“Noi giudici abbiamo il dovere di fare qualche piccola critica o dare un suggerimento avendo una maggiore esperienza, ma devo dire che questi talenti hanno grandi doti e una padronanza scenica straordinaria”. Iva Zanicchi, oltre sessanta anni di straordinaria carriera, vincitrice per tre volte del Festival di Sanremo, nel 1967 con Non pensare a me, nel 1969 con Zingara, nel 1974 con Ciao cara come stai?, conduttrice di programmi di successo, attrice e scrittrice, fa parte della super giuria di “Io Canto Generation”, il talent show musicale condotto da Gerry Scotti, con la direzione artistica di Roberto Cenci, la cui finale va in onda mercoledì 13 novembre, in prima serata su Canale 5.
Nell’ultimo atto della trasmissione le squadre verranno sciolte e i dodici talenti rimasti in gara si sfideranno uno contro l’altro per contendersi il trofeo della seconda edizione.
In questa intervista, con la consueta disponibilità e simpatia, Iva Zanicchi ci ha parlato di questa nuova esperienza nelle vesti di giudice, dei ricordi legati ai suoi inizi, del desiderio di realizzare una serie tv tratta dal suo romanzo “Un altro giorno verrà”, regalandoci anche un’interessante riflessione sul mondo musicale odierno.
Iva, in passato è stata coach, quest’anno invece riveste il ruolo di giudice di “Io Canto Generation” …
“Mi trovo molto bene in questo nuovo ruolo. Quando mi hanno interpellato per propormi di fare nuovamente la coach di “Io Canto Generation” mio marito Fausto era ancora vivo e volevo stargli accanto, quindi ho rifiutato perché sarei stata impegnata venerdì pomeriggio, sabato e domenica. Allora mi hanno chiesto di far parte della giuria e ho accettato con piacere”.
In giuria con lei ci sono anche due suoi colleghi e amici, Al Bano e Orietta Berti…
“Con Al Bano siamo amici da sempre, è un fratellone per me, e ho riscoperto Orietta Berti, ci conosciamo da tanti anni, c’è un’alchimia strana tra noi, anche un po’ buffa, ci prendiamo in giro, scherziamo. Sono in ottima compagnia”.
Qual è il segreto del successo di “Io Canto Generation”?
“E’ una trasmissione pulita, carina, condotta egregiamente da Gerry Scotti, e poi ci sono dei talenti che sorprendono perché hanno 13-14 anni e sfoderano delle voci pazzesche ed è piacevole ascoltarli. “Io Canto generation” può essere vista dai nonni, dai ragazzi, dai genitori, si ride, ci si commuove, è un programma che unisce tutta la famiglia”.

Quanto è difficile giudicare questi grandi talenti?
“Mi sono trovata d’accordissimo sia con Orietta che con Al Bano sul fatto che non si debba mai umiliare i ragazzi, noi non abbiamo dato neanche un 7 ma siamo rimasti tra l’8 e il 10, dove il massimo dei voti viene assegnato all’eccezione. Ho visto che anche gli altri tre giurati Michelle Hunziker, Claudio Amendola e Fabio Rovazzi si sono mantenuti sulla stessa nostra linea perchè i talenti in gara sono tutti bravissimi, poi c’è il pubblico che è determinante e può ribaltare il risultato. Noi giudici abbiamo anche il dovere di fare qualche piccola critica o dare qualche suggerimento avendo una maggiore esperienza, ma devo dire che questi ragazzi hanno grandi doti e una padronanza scenica straordinaria”.
Cosa ne pensa dei dodici finalisti di “Io Canto Generation?
“Sarà difficile scegliere il vincitore o la vincitrice perchè sono tutti molto bravi e hanno enormi potenzialità. Ci sono diversi talenti che mi hanno colpito e che potrebbero tranquillamente partecipare a Sanremo Giovani. Se penso a come eravamo noi a 11 anni … oggi i ragazzi e le ragazze hanno una sicurezza e un’abilità che non avevamo. Vedremo sicuramente una bella finale. Hanno le carte per sfondare se un domani vorranno fare questo mestiere, ma mi fa anche piacere constatare che hanno tutti un’alternativa, perchè è importante che non tralascino gli studi. Con un po’ di sacrificio si possono portare avanti entrambi i percorsi. Un bell’esempio secondo me è Annalisa, è laureata in fisica, ha fatto una lunga gavetta e adesso sta diventando una delle cantanti più conosciute e famose d’Europa se non del mondo. Il successo è arrivato non da bambina ma dopo i 30 anni, se hai delle qualità, con impegno e sacrificio, prima o poi riesci ad ottenere dei traguardi importanti”.
Abbiamo visto negli anni giovani che sono usciti dai talent e che dopo un successo repentino si sono un po’ persi. Quanto è importante che questi talenti vengano coltivati bene, e che abbiano le persone giuste intorno?
“Questo è il pericolo, c’è tanta carne al fuoco e una scelta smisurata. I cantanti nuovi crescono come funghi, escono dai talent, sulle piattaforme… Purtroppo oggi si può avere successo anche senza talento, questo è il guaio, bastano due o tre apparizioni giuste in televisione, ma è altrettanto facile perdersi. Va avanti chi è fortunato e potrà contare su uno staff che si prende cura di lui o di lei. Ci sono poi dei giovani di grande talento che magari non hanno questa possibilità e non riescono ad emergere. Quando ho iniziato io a cantare non esisteva la figura del manager, per cui facevi una gavetta enorme e andavi avanti da sola, non avevi nessuno che ti desse una mano. Oggi è tutto cambiato. Il rischio è che questi ragazzi incorrano in grandi delusioni, perché è affascinante cantare, ricevere gli applausi partecipando ad un programma, poi però ti vai a scontrare con una realtà differente. Basta che una canzone non arrivi alla gente e vieni messo da parte perchè ci sono tanti altri pronti a prendere il tuo posto. Se non hai un repertorio, se non hai canzoni di successo è durissima restare sulla cresta dell’onda”.
Che consiglio si sente di dare ai ragazzi e alle ragazze che hanno preso parte a “Io Canto Generation”?
“Innanzitutto non bisogna avere fretta, questi ragazzi devono continuare a fare la loro vita, a studiare, e poi parallelamente imparare la musica, prendere lezioni di canto, suonare uno strumento. Un errore gravissimo secondo me viene spesso fatto dai genitori. Quando questi giovani talenti escono dal programma ricevono tante richieste e si tende a farli cantare ovunque, in piccoli locali, nelle feste di piazza. La voce invece va coltivata e non sfruttata, perchè potrebbe anche cambiare essendo nell’età dello sviluppo. “Io Canto Generation” dovrebbe essere inteso come un’avventura gioiosa, una sorta di gioco, invece spesso vedo l’attenzione dei parenti, la loro agitazione, la loro emozione, perchè pensano che qui comincerà il lancio del futuro dei loro figli. Potrebbe anche succedere, ma non bisogna caricare i ragazzi e le ragazze di troppe pressioni e aspettative”.
Tra i finalisti c’è anche Aurora, che ha una bellissima voce, ed è la dimostrazione di come la musica possa rompere le barriere sociali, culturali e possa essere un mezzo di inclusione…
“Aurora è una delle papabili per la vittoria, ha una voce meravigliosa e ha tutte le possibilità e le capacità, se vorrà, per intraprendere questo mestiere. Ovviamente vale anche per lei lo stesso discorso fatto per gli altri talenti: deve studiare, cantare ed essere accompagnata in questo percorso dalla sua famiglia”.

Prima diceva che oggi questi giovani talenti che hanno tra i 10 e i 15 anni sono già preparatissimi in tutto, lei che ragazza è stata?
“A 10-11 anni avevo dentro di me l’idea, il sogno, la speranza di poter un giorno cantare su un palcoscenico con un’orchestra vera. Ero consapevole di possedere una voce particolare come mi dicevano tutti ma ai tempi non c’era nessuna possibilità, sembrava impossibile poter realizzare quel desiderio. Al mio paese non arrivava neanche la corriera, le strade non erano asfaltate… Però mia mamma amava molto la lirica, era stata per anni in città, e cantava tutte le canzoni, le arie delle opere, me le insegnava, il prete invece mi faceva cantare in chiesa… Quando avevo circa 10 anni la Edison, di cui c’erano due centrali elettriche a Ligonchio, aveva costruito e regalato alla comunità un teatrino, dove il prete proiettava dei film… In realtà li censurava, perchè quando i due protagonisti stavano per baciarsi casualmente si rompeva la pellicola, e gli spettatori si incavolavano (ride). Una volta all’anno arrivava però da Milano una piccola compagnia teatrale, organizzata dai dirigenti della Edison, che metteva in scena uno spettacolo e lì ho capito che quello sarebbe stato il mio lavoro, è nato l’amore per il teatro, per il canto, per la musica. Era una commediola semplice, ma realizzata benissimo, dove si cantava, si ballava. Il protagonista e il regista era Ermanno Olmi, che poi è diventato famosissimo con L’Albero degli Zoccoli, uno dei capolavori del cinema italiano. All’epoca era molto giovane, realizzava dei documentari e per 4-5 anni ho assaporato quella che poteva essere la gioia di stare su un palcoscenico, per cui lui mi ha dato una bella spinta per inseguire il mio sogno”.
In quali progetti sarà prossimamente impegnata?
“Prossimamente andrà in onda “Io Canto Senior”, sempre con la conduzione di Gerry Scotti. Ho già sentito qualche provino e devo dire che sono rimasta sbalordita. Ci sono persone over 50 che nella vita fanno il fornaio, l’elettricista, la casalinga, hanno una grande passione per il canto e delle voci strepitose. E’ proprio vero che l’Italia è un paese di canterini, oltre che di poeti. C’è poi l’idea di realizzare, in primavera, un programma tutto mio, di almeno tre puntate”.

Quando ci siamo sentite per la precedente intervista ci aveva raccontato che le sarebbe molto piaciuto che il suo libro “Un altro giorno verrà”, questa saga familiare appassionante, potesse diventare una serie tv. C’è stato qualche sviluppo?
“Io sono una persona pigra, sono come un orso, vado in letargo, e poi ogni tanto mi sveglio e sono un vulcano di idee (sorride). Ribadisco che mi piacerebbe tanto che dal mio romanzo fosse realizzata una serie tv, è un sogno ma non ne ho ancora parlato. Prima o poi lo proporrò”.
Secondo me “Un altro giorno verrà” si presterebbe molto ad una trasposizione televisiva o cinematografica, ma sarebbe interessante anche un sequel, un altro libro con la continuazione di questa storia…
“Potrebbe essere… Non ci avevo pensato, è un’idea carina”.
di Francesca Monti
credit foto ufficio stampa Mediaset
Si ringrazia Mauro Caldera e Andrea Bucceri per la foto di copertina
