Intervista con Federico Dordei, protagonista della serie “Il Patriarca 2”: “Per interpretare Raoul mi sono ispirato nella voce e nei modi a mio padre”

“La cattiveria è l’aspetto che più mi affascina del mio personaggio che è completamente diverso da me, infatti io sono un bonaccione, non ho mai fatto a botte in vita mia, anzi da piccolo le prendevo e neanche riuscivo a reagire”. Federico Dordei nella serie “Il Patriarca 2”, prodotta da CamFilm in collaborazione con Taodue, in onda il venerdì sera su Canale 5, interpreta Raoul Morabito, antagonista e vecchio amico di Nemo (Claudio Amendola). Da giovani lavoravano entrambi come contrabbandieri a Levante, ma quando Raoul decise insieme a Tony, il padre di Mario (Raniero Monaco di Lapio), di assumere il comando della città, il Patriarca uccise Tony e costrinse all’esilio Morabito, che dopo tanti anni è tornato per prendere il controllo della Deep Sea e distruggere l’impero che Nemo ha costruito.

Attore caratterista, dopo venticinque anni di carriera in America dove ha preso parte ai più grandi tv shows drammatici e comici, tra cui “Senza traccia”, “E.R. – Medici in prima linea”, “Law and order”, “Bones”, “Magnum P.I.”, “2 broke girls”, “Girl Missing”, “Luckytown”, solo per citarne alcuni, ne “Il Patriarca 2” ha avuto modo di realizzare un desiderio che aveva da tempo e recitare per la prima volta in un progetto italiano in madrelingua, conquistando immediatamente il cuore del pubblico con il suo talento e la sua intensità interpretativa.

In questa intervista Federico Dordei ci ha parlato del suo personaggio Raoul, degli inizi in America, dei ruoli che vorrebbe interpretare in futuro, ma anche della sua passione per i viaggi.

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credit foto Migliorato – Ufficio Stampa Mediaset

Federico, nella seconda stagione della serie “Il Patriarca” interpreta Raoul, come si è approcciato a questo personaggio?

“Da trenta anni faccio l’attore e ho sempre avuto un sogno, impersonare mio padre che aveva un’energia e un temperamento molto simili a Raoul. Anche nei dialoghi e nell’umore ho trovato alcuni aspetti di lui. Quindi per la voce, le maniere, il tono, gli occhi che ha quando è incavolato ho attinto dal signor Giuseppe Dordei. Io come persona non ho niente in comune con Raoul così come con mio padre”.

Raoul è l’antagonista di Nemo, di cui molti anni prima era amico…

“Erano amici, ma poi sembra che Nemo lo abbia tradito e ferito nel profondo. Raoul ha questo fuoco che gli brucia dentro da tanti anni e torna a Levante per sfogare questa rabbia, per vendicarsi e riprendersi ciò che è suo”.

Sono molto interessanti anche le relazioni che si vengono a creare tra i vari personaggi della serie, ad esempio il legame molto contrastato tra Raoul e suo figlio Daniel…

“Io non ho figli, però ricordo che mio padre sperava che diventassi come lui. Raoul vorrebbe che il suo unico figlio Daniel un giorno prendesse in mano l’impero che sta costruendo, che avesse la la sua forza e quell’arrivismo che gli fa credere che non ci siano ostacoli che non si possano sorpassare pur di raggiungere uno scopo. Raoul vuole bene a Daniel ma è anche accecato dalla sete di vendetta nei confronti di Nemo, a causa della quale a volte è irruente verso il figlio, soprattutto quando vede che non è all’altezza, che si comporta troppo di cuore, rischiando di soffrire o di essere fregato. Adoro questo rapporto di caldo e freddo che c’è tra loro”.

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Raoul ha cercato di manovrare Monica (Alice Torriani) per riprendere il controllo della Deep Sea, si è alleato con Elisa (Giulia Bevilacqua), e ora che cosa possiamo aspettarci?

“Raoul cercherà di fare tutto quello che gli è possibile e di usare qualsiasi persona possa essergli utile pur di arrivare al suo obiettivo, cioè avere il controllo della Deep Sea e indebolire Nemo”.

Qual è l’aspetto del suo personaggio che più le piace interpretare?

“La cattiveria. Io sono un bonaccione, non ho mai fatto a botte in vita mia, da piccolo le prendevo e neanche riuscivo a reagire. Quando mi danno la possibilità di fare dei ruoli malvagi è divertente, perché devi creare un personaggio che non esiste dentro di te, che è completamente diverso. Raoul è una delle persone più cattive, più infami che io abbia mai dovuto rappresentare sullo schermo, e quindi mi sono divertito tantissimo”.

Raoul è sicuramente un uomo molto ambizioso, lei che rapporto ha con l’ambizione?

“Secondo me bisogna distinguere tra ambizione e competizione. Io non sono una persona competitiva, non ho mai avuto gelosie nei confronti degli altri attori e nemmeno entro in competizione se siamo a un casting per lo stesso ruolo, penso soltanto a fare bene il mio lavoro e auguro il meglio a tutti. Sono però molto ambizioso e so dove voglio arrivare”.

Come si è trovato a lavorare con Claudio Amendola che è anche regista della serie?

“Lavorare con Claudio Amendola è bellissimo. Sul set tratta tutti nello stesso modo, con rispetto e con affetto. Mi ha accolto ogni mattina con un abbraccio, con il sorriso sulle labbra, quindi ha creato una situazione famigliare ma al contempo molto professionale, cosa che apprezzo tanto.

E’ la prima volta invece che mi capita di lavorare con l’attore principale che è anche regista di quel progetto, quindi è stato un po’ strano. Solitamente l’attore non ti può dare direzioni, non ti dice quello che devi fare, per cui mi sono dovuto abituare al fatto che il mio co-protagonista girasse le scene con me e poi mi dirigesse. Non so come Claudio Amendola sia riuscito a fare entrambe le cose, ha lavorato più di tutti, non ha mai avuto un giorno off, ho imparato moltissimo da lui e nutro una grande stima. Non è da tutti avere una responsabilità del genere sulle spalle e mantenere sempre la calma, il sorriso, essere così tollerante”.

“Il Patriarca 2” è il suo primo progetto italiano in cui ha recitato in madrelingua…

“Esattamente. Da trenta anni vivo a Los Angeles e ho sempre avuto questo sogno! In passato ci avevo provato varie volte ma mi proponevano sempre progetti in lingua inglese e mi dicevano che il mercato italiano è molto chiuso. Grazie a Dio l’anno scorso in America c’è stato lo sciopero degli attori quindi per qualche mese non avevamo niente da fare e sono venuto in Italia a trovare la mia famiglia, mia madre. Un’amica, che è diventata agente, Valentina Calabrò, è stata la prima a riuscire a farmi avere un provino per un progetto italiano, per cui devo ringraziare lei, e poi Elisabetta Curcio, la prima Casting Director che ha dato la possibilità a un attore sconosciuto in Italia di fare un’audizione per un ruolo principale recitando in italiano e infine Claudio Amendola che mi ha aperto le porte e mi ha scelto per impersonare Raoul”.

E hanno fatto una scelta giusta visto l’apprezzamento da parte del pubblico sia nei suoi confronti che in quelli del personaggio, quindi potrebbe essere il primo di tanti altri progetti in madrelingua italiana…

“Non posso svelare ancora nulla ma ci sono dei progetti che bollono in pentola sempre con Mediaset e spero che si possano concretizzare”.

Lei a 19 anni è partito per l’America senza nessun appoggio, senza conoscere l’inglese, per inseguire il sogno di diventare attore. Lo rifarebbe?

“A 17 anni ero stato a Londra per fare un po’ di esperienza di vita, ma io volevo frequentare la High School of Performing Arts a New York. La mia famiglia però non aveva le possibilità economiche e appena sono diventato maggiorenne ho deciso di partire per l’America per inseguire il sogno di diventare un performer a Hollywood. Ho comprato un biglietto aereo anche se non conoscevo nessuno, non parlavo l’inglese e ho iniziato questa avventura con tenacia e tante speranze”.

Questo sogno è diventato realtà perché poi in America ha preso parte a serie e film di successo…

“Sono arrivato a New York nel 1994 e il primo progetto importante è stato nel 1999, quindi ci sono voluti cinque anni, poi però non ho più smesso anche se nel mestiere di attore capita di non lavorare per diversi mesi e quindi non puoi mai sentirti arrivato, non hai una stabilità. Devi avere una passione innata e fare dei sacrifici. Ho visto tante persone arrivare in America con un sogno e dopo qualche mese o anno rinunciare, invece secondo me bisogna insistere finché la porta non si apre”.

Tra tutti i personaggi che ha finora interpretato nelle commedie americane qual è quello a cui è più legato?

“Sono molto legato a un altro personaggio completamente diverso da me che ho interpretato nella serie “2 Broke Girls”, un super gay flamboyant portoricano che si chiama Luis ed è stato bellissimo perché è stata la prima esperienza con una live audience. Si girava davanti al pubblico e se una scena non faceva ridere si fermava tutto e gli scrittori provavano a scrivere qualche altra battuta, te la dicevano e dovevi improvvisarla subito. E’ un ruolo che è stato divertente rivestire e che non mi dimenticherò mai”.

Federico Dordei nei panni di Luis in 2 Broken Girls

C’è invece un personaggio che le piacerebbe interpretare in futuro?

“Ho diversi sogni: innanzitutto interpretare Zorro, poi fare un progetto in cui ho i superpoteri, recitare in un film d’epoca nei panni di un guerriero o di un imperatore, e in uno spaghetti western. Sono un caratterista e mi piace spaziare tra personaggi diversi”.

Da alcuni post sul suo profilo Instagram mi sembra di capire che è anche appassionato di viaggi, in particolare nei Paesi asiatici…

“Io sono un backpacker, adoro viaggiare con lo zaino sulle spalle e fermarmi qualche mese in un Paese per visitarlo a fondo. Per fare questo scelgo quindi luoghi tropicali, nel Sud Est Asiatico o in Sud America, in quanto mi piace il caldo e lì la vita costa poco e il cambio con euro o dollaro è favorevole. Così posso viaggiare a lungo e nel frattempo fare dei provini a distanza”.

Qual è il suo luogo del cuore tra quelli che ha visitato finora?

“Il mio Paese del cuore è la Cambogia, vorrei comprare un pezzo di terreno su un’isola che si chiama Koh Rong e costruire un piccolo eco stabilimento con pochi bungalow, una cucina, qualche tavolo”.

Qual è invece il prossimo Paese che vorrebbe visitare?

“Voglio andare nelle Filippine, ci sono già stato, ma non ho ancora visto tutte le isole, come ad esempio Palawan e Boracay. La prima tappa del viaggio, come ogni volta che vado in Asia, sarà però la Cambogia, andrò a trovare i miei amici, mi fermerò due-tre settimane per poi spostarmi nelle Filippine e infine tornare in Italia per i prossimi progetti”.

di Francesca Monti

Si ringrazia Valentina Calabrò – VYP TALENT AGENCY

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