelli, qual è l’insegnamento più prezioso che le ha trasmesso?
“Mario Monicelli è stato un gigante di senso della misura, dell’arte di rappresentare, di raccontare, di non nascondere la verità, di fotografare un paese nei suoi difetti, nei suoi limiti ma anche nelle sue vigliaccherie, a volte. Era un grande uomo di cultura, coraggioso, intelligente e ironico, che ha saputo rappresentare bene il suo tempo. In questo momento sento di dirgli un enorme grazie perchè ha dato tanto al nostro Paese, e lo ha raccontato con coraggio, infatti quelle commedie non erano volutamente film d’autore in cui ci si perdeva nell’estetica, ma c’era la concretezza del racconto descrivendo drammi, guerre, miserie, disoccupazione”.
Al Flaiano Film Festival ci sarà anche un omaggio a Marcello Mastroianni nel centenario della sua nascita. Quale eredità ha lasciato al cinema italiano?
“Mastroianni è un attore che ancor oggi ci rappresenta nel mondo, fa parte di quella generazione che aveva un grande senso della misura come caratteristica fondamentale e principale. Era tra i pochi grandissimi attori che abbiamo avuto che si possono ricordare con immediatezza, che avevano la capacità di spaziare da un genere all’altro, passando per ruoli drammatici, comici, nostalgici, sentimentali. Il nome di Mastroianni poi è legato anche alla semplicità, alla modestia, all’umiltà che insieme al coraggio sono doti importanti che caratterizzano le persone di elevato spessore. Il coraggio ormai oggi lo abbiamo in pochissimi, l’umiltà forse ancora meno”.
Ha raccontato anche due grandi personaggi, Giorgio Gaber e Gigi Riva, che sono stati capaci di fare scelte controcorrente per seguire il loro cuore…
“In segmenti diversi della nostra vita Giorgio Gaber e Gigi Riva hanno raccontato con coraggio l’Italia e hanno dato un esempio. Spesso accade di sentire morali, discorsi, parole, quanto è bello invece ammirare la concretezza espressa dalle persone attraverso il loro lavoro! Con le canzoni Giorgio Gaber ha delineato bene le nostre generazioni, i nostri difetti, il nostro Paese con la capacità di muoversi in un territorio a volte rischioso, quello della politica, eppure è sempre riuscito nel suo intento. Gaber è stato una voce preziosa, un gigante della musica. Gigi Riva oltre ad essere per me una persona cara, un amico che ho avuto la fortuna di frequentare, con cui ho condiviso momenti e silenzi, era un grande uomo che rimaneva tale anche su una poltrona da cui vedeva il mondo. Ha seminato valori in campo e fuori, come il senso di appartenenza, la riconoscenza, la gratitudine, la coerenza, ci ha insegnato che non tutto si può comprare, che la dignità delle persone non ha prezzo. E’ una lezione che arriva da un calciatore, da una persona che ha rincorso un pallone e lo ha buttato in rete per tutta la vita. Un uomo verso il quale nutro rispetto e affetto infiniti e che porterò dentro di me per sempre”.
Quali sono i suoi prossimi progetti?
“Ce ne sono diversi, ma hanno una linea comune, quella del racconto del Paese. Magari il prossimo film sarà al mare e non in montagna ma avrà al centro la stessa umanità, quella che c’è in ognuno di noi e che spesso celiamo. Abituarsi a tutto, alle cose brutte, ci fa male, ci fa essere più piccoli, non coraggiosi, non dobbiamo invece abituarci a questo ma cercare di mantenere alta la dignità e i valori che un essere umano deve avere nel corso della sua vita. Quindi non dobbiamo omologarci ma avere rispetto della comunità in cui si vive. Da qui al 2026 usciranno tre film e poi c’è in programma anche un documentario su un gigante della cultura italiana di cui manca la voce”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Carlo Dutto
