L’Arte della gioia: Il viaggio di un libro che sfida il tempo

“L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza è un grido, un canto, una danza sfrenata. Un’opera capace di scuotere le fondamenta della letteratura e della società italiana. È ironico pensare che, in Italia, questo capolavoro abbia conosciuto l’indifferenza, se non addirittura la censura, prima di trionfare in tutto il mondo.

Non c’è da stupirsi, però, che una storia tanto audace abbia trovato difficoltà a emergere. Modesta, la protagonista, non è una donna qualsiasi: è un’eroina fuori dagli schemi, capace di sfidare i tabù più radicati. E l’autrice stessa, Goliarda Sapienza, era una figura altrettanto indomabile, una donna che scriveva con l’urgenza di chi vuole cambiare il mondo.

Paradossalmente oggi, un momento in cui la lettura viene sempre di più sostituita con altri interessi e passatempi, uno fra tutti il celebre Hellspin, il libro sta avendo un successo incredibile, tanto insperato quanto tardivo. 

Una trama che pulsa di vita

“L’arte della gioia” non è una storia semplice da incasellare, ed è proprio questo a renderla unica. Modesta nasce povera, in una Sicilia arroventata dal sole e dalle convenzioni di inizio Novecento. La sua vita, però, è tutto tranne che una rassegnata accettazione del destino. Con una determinazione feroce, la protagonista si affranca dalla miseria e scala le gerarchie sociali, passando attraverso amori poco convenzionali e decisioni eticamente discutibili. 

Modesta, pur nella sua imperfezione, è un personaggio affascinante magnetico e potente, di cui è impossibile non innamorarsi. Con la sua feroce determinazione si farà padrona del proprio destino e il lettore, seppur colpito dalla sua spregiudicatezza, non potrà fare a meno di fare il tifo per lei. 

La narrazione intreccia tragedia e ironia, passione e riflessione filosofica. Non c’è spazio per la monotonia: ogni frase sembra voler urlare al lettore, scuoterlo dal torpore. Ed è questo ritmo incalzante, questo continuo rovesciamento di prospettive, a rendere il romanzo così magnetico.

Il successo tardivo e la ferita della censura

Come può una voce tanto dirompente, un’opera intrisa di vita e coraggio, rimanere sepolta nell’indifferenza? La storia de “L’arte della gioia” è un intreccio di rifiuti, silenzi e ingiustizie. Goliarda Sapienza, con la sua penna indomabile, scrisse quest’opera tra gli anni Sessanta e Settanta. Ma ogni porta a cui bussava si chiudeva con la stessa ostinazione: nessun editore italiano osava pubblicarla. 

Cosa spaventava tanto? Modesta, la protagonista, era troppo libera, troppo consapevole, troppo sfacciatamente viva per un’Italia ancora avviluppata nelle sue convenzioni soffocanti. Amava chi voleva, viveva come voleva, sfidava Dio, uomini e destino senza chiedere il permesso. E questo, agli occhi dei più, era inaccettabile. Il romanzo era un pugno nello stomaco di un sistema editoriale che voleva donne obbedienti e storie rassicuranti. 

Dopo anni di rifiuti e umiliazioni, finalmente nel 1998, quattro anni dopo la morte dell’autrice, un piccolo editore decise di dare una chance a quelle pagine, così ardenti, così dense di verità. Ma il pubblico italiano continuava a voltarsi dall’altra parte. Non c’era spazio per un libro così spudorato, così capace di mettere a nudo ipocrisie e tabù. 

E poi, la svolta. Fu il mondo a prendersi cura di Goliarda Sapienza. In Francia, in Germania, le parole di questa scrittrice dimenticata iniziarono a fiorire, ad attirare lettori e critici che finalmente riconoscevano la potenza di quella voce. Mentre l’Europa celebrava il coraggio di Modesta, in Italia si perseverava nell’indifferenza.

Ma il tempo, in fin dei conti, è galantuomo. Oggi, “L’arte della gioia” è considerato un pilastro della letteratura italiana. Finalmente anche il nostro paese ha iniziato a rendersene conto, al punto che di recente il libro ha ispirato persino una fiction televisiva. Un riconoscimento che arriva tardi, certo, ma che forse ha il sapore di una rivincita.

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