TAOBUK 2024: SORRENTINO RACCONTA SE STESSO E “PARTHENOPE” NELL’INCANTEVOLE TAORMINA

La quattordicesima edizione del Taobuk (20-24 giugno), che ha avuto per tema centrale l’”identità”, è stata contraddistinta da importanti momenti di incontro con personalità dell’ambito letterario ma anche di altri segmenti del mondo della cultura.

Il 22 giugno, in Piazza IX aprile, nella splendida Taormina, sede della manifestazione creata e orchestrata da Antonella Ferrara, protagonista assoluto è stato il regista pluripremiato Paolo Sorrentino, nel corso di un incontro-intervista pomeridiano con il giornalista e critico cinematografico Federico Pontiggia, durante il quale, il director napoletano ha raccontato sé stesso e ha presentato la sua più recente creatura filmica: Parthenope.

Lo stesso Sorrentino ha, successivamente, ricevuto dal Presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani, il Taobuk Award per il Cinema, nel contesto della serata di gala, ricca di ospiti illustri,  svoltasi lo stesso giorno, nell’incomparabile cornice di millenaria arte e cultura che è il Teatro Antico.

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L’ultimo sforzo cinematografico del creatore de La Grande Bellezza (case di produzione: The Apartment, Fremantle, Saint Laurent productions, Numero 10, Pathé Pictures) sarà nelle sale a partire dal 24 ottobre, con alcune anteprime notturne (a mezzanotte), a partire dal 19 settembre, su idea del distributore Piper Film, con un cast composto da: Luisa Ranieri, Silvio Orlando, Gary Oldman, Stefania Sandrelli, Isabella Ferrari, Peppe Lanzetta, Alfonso Santagata, Lorenzo Gleijeses, Silvia Degrandi, Celeste Dalla Porta, Nello Mascia, Biagio Izzo, Dario Aita, Marlon Joubert, Daniele Rienzo e Francesca Romana Bergamo.

La scelta della Piper Film è stata approvata da Sorrentino, perché, a suo parere, favorisce gli insonni. L’insonnia, per il maestro campano, aiuta a tenere sveglia l’ispirazione e a lavorare bene al mattino.

Parthenope è il secondo film ambientato nella città natale del regista e ha, nuovamente, un carattere autobiografico. Mentre È stata la mano di Dio la narrazione affondava le sue radici nella reale storia personale del director italico, in questo caso, il carattere autobiografico si fonda sul ricordo della bellezza che possiedono o avrebbero dovuto possedere i ragazzi e sul sentimento che hanno provato quando si sono sentiti liberi. Parthenope è quindi un racconto autobiografico di quello che si sarebbe voluti essere.

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Il lavoro del regista, secondo il Premio Oscar 2014 per il miglior film in lingua straniera per “La Grande Bellezza”, implica una capacità di rappresentazione che comporta l’essere bravi e non solo abili. Maradona, che per lui è stato una quasi divinità, ha avuto entrambe le qualità. Essere abili, a parere del nostro metteur en scène, vuol dire avere la capacità di fare qualcosa. Essere bravi implica avere un universo interiore plurisfaccettato che determina una scintilla e un percorso creativi. Da questo mondo intimo si genera il talento che va coltivato con il lavoro che, per Sorrentino, è un continuo pensiero, anche mentre conversa con sua moglie, concentrandosi su quello che si deve fare, ossia costruire una realtà parallela da condividere con il pubblico.

Per fare questo, afferma Sorrentino, occorre avere un pensiero sempre attivo, abbeverandosi alla lettura, anche se lo fa meno del passato, con tre libri al mese circa. Un libro che l’ha particolarmente ispirato è Viaggio al termine della notte (Voyage au bout de la nuit), che è il primo romanzo (1932) di Louis-Ferdinand Céline  e si lega al suo concetto di bellezza, secondo cui essa si riscontra anche nel deforme e nel disdicevole.  Per Sorrentino la sua lettura è stata illuminante perché mostra come anche nei miserrimi nell’animo, si annidi una qualche forma di bellezza, faticosa da accettare dalla morale che impera sul resto del mondo. Per questo Céline è stato osteggiato.

Sorrentino non ama guardare troppi film, non per snobismo ma per non sentirsi o troppo bravo o troppo scarso, confrontandoli con i propri. Tra il film recenti che ha maggiormente apprezzato spicca sicuramente Diamanti grezzi (Uncut Gems) thriller del 2019, per la regia dei fratelli Josh e Benny Safdie.

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Per quanto attiene alla sua visione filmica, ad influenzare Sorrentino sono stati sicuramente i film degli anni ’90, con director del calibro di Tarantino, Scorsese, Jarmusch, Spike Lee, David Lynch e Jane Campion, oltre ovviamente a quello che, per lui, è il più grande di tutti, ossia Fellini, che ha realizzato il film che l’ha influenzato maggiormente, ovvero Otto e Mezzo. Sorrentino non ama particolarmente il neorealismo, a cui tanti registi italici hanno attinto in modo più o meno diretto, perché non rappresenta l’approccio al mondo cinematografico che preferisce, escludendo da questo suo giudizio il mitico Vittorio De Sica.

Gli inizi da regista, hanno visto Sorrentino cogliere al volo la grande occasione, a 29 anni, concretizzatasi con L’uomo in più, che nasce da due copioni per due film differenti, unificati per potere assecondare chi voleva produrre il film, seguendo comunque la sua idea di realizzazione di un film, secondo la quale Il regista fornisce degli elementi e sono gli spettatori a completare il film stesso con la loro interpretazione.

Ogni regista ha alcune peculiarità nel determinare la genesi dei propri film. Sorrentino, a riguardo, ha confessato di “rubare” molto dalle situazioni e dalle figure che ha vicino a sé. Basti pensare al titolo de La Grande Bellezza, che è in realtà di Roberto De Francesco, un suo amico attore, che l’avevo ideato per una sceneggiatura che trattava tutt’altro argomento. Gambardella, viene da Cherubino Gambardella, un suo amico molto elegante. E altri nomi, di varie sceneggiature, provengono da compagni di classe, etc. …

Tronando al Parthenope, molti hanno trovato in questo film elementi riconducibili al libro di Curzio Malaparte La Pelle. Sorrentino ha sostenuto di averlo letto dopo avere dato vita al suo film, ma che sua moglie gliene avesse parlato, avendolo probabilmente influenzato in modo indiretto.

Discorrendo sulle qualità morali che gli uomini dovrebbero avere, il regista de Il Divo, ha affermato come la retorica e il dare la colpa ai giudizi degli altri se non si sono raggiunti i propri obiettivi sono due mali del mondo attuale, così come l’eccesso di competitività con gli altri e l’incapacità di mediare con il prossimo.

Interessante anche la sua visione sul sesso nei film, in quanto sostiene che Il sesso sia una componente che lo intriga rappresentare nei rapporti di forza e di potere che lo generano, così sprigiona un erotismo non solo fisico ma anche più ricco di profondità. Profondità che anima i suoi film che lo rendono un esponente unico della filmografia italiana.

di Gianmaria Tesei

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