Ci ha provato Gianmarco Tamberi ad essere più forte di tutto, della sfortuna, del dolore, di due coliche renali che ne hanno minato la reattività e l’esplosività, ci ha messo il cuore, la forza di volontà, la resilienza ma non è bastato. A poche ore dalle dimissioni dal pronto soccorso Gimbo è sceso in pista visibilmente debilitato e ha saltato 2.22 al terzo tentativo nella finale di salto in alto ai Giochi Olimpici di Parigi 2024. Poi ha fatto tre tentativi a 2.27 senza riuscire a superare l’asticella e ha chiuso in undicesima posizione, scendendo dal materassino in lacrime, abbracciato dal fratello Gianluca e dai suoi amici, tra gli applausi degli spettatori.
Tamberi ha fatto già una grande impresa partecipando alla finale, lottando fino alla fine, incarnando i veri valori olimpici, cioè la voglia di non arrendersi, di inseguire un sogno, l’amore per lo sport, il rispetto per il pubblico e per gli avversari. Non è andata come sperava, come tutti speravamo, ma nulla toglie alla grandezza di questo immenso campione, che ha dimostrato di essere un vero capitano.
“Mi dispiace da morire perché nonostante tutto quello che è successo ero convinto di poter fare qualcosa. Ho lavorato così tanto per questa gara, non riesco ad essere critico con me stesso questa volta. Era la mia ultima gara quella a cui ho dedicato la vita, non me lo meritavo. Una giornata che ho sognato per tante volte, tante notti, e avevo vissuto tutte le possibili opzioni ma non questa. Stanotte quando mi sono svegliato per il dolore, alle cinque e mezza, ho pensato che fosse un incubo. Sono devastato da questa settimana, ho provato tantissimo dolore per tante ore, ma quello che faceva più male era nella mia testa, sapere che minuto dopo minuto stavo condizionando quello per cui mi ero sacrificato ed è stato logorante. Quando mi hanno dato il via libera per provare a gareggiare, ho avuto una grande botta di adrenalina perché avevo la speranza di provarci e mi sono detto di dimenticare tutto, di lottare fino alla fine. Non mi sono mai fermato perché non volevo mai essere soddisfatto. Ho dato tutto me stesso allo sport, non ho mai cambiato la mia vita per i successi ottenuti, solo perché volevo continuare a essere qui con la stessa fame e oggi la fame c’era ma mancava tutto il resto. Ci ho provato fino in fondo con il supporto del pubblico e in questi giorni ho sentito il calore e l’affetto degli italiani, devo ringraziare tutti”, ha dichiarato Tamberi a RaiSport.

L’altro azzurro in gara, Stefano Sottile, è stato autore di una prova superlativa e ha chiuso quarto con il proprio personale di 2,34 centrato al primo tentativo, grazie al quale si è trovato in seconda posizione, ma poi ha sbagliato i tre tentativi a 2,36. L’oro è andato al neozelandese Kerr, l’argento all’americano McEwen e il bronzo al qatariota Barshim.
“Ci ho sperato fino alla fine. Dà un po’ fastidio arrivare quarto con la stessa misura del terzo, me la sono giocata male nel primo salto a 2,31 con qualche problema di rincorsa. Peccato, con quello c’era la medaglia a pari merito con Barshim, uno dei miei più grandi idoli insieme a Gimbo e sarebbe stato un sogno. Ma ho preso il legno… Dopo cinque anni riscrivo il personale, ormai non ci speravo più, in pratica mi sono bruciato tre stagioni per gli infortuni al bicipite destro, però nell’ultimo anno e mezzo ho lavorato meglio con meno fastidi fisici. Per Tamberi sono molto dispiaciuto, vederlo scendere in lacrime dal materasso dopo 2,27 mi ha veramente toccato. Voglio ringraziare tante persone, la mia famiglia, la mia ragazza, le Fiamme Azzurre che mi sostengono, i miei amici, che mi hanno seguito da casa. E’ stata un’emozione unica”, ha detto Sottile a RaiSport.
di Francesca Monti
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