“Ricordo che a scuola nei temi scrivevo sempre che sognavo un giorno di diventare campionessa olimpica. Era quasi un’ossessione. Quando è arrivato l’oro, all’inizio non mi sono resa conto di quanto accaduto, poi pian piano ho iniziato a metabolizzare”. Caterina Bosetti è una delle stelle più brillanti della Nazionale Italiana Femminile di volley con cui l’11 agosto, una data storica per lo sport italiano, è salita sul gradino più alto dell’Olimpo ai Giochi di Parigi 2024, alla sua terza partecipazione a cinque cerchi.
La schiacciatrice varesina, con la maglia numero 9 azzurra, ha conquistato pochi mesi fa anche l’oro nella Volleyball Nations League e nella prossima stagione giocherà in Turchia nel Vakifbank Spor Kulubu.

credit foto Fipav /Tarantini
Caterina, ci racconta le emozioni che ha vissuto vincendo a Parigi 2024 l’oro olimpico, il sogno di ogni atleta…
“E’ difficile trovare le parole per raccontare le emozioni che ho provato. Sicuramente quello che so e posso dirti è che realmente ho realizzato il sogno che ho sempre avuto da quando gioco a pallavolo. Ricordo che a scuola nei temi scrivevo sempre che sognavo un giorno di diventare campionessa olimpica. Oppure quando vedi le stelle cadenti e devi esprimere un desiderio il mio era sempre quello. Era quasi un’ossessione. Quando è arrivato l’oro, all’inizio non mi sono resa conto di quanto accaduto, poi pian piano ho iniziato a metabolizzare e ho compreso davvero la portata, la grandezza di questo successo, sia per me che per il movimento della pallavolo, che per le persone che mi stanno accanto”.
Al ritorno nella sua Albizzate è stata accolta da una bellissima festa…
“Le emozioni che vivi nel momento in cui vinci un’Olimpiade sono fortissime, l’ansia, la pressione, ti divorano. Poi arrivi alla soddisfazione finale ed è una cosa davvero surreale. Di solito quando torno da una manifestazione, come ad esempio dopo aver vinto la VNL, la famiglia organizza una cena per festeggiare. Invece questa volta è stato tutto diverso. Qualche giorno fa, prima di partire per la Turchia, sono passata dal mio paese, Albizzate, dove sono cresciuta, e che ho lasciato a 14-15 anni, e mi hanno fatto una festa folle. Ho rivisto anche degli amici delle elementari e delle medie che non vedevo da tanto ma che sento sul gruppo di Whatsapp della nostra annata ed è stato bellissimo”.
C’è stato un momento in particolare in cui ha capito che il sogno dell’oro sarebbe potuto diventare realtà?
“In realtà non c’è stato un momento in particolare. Eravamo consapevoli da tutta l’estate di essere fortissime. Se giochiamo come siamo capaci nessuno ci può battere, non voglio essere arrogante, ma sappiamo che è così. In tutta la VNL (Volleyball Nations League) abbiamo perso due partite, in una non eravamo con la squadra A, perché ancora non erano a disposizione tutte le giocatrici. Quindi fondamentalmente ne abbiamo persa una. Abbiamo capito che eravamo sulla strada giusta ma anche di non dover volare alto. Siamo state brave a continuare a lavorare in palestra, perché quello non era il nostro obiettivo dell’anno. Quando siamo arrivate a Parigi, sicuramente oltre alla consapevolezza che abbiamo acquisito quest’estate e nelle estati precedenti, lo spartiacque come sempre sono stati i quarti, dove o vai a casa o arrivi in semifinale. E’ una partita devastante a livello di pressione, di ansia, di nervosismo ed è la più difficile da affrontare. Dopo aver vinto contro la Serbia ci siamo sentite un po’ più sciolte, perché la nostra storia precedente raccontava che in tutte le partecipazioni alle Olimpiadi, l’Italia femminile era andata a casa nei quarti. Quindi è stato tutto il percorso che ci ha dato la consapevolezza di chi eravamo”.

credit foto Fipav / Tanantini
Quanto l’arrivo sulla panchina della Nazionale del ct Julio Velasco è stato un plus per questa squadra già così forte?
“Non voglio fare polemiche, però è stato fondamentale anche nel richiamare determinate giocatrici, tra cui io. Ci ha dato tanto durante tutta l’estate, ma soprattutto nei momenti delicati dell’Olimpiade. Ha fatto sì che avessimo la testa più libera, perché anche lui sentiva che avevamo tanta pressione addosso, tanta agitazione. Tutte volevamo arrivare a quell’obiettivo, prima ad una medaglia, e poi all’oro. Velasco è stato bravo a farci capire determinate cose, il qui e ora è stato il nostro motto dei Giochi. Alla fine è difficile godersi il momento, sia in campo che fuori. Spesso la testa ti porta a pensare al futuro o al passato. Invece siamo rimaste concentrate su ogni palla, set dopo set, partita dopo partita. E se avevamo una serata libera ci siamo distratte svagando la mente. Velasco ci ha regalato la libertà anche di essere noi stesse, come persone oltre che come giocatrici, nel senso che ad esempio eravamo libere di andare a fare una cena o di girare in ciabatte in hotel. E’ stato un plus per noi come è giusto che sia un allenatore, perché tutte le nazionali che hanno vinto negli anni hanno sempre avuto un grande ct”.
Qual è l’insegnamento più importante che le ha trasmesso la pallavolo?
“Tutta la mia vita gira intorno alla pallavolo… le vacanze, le amicizie, le persone che frequento… lo sport è un po’ il fulcro. Forse l’insegnamento più importante che mi ha trasmesso è riuscire a farsi conoscere in poco tempo da persone che per te fino al giorno prima erano estranee e che poi diventano come una famiglia, e riuscire a dare qualcosa ad ognuna di loro. Quindi fare squadra, perché alla fine, quando un giorno smetterò di giocare, quello che mi rimarrà saranno gli affetti, oltre a quello che hai vinto. A livello personale mi ha insegnato anche a stare da sola, perché ti trovi in situazioni diverse, a volte lontano da casa, come ora a Istanbul e devi convivere con te stessa, saperti tirare fuori dai guai. Sembrano due cose opposte ma in realtà sono correlate”.
Quanto sono state formative le esperienze in Brasile nell’Osasco e in Turchia nel Galatasaray?
“Le esperienze all’estero ti danno tanto perché devi adattarti a una cultura, a un modo di vedere la pallavolo, a uno stile di vita diversi. Quando ho giocato in Brasile e la prima volta in Turchia avevo vent’anni, quindi forse non le ho assaporate al cento per cento, perché quando sei giovane non sei realmente consapevole di cosa sta succedendo. Poi andando avanti con l’età riesci a gestire meglio sia la tua vita che le emozioni che provi, la lontananza da casa… Sicuramente mi hanno fatto crescere tantissimo. In Brasile ho imparato a stare da sola, a conoscermi, è stato un bello switch per la Caterina persona”.
Riguardo invece questa nuova avventura in Turchia col Vakifbank Spor Kulubu, quali sono gli obiettivi stagionali?
“E’ un club che è abituato a vincere, quindi penso che costruiscano una squadra per provare a conquistare qualche trofeo o almeno arrivare in finale in tutte le competizioni. Qualche giocatrice deve ancora aggregarsi dalle squadre nazionali. Ora ci stiamo allenando e quando saremo al completo ci sarà una riunione tra di noi per mettere a fuoco gli obiettivi giornalieri, mensili, stagionali”.
Oltre alla pallavolo, quali sono le sue passioni, i suoi hobby?
“Ne ho diversi, tutti molto semplici. Amo tantissimo viaggiare, quando ho due giorni liberi dalla pallavolo provo ad andare da qualche parte. Quando smetterò di giocare vorrei prendermi un anno intero per girare il mondo, per fare delle esperienze nuove. Ho viaggiato molto ma ho visto soprattutto i palazzetti. Come tutte le ragazze della mia età mi piace stare con gli amici, andare a mangiare nei ristoranti, fare shopping, visitare i musei”.
C’è un Paese in particolare che vorrebbe visitare?
“Vorrei vedere il Vietnam e il Giappone, ci sono già stata ma voglio visitarlo da turista. Poi mi piacerebbe anche trascorrere un’estate sul Mediterraneo, tra le isole greche”.

credit foto Instagram Caterina Bosetti
Tornando allo sport, diceva in apertura che l’oro olimpico era il sogno della sua vita. Qual è il prossimo desiderio sportivo che vorrebbe realizzare?
“E’ stato il pensiero di queste vacanze, perché dopo aver realizzato il sogno olimpico mi sono sentita anche un po’ svuotata e cercavo di fare capire al mio fidanzato cosa stessi provando in quel momento. Ho deciso di concentrarmi step by step, nel senso che adesso sono qui in Turchia e voglio darmi degli obiettivi che non sono più realizzabili rispetto a un’Olimpiade, ma sono a breve termine, senza guardare troppo lontano. Vorrei fare una bella stagione, provare a vincere la Coppa turca, il campionato e arrivare in finale di Champions League”.
di Francesca Monti
credit foto Enzo Pinelli fotografo / FIPAV
Si ringrazia Celeste Azzolini
