TAORMINA FILM FESTIVAL 2024: CASTELLITTO E LE EMOZIONI RINNOVATE DELLLA VERSIONEINTEGRALE DI VA SAVOIR

Tra gli ospiti più attesi della settantesima edizione del Taormina Film festival, con la direzione artistica di Marco Müller, ha spiccato uno dei più grandi interpreti del cinema italiano delle ultime decadi: Sergio Castellitto.

Il festival ha offerto la proiezione, in versione integrale di Va savoir (Chi lo sa?), pellicola in concorso, nel 2001, al 54º Festival di Cannes, con protagonista assoluto proprio l’attore romano. Il film di Jacques Rivette ha il suo perno nella messa in scena di Come tu mi vuoi, opera teatrale di Pirandello, che il regista Ugo (Castellitto) e la sua compagna, l’attrice Camille (Jeanne Balibar), vogliono realizzare a Parigi. Il ritorno nella capitale francese di Camille, dopo cinque anni vissuti in Italia, diventa complicato per via del passato complesso con il suo ex parigino, mente Ugo si concentra, aiutato da una giovane attrice affascinata da lui, sulla ricerca di un antico manoscritto di Goldoni, trascurando la compagna.

Castellitto ha ricordato come la versione, ridotta, presentata a Cannes, sia stata per lui un’avventura meravigliosa, ma lo è stata pure la visione del film integrale, di ben 220 minuti. Questo perché la proiezione taorminese ha costituito per l’attore laziale un modo per superare la rimozione naturale che si fa di alcuni ricordi, come quelli legati ai film. Sono riemerse in lui, con forza, le rimembranze delle scene del teatro in cui si doveva concretare il testo pirandelliano. In quelle scene Castellitto ha riscontrato una grande energia artistica e vitale nel personaggio dell’italianissimo Ugo. Dell’interpretazione data il regista di Non ti muovere non modificherebbe alcunché, avendo sfruttato anche la capacità tipica degli italiani di sapere ironizzare sui francesi con grande raffinatezza e naturalezza, seguendo anche i dettami dei suoi grandi registi di riferimento, tra cui spicca Ettore Scola. Anche Rivette (che lo ha diretto anche nel 2009, in 36 vues du Pic Saint Loup, titolo tradotto in italiano in: “Questione di punti di vista”) è stato per Castellitto un maestro, rivelandosi inoltre un amico fraterno, un perfetto compagno di viaggio, avendolo lasciato libero di essere, in quanto attore, il narratore sul campo delle scene, concedendo una certa autonomia attoriale, scelta da cui emergono le grandi capacità di fiducia ma anche autorevolezza che solo un grande regista può avere.

Parlando del mondo della cinematografia, Castellitto ha affermato come esso sia molto cambiato grazie alle serie, che, prevedendo vari episodi e tempi lunghi, consentono di approfondire maggiormente la storia, ma forse tolgono una possibilità di fascinazione e malia, che solo il prodotto filmico puro possiede. Per Castellitto si è modificato anche il rapporto che il cinema italiano ha con il cinema francese, con cui lo stesso attore de L’uomo delle stelle, ha una liaison importante per i vari ruoli interpretati in pellicole transalpine. Le coproduzioni italo-francesi negli anni ’60 costituivano un caposaldo della produzione cinematografica 9nternazionale, con protagonisti come Serge Reggiani, Philipe Noiret, Jean Sorel e i nostri Tognazzi, Mastroianni e Gassman, amati sia nella penisola italica che nella terra dei Galli.  Oggi la situazione è differente, ma il cinema per Castellitto conserva una potenza “archeologica”, ossia riesce a “dissotterrare” il passato per continuare a scrivere il presente e il futuro.

Esprimendosi sulle piattaforme di streaming, il director di Venuto al mondo, ha sostenuto come la presenza bulimica di serie impedisce al fruitore di percepire adeguatamente il valore di un’opera e dei suoi interpreti. Le serie inoltre possono essere interrotte nella visione e a decidere, per Castellitto è la noia o la disattenzione o la chiamata di lavoro creando una frattura nell’insieme dell’opera che confligge con l’essenza dell’emozione unica del cinema, che resiste proprio per questa sua caratteristica.

di Gianmaria Tesei

Rispondi