“Mi sono avvicinato all’atletica quando ho fatto le prime protesi per camminare e i tecnici del centro di Budrio mi hanno visto un po’ attivo e mi hanno consigliato di dedicarmi allo sport. All’inizio non ero convinto, ma dopo circa due anni ho deciso di provare a correre e non ho più smesso”. Maxcel Amo Manu ai Giochi Paralimpici di Parigi 2024 ha vinto un meraviglioso argento nei 100 metri della categoria T64. Lo sprinter azzurro, dopo una piccola sbavatura in partenza, si è reso protagonista di una rimonta pazzesca chiudendo al fotofinish in 10”76, battendo per un centesimo di secondo Felix Streng e piazzandosi alle spalle soltanto di Sherman Isidro Guity Guity del Costa Rica, primo in 10″65.
Nato in Ghana, all’età di undici anni si è trasferito in Italia, prima a Milano e poi a Bologna dove vive con la sua famiglia. Nell’agosto del 2017, mentre viaggiava in scooter per recarsi al lavoro, è stato investito da un camion, subendo l’amputazione della parte inferiore della gamba sinistra. Con grande determinazione, entusiasmo e forza di volontà Maxcel Amo Manu è tornato a correre e dopo aver regalato grandi emozioni all’Italia alle recenti Paralimpiadi e aver conquistato ai Mondiali 2023 due ori nei 100 e nei 200 metri, ha ora un obiettivo principale: prendersi la rivincita ai Giochi di Los Angeles 2028.

Maxcel, quali sono le tre immagini più belle di questa sua prima esperienza alle Paralimpiadi di Parigi 2024?
“La prima è la mia famiglia presente a Parigi. La seconda fotografia è la conclusione della semifinale dove avevo corso bene, ero rilassato, anche se poi in finale non è andata come speravo. La terza immagine è la gente arrivata da tutto il mondo che faceva il tifo insieme sugli spalti”.
A Parigi 2024 ha conquistato un meraviglioso argento nei 100 metri, cosa rappresenta per lei questa medaglia?
“Rappresenta molto perché ho rischiato di perdere anche quella. Sinceramente sono felice per l’argento però non è il risultato che mi aspettavo dopo tutto il lavoro che ho fatto. Avevo le carte in regola per prendere l’oro, ma ho avuto un po’ di sfortuna, tra l’inciampo nei 100 e la caduta nei 200, più uno strappo. Comunque andiamo avanti”.

Per un atleta che si è preparato per tanto tempo un evento sfortunato come la caduta nella finale dei 200 non deve essere affatto semplice da accettare…
“Non è stato un momento facile, però bisogna sempre provare a rialzarsi, non solo fisicamente, ma soprattutto mentalmente dopo qualche trauma o qualche caduta”.
Cosa si sente di dire alle persone che magari si trovano in un momento di difficoltà, indipendentemente che sia nello sport piuttosto che in un altro campo, affinché cerchino di ricominciare, di rialzarsi, proprio come ha fatto lei?
“Innanzitutto dico loro di prendere un gran bel respiro, perché inizialmente ti verranno mille pensieri, belli ma soprattutto brutti, quindi è meglio magari concentrarsi sulle cose positive piuttosto che su quelle negative. Se penso alla mia storia non mi sono mai buttato giù, dopo l’incidente i medici avevano provato a riattaccare l’arto ma poi è stato necessario amputarlo, però mentalmente, grazie anche alla mia famiglia, pensavo già al dopo, immaginavo la protesi, a cosa fare per rialzarmi”.
Quanto è stato d’aiuto lo sport per ricominciare e come si è avvicinato all’atletica?
“Lo sport ha avuto un ruolo importante. Mi sono avvicinato all’atletica quando ho fatto le prime protesi per camminare e i tecnici del centro di Budrio mi hanno visto un po’ attivo e mi hanno consigliato di dedicarmi allo sport. All’inizio non ero convinto, anche se ero già uno sportivo, ma dopo circa due anni ho deciso di provare e ho scoperto il mondo dell’atletica, che non avevo mai praticato”.

credit foto Bertolini/FISPES
Cosa l’ha affascinata di più del mondo dell’atletica?
“Innanzitutto poter tornare a correre e poi comunque è un ambiente bello, dove ho fatto nuove amicizie. Grazie anche al mio allenatore abbiamo capito che sapevo correre, che potevo correre e alla fine non ho più smesso. E poi è stata fondamentale la mia famiglia, mia moglie, i miei figli, gli amici, che mi hanno sempre supportato e anche quando magari facevo una brutta gara si cercava di cogliere l’aspetto positivo”.
Facendo un piccolo passo indietro ai Mondiali in cui ha vinto due ori con due record europei, che emozione è stata?
“E’ stato il mio primo Mondiale, mi ero allenato bene e speravo di ottenere un buon risultato ma non mi aspettavo sinceramente di vincere addirittura due ori. E’ stato un sogno”.
Quanti allenamenti fa alla settimana? Com’è organizzata la sua giornata?
“Mi alleno dal lunedì al sabato, due-tre ore, la mattina o il pomeriggio, a volte faccio due sessioni giornaliere, in base agli orari della mia compagna e agli impegni con i bambini”.
Quando non è impegnato con gli allenamenti e con le gare, quali sono i suoi passatempi preferiti?
“Mi piace stare con la famiglia e fare delle belle mangiate, perché non sempre è possibile”.
Qual è il piatto in particolare a cui non può rinunciare?
“Le tagliatelle al ragù, però con abbondante sugo (sorride)”.

Lei fa parte delle Fiamme Azzurre, quanto è stato importante entrare in questo Gruppo Sportivo?
“E’ stato molto importante, soprattutto per una persona come me che ha una famiglia e due bambini. Inoltre mi ha fatto sentire incluso, parte di un gruppo, ed è bellissimo”.
L’ingresso degli atleti paralimpici nei gruppi sportivi è stato sicuramente un passaggio importante nella crescita continua del movimento …
“Esattamente. E’ stato un passaggio importante anche perchè permette agli atleti di allenarsi e dare il 100%, cosa che magari non potrei fare se facessi altri lavori”.
Secondo lei manca ancora qualcosa affinché il movimento paralimpico possa fare un ulteriore step?
“Secondo me bisogna far conoscere ancora di più il mondo paralimpico in modo da avere anche più atleti. Ci sono tante persone disabili che restano chiuse in casa, che non escono perchè magari si vergognano. Io stesso prima dell’amputazione della gamba vedevo il mondo dei disabili in modo diverso, poi dopo l’incidente non uscivo spesso perché non avevo la cover e mi dava fastidio che si vedesse il tubo della protesi. Guardando in tv le gare di noi atleti e sentendo le nostre storie altre persone disabili potrebbero essere invogliate non solo a fare sport ma anche a seguire le loro passioni”.
Quali sono i suoi prossimi obiettivi?
“Ovviamente voglio la rivincita e provare a conquistare l’oro nei 100 e nei 200 ai Giochi Paralimpici di Los Angeles 2028. Darò il massimo per farmi trovare pronto tra quattro anni per quell’appuntamento speciale. Nel frattempo ci sono altri eventi importanti, a cominciare dai Mondiali l’anno prossimo, dagli Europei e dai campionati italiani”.
di Francesca Monti
credit foto Eva Pavia /CIP
Si ringrazia Francesca Fantoni – Fispes
