SANREMO GIOVANI 2024 – Intervista con Bosnia, in gara con “Vengo dal Sud”: “L’idea che c’è dietro questa canzone è credere in se stessi e vivere ogni occasione come una possibilità per imparare”

“Quando salgo sul palco più che rappresentare me stesso mi sento rappresentante di un’idea, un concetto, un modo di fare musica”. Bosnia è tra i semifinalisti di Sanremo Giovani 2024 con il brano “Vengo dal Sud” (Aurora Dischi/Universal Music Italia), che racconta l’esperienza di chi lascia le proprie radici per nuove opportunità, tra il desiderio di partire e il legame forte con la terra d’origine. Il testo fotografa le immagini, le tradizioni e il senso di comunità del Sud, che contrastano con la rinuncia di chi resta e la rabbia di chi parte. L’accento del Sud resta, come un veleno di nostalgia, e la metafora del ragno esprime il richiamo alle radici, mentre la musica mescola ritmi tradizionali, pop ed elettronica: un mix di sonorità che spaziano tra rap in dialetto napoletano e melodie italiane, con elementi EDM e alternative R’n’B.

Filippo Bosnia, in arte BOSNIA, classe 1998, è un producer e cantante di origini napoletane. Si avvicina alla musica sin dall’età di otto anni, componendo i suoi primi versi nel 2006, quando, ispirato dal movimento Hip Hop che stava prendendo piede in Italia proprio in quegli anni, scrive il suo primo testo, che registra e arrangia autonomamente. Da quel momento in poi, le parole in musica saranno la sua ricerca senza fine, portandolo negli anni non solo ad affinare le tecniche di scrittura e a pubblicare diversi brani in autonomia, ma anche ad andare oltre i confini dei generi musicali, approcciando la composizione in maniera libera e creativa. I suoi primi singoli, pubblicati con Aurora Dischi e Universal Music Italia, sono stati inseriti nelle principali playlist editoriali di Spotify e delle altre piattaforme di streaming.

Filippo, sei tra i semifinalisti di Sanremo Giovani. Come sta andando questa esperienza?

“Dal punto di vista emotivo è un fritto misto di sensazioni (sorride). E’ un’opportunità che mi ha dato la vita per migliorare, quindi la sto vivendo come uno stimolo in più per la mia crescita artistica e per lavorare con più costanza. Sono sicuro che mi regalerà tante cose belle, a prescindere dall’esito finale”.

Porti in gara il brano autobiografico “Vengo dal Sud” in cui racconti l’esperienza di chi lascia le proprie radici e la propria terra per cercare nuove opportunità in un altro posto…

“In realtà questo è un brano che avevo già in cantiere da un po’ di tempo. Tra l’altro l’ho scritto nel primo periodo milanese, perché l’idea era realizzare un album sulla nostalgia. Avevo già pronti diversi pezzi su questa tematica, però mi mancava qualcosa che avesse uno sprint in più, anche perché io sono una persona molto allegra, sorrido sempre, mi piace trasmettere questa energia. La prima versione di “Vengo dal Sud” era diversa da quella attuale, infatti quando il discografico mi ha chiesto se volessi provare a partecipare a Sanremo Giovani e gli ho fatto ascoltare la canzone mi ha detto che gli piaceva ma che secondo lui bisognava rilavorarla. Così ho chiesto a uno dei miei maestri, che è anche mio cugino, Giuseppe De Rosa, di scriverlo insieme, ci siamo visti nel Centro Storico di Napoli, e versione dopo versione, arrangiamento dopo arrangiamento, alla fine è uscito questo brano che mi rappresenta al 100% sia perchè anch’io arrivo dal Sud, ma anche perchè parla della migrazione in una maniera più generale. Racconto il Sud come un posto dal quale partire in cerca di nuove opportunità. Ho pensato che la mia storia potesse anche interfacciarsi con quella di tante altre persone e che magari questa canzone potesse essere una sorta di coccola per loro”.

VENGO DAL SUD - BOSNIA - ARTWORK

Ascoltando il brano mi ha colpito in particolare una frase: “non mi interessa se tutto va male che tanto mi so arrangiare”. E’ quindi anche un invito a tutti a non arrendersi davanti alle difficoltà, ad inseguire i propri sogni, il proprio percorso…

“L’idea che c’è dietro questa canzone è credere in se stessi, vivere ogni occasione come una possibilità di imparare, infatti l’arrangiarsi non è nient’altro che trarre il positivo anche dalle situazioni più negative. Quindi vuole essere un invito a credere nelle proprie capacità, perché anche da solo, anche lontano da casa, hai già tutte le opportunità per fare quello che vuoi e come vuoi”.

Ho trovato molto interessante questo mix tra sonorità tradizionali, pop e anche elettroniche…

“Io lavoro con i sintetizzatori, con un sound design principalmente. Nella prima versione del brano avevo già immaginato dei suoni che poi abbiamo lasciato anche in quella definitiva. Abbiamo ripreso il mio concetto, armonizzandolo con strumenti acustici e infine levando la parte acustica per introdurre quella elettronica. Per me è stata anche un’opportunità per vedere come lavora e pensa un compositore tradizionale, all’interno di un tipo di approccio che è più creativo e più acustico. Gli elementi tradizionali sono entrati per poi uscire piano piano e lasciare degli input, degli impulsi, come ad esempio il suono della tammorra. Insomma, abbiamo fatto veramente un collage, dimostrando che dei mondi sonori diversi possono coesistere anche armonicamente senza dover cozzare tra loro”. 

Che cosa vorresti arrivasse al pubblico di te e della tua musica?

“Quando salgo sul palco più che rappresentare me stesso mi sento rappresentante di un’idea, un concetto, un modo di fare musica. Faccio musica anche per portarla nelle scuole medie, per lavorare con i miei bambini, con le mie bambine in qualità di docente di sostegno. Quando salgo sul palco in realtà non voglio portare Filippo, ma tutto quello che c’è dietro Filippo, che è la teatralità, la presenza scenica, la maniera di cantare, il verso piuttosto che il messaggio che sta raccontando il brano che canto. Insomma vorrei far conoscere tutto il mio bagaglio culturale e artistico. Fare musica non è solo mettersi in camera e scrivere la canzone, è un mondo che abbraccia tanti aspetti. Penso di poter essere la dimostrazione che anche io che arrivo dal niente in un’Italia meritocratica posso avere il mio posto e come me tanti altri”.

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credit foto Leonardo Bosnia

So che una delle tue passioni oltre alla musica è il teatro…

“Sì, ho fatto teatro per 15 anni della mia vita, tra Napoli e Roma. In realtà non è mai stata un’ambizione lavorativa, non pensavo che avrei potuto fare l’attore, era piuttosto la mia valvola di sfogo. Sono sempre stato un ragazzino eccentrico, agitato, quindi stare sul palco, interpretare le emozioni degli altri mi ha aiutato a capire le mie, mi ha fatto crescere emotivamente. Ho recitato nel Centro Teatro Spazio, a San Giorgio a Cremano, dove andava in scena Massimo Troisi, con il mio maestro Vincenzo Borrelli, che mi ha dato tutti gli input necessari. Il teatro è stato il posto che ha valorizzato la mia musica, quando facevamo gli spettacoli, mi chiedevano di scrivere i brani, quindi mi ha dato quel tipo di formazione che ti permette di essere eclettico. Consiglio a tutti di fare teatro perché è un’esperienza che ti fa empatizzare con l’altro, ti porta a provare delle emozioni che magari non ti appartengono o che non hai ancora vissuto”.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

“Speriamo che dopo Sanremo Giovani ci sia Sanremo Big (sorride). Sto lavorando a un disco sul tema della nostalgia e poi mi auguro che questa esperienza mi possa dare un biglietto da visita per portare in giro la mia musica nei locali e suonare dal vivo, che è la cosa a cui tengo di più. Mi manca proprio questo rapporto con il pubblico, di cui ho bisogno per migliorare come cantante,  come performer. Magari i numeri, gli streaming, ti possono restituire uno status, ma non ti trasmettono l’emozione della gente che ti viene ad ascoltare live”.

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credit foto Leonardo Bosnia

C’è una canzone, tra tutte quelle che sono passate dal palco dell’Ariston per le varie edizioni del Festival di Sanremo, a cui sei più legato?

“Soldi di Mahmood, secondo me quel brano è stato un punto di stacco tra quella che è la musica leggera, classica, che siamo stati abituati ad ascoltare come cantautorato, e una musica più moderna, fatta di pochi elementi, ma posti in maniera intelligente. Mahmood e Dardust hanno cambiato le regole musicali, dando la possibilità ad altri artisti e altre artiste di poter agire con più margine di originalità, di divertimento”.

Immagino che in futuro ti piacerebbe fare un bel duetto con Mahmood….

“Magari, sarebbe bellissimo”.

di Francesca Monti

credit foto Leonardo Bosnia

Si ringrazia Boomerang Music Press

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