Si apre con la nuova crisi siriana la puntata di “Tv7”, il settimanale del Tg1 in onda venerdì 6 dicembre a mezzanotte su Rai1.
Il titolo del primo reportage, infatti, è “Sulla via di Damasco”. Nella Siria di Assad si riapre la ferita della guerra civile che dal 2011 ha causato più di mezzo milione di morti. L’offensiva a sorpresa dei ribelli sunniti, in tre giorni, ha fatto cadere la seconda città del Paese, Aleppo, quasi senza incontrare resistenza ed è arrivata a conquistare Hama sulla via per Damasco. Salafiti, reduci dell’Isis, ex qaedisti, mercenari del Caucaso sono le milizie sunnite che hanno individuato il momento di maggiore debolezza dell’asse sciita (gli alleati di Assad, Iran ed Hezbollah libanesi) per lanciare l’attacco. Ma molti intravedono la mano del Presidente turco Erdogan: “Assad ha rifiutato le offerte di Erdogan – dice l’analista Waiel Olwan del centro studi siriani a Istanbul Jusoor – e i ribelli hanno colto il momento opportuno per attaccare”. Una mossa per costringere Russia e Iran a negoziati, a partire dall’incontro che si terrà a Doha venerdì tra Turchia, Russia e Iran. E intanto i profughi scappati dalla Siria in Turchia, circa 3 milioni e mezzo, sperano di tornare in patria.
In Libano, intanto, non c’è stato nemmeno il tempo di festeggiare per la tregua con Israele, che sono partiti nuovi raid condotti anche con droni: non scema la preoccupazione per la crisi che infiamma il Medio Oriente e che ha causato in un anno di guerra, 4mila morti nel Paese, dall’8 ottobre 2023. Ma la tregua ha anche permesso che si svolgesse la commemorazione di Nasrallah, nel luogo in cui il carismatico leader di Hezbollah è stato ucciso. Per i miliziani e i sostenitori di Hezbollah, la tregua è considerata una vittoria. Il Libano piegato non aiuta la crisi siriana: per un milione di rifugiati la speranza di poter tornare in Siria, ma sullo sfondo c’è invece il timore che la ripresa della guerra civile possa provocare nuove ondate di profughi. Le storie da un Paese smarrito e distrutto nel racconto dell’inviato del Tg1, in “Fragile tregua”.
In Italia, intanto, è arrivata la sentenza di ergastolo per Filippo Turetta, reo confesso del femminicidio di Giulia Cecchettin, uccisa con 75 coltellate. Un altro ergastolo pochi giorni fa per Antonio De Pace, colpevole del femminicidio di Lorena Quaranta. Due padri, Gino ed Enzo, che hanno lottato per avere giustizia.
Dal diario di Giulia Cecchettin, 15 comportamenti “spia” di una relazione da abbandonare. Un diario generosamente diffuso dalla famiglia, per aiutare altre ragazze a comprendere i segnali di pericolo e mettersi in salvo. “Una mappa da regalare alle nostre figlie e ai nostri figli”, dice il medico e psicoterapeuta milanese Alberto Pellai. “Ai figli maschi nessuno spiega l’educazione sessuale e la gestione delle emozioni – afferma – rimangono soli e imparano dai siti porno anche la violenza”.
Per il Procuratore di Tivoli Francesco Menditto, anche le famiglie devono imparare a riconoscere i segnali di allarme nelle relazioni. Come ripete Vittoria Tola, responsabile nazionale dell’Unione Donne in Italia, che lancia un appello allo Stato perché tuteli le donne: “Tutti siamo chiamati a riconoscere i fattori di rischio dei femminicidi in aumento. Occorre più attenzione da parte di tutti e della Rete delle donne.” Il titolo del racconto è “I segnali della violenza”.
Con “tre vite al giorno”, invece, si torna a parlare delle vittime sul lavoro. A 17 anni dalla tragedia della Thyssenkrupp, il 6 dicembre 2007, in cui morirono 7 operai, la testimonianza di Pino Morese, ex dipendente della fabbrica e Presidente di ‘Legami d’acciaio’, associazione dei parenti delle vittime del rogo ed ex lavoratori. Secondo l’ex Procuratore di Torino, Raffaele Guariniello: “Nel nostro Paese le leggi ci sono, ma non sempre vengono applicate”. A Tv7 anche la testimonianza di Emma Marrazzo, madre di Luana D’Orazio, l’operaia uccisa il 3 maggio del 2021 da un orditoio manomesso in una fabbrica tessile in provincia di Prato. E in Italia la statistica continua ad essere terribile: tre morti sul lavoro ogni giorno e un ferito ogni minuto.
Nel frattempo si ferma quella che è stata sempre considerata la “locomotrice europea”: nel terzo trimestre dell’anno, il Pil in Germania è stato a crescita zero e, soprattutto, quel che più preoccupa, è l’industria dell’auto che si è inceppata. Alla Volkswagen, a rischio il futuro di 3 impianti sui 10 presenti e decine di migliaia di lavoratori. Il potente sindacato IG Metall ha dato il via agli scioperi. E intanto la Mercedes prepara un piano di tagli di diversi miliardi di euro. La Bosch, leader mondiale per la fornitura di componenti per auto, annuncia 5500 licenziamenti. Pesa molto, nella crisi, l’offerta low cost delle auto elettriche made in China. Ma non se la passa meglio il settore dell’acciaio. Mentre il Paese vive una crisi politica senza precedenti e si prepara a nuove elezioni. Tv7, con “Parabola tedesca”, viaggia nel triangolo della crisi, tra Salzgitter, Hildesheim, Wolfsburg e le storie di chi si gioca il futuro.
Tornando in Italia, nella settimana della giornata delle persone con disabilità, il 3 dicembre, ecco la storia de ‘Gli amici di Damiano”, la band che abbatte pregiudizi e barriere grazie alla musica. Energia e talento le caratteristiche di questo gruppo nato dal laboratorio musicale dei centri socio-educativi del comune di Campobasso. Chiamata ad esibirsi anche fuori dalla regione, la band – composta da ragazze e ragazzi con disabilità e dai loro educatori – ha come scopo l’inclusione e la comunicazione attraverso la musica.
Più a Sud, ecco “I bronzi del mistero”. È una delle scoperte archeologiche più importanti della Storia, ma dopo 52 anni di ricerche nello Jonio, nulla collega ancora le origini dei due colossi in bronzo – ritrovati nel 1972- al territorio di Riace. Chi rappresentano, da dove vengono realmente e chi li ha realizzati, resta ancora un mistero. Al vaglio finora ci sono solo ipotesi. Parlano il Direttore del Museo di Reggio Calabria Fabrizio Sudano e Anselmo Madeddu, esperto di bronzistica greca.
Dall’arte bronzea all’espressione contemporanea del body tattoo, ecco la storia del tatuatore di riferimento di sportivi e artisti, l’uomo dei record nel mondo con 14 Guinness dei primati, uno più incredibile dell’altro: dai tempi di realizzazione dei tatuaggi a quello fatto ad alta quota, fino al numero di persone tatuate. Tvt ha incontrato Alessandro Bonacorsi, in arte “Alle Tattoo”. Il suo amore per questa forma d’arte è nato quando aveva solo 13 anni e da allora ha realizzato molti sogni. Adesso vorrebbe concretizzarne un altro: tatuare l’atleta del momento, Jannik Sinner.
In chiusura, come sempre, per “Come eravamo”, da Tv7 del 1964 “A Napoli con l’Ape”: la produzione Piaggio dell’Ape e i tanti modi in Campania di utilizzare questo veicolo che, dopo 76 anni, cesserà di essere fabbricato in Italia per passare esclusivamente all’India.
