“Ciao Iole, ci mancherai da morire”. Con queste parole l’ANPI ha annunciato la scomparsa di Iole Mancini, 104 anni, ultima staffetta partigiana, sopravvissuta alla prigione di via Tasso a Roma e alle torture dei nazisti.
Nata a Nemi, il 19 Febbraio 1920, Iole Mancini faceva parte del Gap centrale “Sozzi – Garibaldi”, mentre il marito Ernesto Borghesi, Medaglia d’Argento, partecipò all’azione di Via Rasella e al fallito attentato a Vittorio Mussolini, il 7 aprile 1944. Iole viene reclusa nella prigione di via Tasso, uno dei simboli più feroci dell’occupazione nazista nella Capitale. Interrogata a più riprese da Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine, non tradisce Ernesto né i suoi compagni. Alla Liberazione di Roma i nazisti in fuga avevano radunato i prigionieri sui camion per trasportarli a nord ma per un guasto al mezzo su cui era stata fatta salire insieme ad altri, Iole Mancini riuscì a sfuggire alla tragica sorte che toccò ai martiri de La Storta. Per tutta la vita è stata instancabile e coraggiosa testimone della ferocia nazifascista e dei valori di Libertà e Giustizia.
Iole Mancini ha raccontato la sua storia nel libro “Un amore partigiano”, scritto con Concetto Vecchio.
credit foto ANPI Roma
