Bosco Grande il vincitore della XVIII edizione di Salina Doc Fest, festival fondato e diretto da Giovanna Taviani, da quest’anno affiancata da Antonio Pezzuto. La Giuria per il Concorso documentario narrativo, formata dalla regista Firouzeh Khosrovani, dal produttore Andrea Occhipinti e dalla regista e attrice Kasia Smutniak ha fornito la seguente motivazione:
«Il premio Palumbo del Concorso documentari della XVIII edizione del Salinadocfest va a Bosco Grande di Giuseppe Schillaci, un documentario che racconta con affetto e ironia il dolore profondo di un anomalo protagonista della scena punk palermitana degli anni ’80, le mancanze, gli eccessi e la vita di Sergione, un uomo di 250 chili che non ha mai lasciato il suo quartiere Bosco Grande. Una storia struggente raccontata con maestria da Giuseppe Schillaci, che è riuscito a creare un grande racconto che emoziona, fa riflettere e lascia il segno. Il cinema che ci piace»
Sergione è infatti uno dei primi tatuatori a Palermo, ha fatto parte della provinciale scena punk della città ed è sempre stato ribelle, anche nei confronti della propria famiglia, in odore di mafia.
Il regista e scrittore Giuseppe Schillaci, che da anni ha lasciato la Sicilia per Parigi, lo ha filmato per anni nella sua casa – bottega, dopo averlo conosciuto tramite le fotografie di Fabio Sgroi, noto anche per il suo lavoro con Letizia Battaglia. In quelle immagini Schillaci ha ritrovato la Palermo punk degli anni ottanta, devastata dalla guerra di mafia e dall’eroina. Oggi la stazza mostruosa del leggendario tatuatore non gli permette più di muoversi e di essere autonomo, costringendolo in casa o appena fuori dal portone, dove l’anziana madre e gli amici passano per un saluto o un consiglio: le sorelle Mariella e Lulù si prendono cura di lui; Fabrizio, l’amico storico che da anni canta nel gruppo rockabilly Jackie and his Loaders rievoca gli aneddoti giovanili di una Palermo diversa, ma in fondo sempre uguale.
Autoironico, politicamente scorretto, a tratti infantile, immorale e lucido nonostante l’uso di sostanze, non riuscendo più ad alzarsi dal letto Sergione dovrà essere ricoverato in ospedale.
Il film di Schillaci diventa un ode alla libertà e all’amicizia, un ritratto intimo quasi in co-regia con il suo protagonista, che consente all’autore di chiudere così la sua trilogia sulle origini, profondamente palermitana ma capace di risuonare in ogni angolo del mondo.
Nuove proiezioni si terranno a Roma (25 settembre al cinema Farnese, alle 19) e a Palermo al festival Efebo d’Oro (in novembre), anticipando la distribuzione nelle sale, prevista nel 2025.
