“E’ una storia che emoziona perché al suo interno c’è la nostra infanzia, il rapporto con i genitori, le prove da affrontare, le fragilità in cui si può cadere, insomma c’è la vita e viene celebrata attraverso la musica indimenticabile di questi sei grandi artisti, scomparsi prematuramente”. Attrice di talento e cantante dall’anima rockettara, Elisa Di Eusanio torna in scena allo Spazio Diamante nella Sala Black il 14, 15 e 16 novembre alle ore 21 con “Club 27”, da lei scritto e interpretato, prodotto con Florian Metateatro. Sul palco è affiancata da Joe Calabrò (chitarra e voce), Fabio Frambolini (basso e voce), Stefano Costantini (batteria), con il contributo voce di Marco Rossetti.
Lo spettacolo di musica live e prosa omaggia alcuni degli artisti che sono deceduti a 27 anni e che hanno lasciato una traccia indelebile nel panorama musicale e non solo. Attraverso brani reinterpretati ed eseguiti dal vivo di Robert Johnson, Janis Joplin, Kurt Cobain, Amy Winehouse, Jimi Hendrix e Jim Morrison, Elisa Di Eusanio condurrà gli spettatori in un viaggio molto profondo, pieno di emozioni intense come lo sono state le vite e le opere di questi cantanti, mettendo al servizio del racconto parte della sua storia personale che ha tanto in comune con queste anime.
Il loro dolore, la loro insaziabile fame d’amore, l’inadeguatezza, le insanabili fragilità aiuteranno a riflettere e a capire come siamo tutti interconnessi in fondo in quell’assurdo e al contempo stupefacente viaggio che è la vita.

credit foto Chiara Lucarelli
Elisa, com’è nata l’idea dello spettacolo “Club 27” da lei ideato, prodotto e interpretato?
“Da tempo volevo portare la musica a teatro, perchè ho sempre cantato, sono un’anima rock e quindi volevo fare un bel tributo ad alcuni dei più grandi artisti che sono scomparsi a 27 anni e che in qualche modo mi hanno lasciato qualcosa di bello. Ho iniziato a scrivere il testo e dopo poche righe la mia anima si è subito connessa con quelle di questi grandi artisti che sono purtroppo deceduti in solitudine, vittime della dipendenza patologica, con lacune di fragilità importanti ed estremamente attuali perché riportano proprio allo stereotipo, alla sovraesposizione, al giudizio. Ed è facile, quando non si è strutturati o si è vittime in questo caso anche del successo, cadere nelle trappole come ad esempio quella della dipendenza patologica. Io conosco molto bene questo argomento, fortunatamente posso raccontare la mia storia perché ho avuto problemi in questo senso che sono riuscita a vincere e quindi voglio urlare ai ragazzi, ai giovani, alle persone che magari hanno questo tipo di fragilità che non solo uscirne è possibile ma si può davvero trasformare un bagaglio di vita, apparentemente molto doloroso, in forza. Quindi il senso di Club 27 è connettere le persone ad una storia molto emotiva, molto personale. È uno spettacolo non spettacolo perché io in realtà parlo proprio col pubblico quindi non recito, sono totalmente priva di maschere. Ed è venuta fuori una storia che emoziona un sacco le persone perché c’è la nostra infanzia, il rapporto con i genitori, tutto quello che ci aspetta dopo, le prove da affrontare, le fragilità in cui si può cadere, insomma c’è la vita e viene celebrata attraverso la musica indimenticabile di questi grandi artisti, che fa saltare tutti dalla sedia”.
Robert Johnson, Janis Joplin, Kurt Cobain, Amy Winehouse, Jimi Hendrix e Jim Morrison, che cosa hanno rappresentato per lei questi grandi personaggi?
“Kurt Cobain rappresenta la mia infanzia, mi riporta proprio ai corridoi del liceo classico. Il leggendario Robert Johnson è stato anche il pioniere del blues, Janis Joplin mi ha sempre straziata perché la sua voce mi spacca la pancia e ha una storia famigliare alle spalle incredibile, molto dolorosa e delicata. Amy Winehouse è stata talmente contemporanea a me che ho vissuto la sua dipendenza di pari passo con le mie fragilità e la sento in modo viscerale. Secondo me è stata l’anima più interessante delle nuove generazioni. Jim Morrison mi ha conquistata più come poeta che come cantante perché ha scritto dei versi meravigliosi, infatti avrebbe voluto fare il poeta. Jimi Hendrix è il rock e sono pazza della sua musica”.
In una parte dello spettacolo dice che esistono anime che per natura sono forti e quindi ce la fanno da sole e anime fragili che hanno invece bisogno di aiuto. Cosa si può fare per aiutare queste anime più fragili, pensando anche alla società di oggi?
“Innanzitutto bisogna parlare delle proprie fragilità, delle dipendenze patologiche e affettive. Ci sono tante ragazze che ad esempio soffrono di disturbi del comportamento alimentare e si vergognano ad affrontare questo argomento. Essere fragili ancor oggi viene visto come uno stigma. Questa società ci vuole tutti performanti, dobbiamo essere sempre sulla scia del successo, della produttività, dobbiamo essere perfetti, ma la realtà non è così. Quindi più si parla dei propri problemi, delle proprie dipendenze, all’interno del contesto familiare, culturale, sociale, a scuola, a teatro, e più i giovani si sentono secondo me accolti e non hanno vergogna di chiedere perché sta succedendo qualcosa che sta rovinando loro la vita. Dalle fragilità secondo me si costruisce il nostro domani. Invece tendiamo a mascherarci”.

credit foto Chiara Lucarelli
In “Club 27” afferma che ci sono genitori iperprotettivi verso i figli e altri che magari non lo sono, quindi che ruolo può avere la famiglia nel riuscire appunto a far emergere questi problemi?
“La famiglia secondo me è un nucleo fondamentale e centrale per la formazione dei bambini ed è spesso anche il luogo dove si insidiano le problematiche maggiori. Probabilmente ci sono genitori che a loro volta non sono stati educati e preparati a un certo tipo di dialogo profondo con i loro figli, ci sono ragazzi che nascono in famiglie dove magari non si parla, ma si sta davanti alla televisione o si dedica poco tempo ai propri figli, oppure ci sono madri e padri che si impegnano ma poi devono fare i conti con quello che questi giovani incontrano all’esterno. Secondo me bisognerebbe creare dei percorsi anche familiari, con la possibilità per i genitori di essere assistiti, di trovare degli spazi di confronto, di crescita”.
Le tematiche della fragilità, del sentirsi inadeguati, sono molto attuali, come diceva all’inizio di questa intervista, se pensiamo ad esempio a diversi giovani cantanti che si sono dovuti fermare per un certo periodo di tempo proprio perché arrivati troppo in fretta al successo, senza avere delle persone intorno che li hanno aiutati a gestire al meglio le cose…
“La sovraesposizione può essere molto tragica. Se dietro ai lustrini del successo, della gloria apparente, non teniamo vivo il focus sul senso della vita possiamo rischiare di perderci. Arrivare al successo troppo in fretta può rischiare di bruciare una persona se non si hanno delle basi solide. Ecco perché secondo me anche la scuola è un luogo fondamentale. I ragazzi hanno bisogno di essere ascoltati, di trovare degli spazi dove prepararsi emotivamente a quello che sarà. Questo mestiere rischia di esporre a cadute rovinose, molto pericolose, per cui una persona che fa arte, che fa spettacolo, dovrebbe secondo me avere delle figure di affiancamento, di protezione”.
In questo spettacolo c’è anche parte della sua storia personale, come è riuscita a riprendere in mano la sua vita?
“Innanzitutto credo di avere una pulsione vitale molto forte dentro di me, che ho fatto di tutto per assopire negli anni, ma poi a un certo punto ha vinto. Io ho incontrato l’amore, che mi ha veramente salvato, mi ha portato in una dimensione altra di meraviglia, sono arrivati gli animali, una realtà di vita piccola, semplice, che mi ha ricordato che le priorità sono altrove. Ho accolto delle passioni nuove, felici, che erano indipendenti anche dal mio mestiere, che magari ti obbliga a voler sempre arrivare chissà dove. Ho avuto la fortuna di incontrare degli stimoli che mi hanno aiutato a ridimensionare l’ego e ad aprirmi verso un mondo che ha mille possibilità, se siamo pronti ad accoglierlo. Inoltre c’è la voglia di vivere, di esserci, di avere cura di me stessa, ed è stato il motore fondamentale per ripartire. Il primo passo per uscirne è volerlo, sentire che stai rischiando di perdere te stessa, di perdere la tua vita, allora a quel punto ti spaventi e ti rimbocchi le maniche”.

credit foto Chiara Lucarelli
La musica invece che ruolo ha avuto in questa sua “rinascita”?
“È stata fondamentale, io ho sempre cantato, fin da ragazzina avevo questa grande passione, che poi però ho messo nel cassetto, l’ho addormentata in qualche modo. Adesso è riaffiorata e quando canto con la band con cui faccio i concerti nei locali, che non è quella di Club 27, è un baccanale di libertà, mi sento lucida, viva, senza filtri, ed è stupendo, perché la follia non ha bisogno di additivi. Noi abbiamo la possibilità davvero di essere liberi nelle nostre espressioni ed è meraviglioso, il rock in questo è una botta di libertà”.
Sarà a teatro prossimamente anche con un altro spettacolo, “L’uomo dei sogni” …
“È un testo favoloso, scritto e diretto da Giampiero Rappa. Ho il privilegio di lavorare con attori straordinari quali Nicola Pannelli, Elisabetta Mazzullo e Andrea Di Casa, con i quali c’è uno scambio artistico e umano fantastico. Quando si fa teatro in questo modo è una delle cose più belle del mondo, perché è un nutrimento per l’anima e quindi sono grata di portare questo spettacolo alla Sala Umberto”.
In quali altri progetti sarà prossimamente impegnata?
“Ho preso parte alla serie “Le onde del passato” che arriverà in inverno su Canale 5, diretta da Giulio Manfredonia, con Anna Valle, Giorgio Marchesi e Irene Ferri. E’ una storia bellissima, un thrilling che dentro ha tante sfumature. Abbiamo girato all’Isola d’Elba, è stata un’esperienza anche umanamente molto bella. E poi ci sarà sicuramente “DOC – Nelle tue mani 4″, di cui stanno ultimando la scrittura della sceneggiatura”.
E’ nel cast del film “Un mondo a parte” di Riccardo Milani che l’aveva già diretta in “Grazie ragazzi”, e che è girato nella sua terra, l’Abruzzo. Che esperienza è stata?
“Riccardo mi ha voluta in questo film meraviglioso e ho accolto con gioia questa partecipazione amichevole, essendo abruzzese. “Un mondo a parte” ha svelato le meraviglie nascoste dell’Abruzzo, infatti tante persone stanno andando a visitare quei luoghi dove abbiamo girato. Io amo profondamente la mia terra, per cui è un film che ha sicuramente un posto speciale nel mio cuore”.
di Francesca Monti
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Si ringrazia Silvia Signorelli
