SPECIALE NATALE: I LIBRI DA METTERE SOTTO L’ALBERO

Come da tradizione vi proponiamo una selezione di libri (in ordine casuale) da regalare a Natale. Ne abbiamo scelti alcuni di genere diverso, dalla cronaca al romanzo, dalla cucina alla storia. Buona lettura!

“Non perder tempo a piangere” di Margherita Toffa, scritto con Mauro Valentini.

Queste pagine intime e personalissime entrano dritte nel cuore di una storia che ha coinvolto ed emozionato il Paese intero. Era l’agosto del 2019 quando Nadia Toffa ci ha lasciato. Per tre giorni Brescia, la sua città, è diventata il centro di un vero e proprio pellegrinaggio da tutta Italia, per dare l’ultimo saluto a quella che tantissimi cittadini consideravano molto più di una brava giornalista e conduttrice: la vedevano come un’amica. Il 16 agosto i suoi funerali nella cattedrale della città lombarda, celebrati dall’amico don Maurizio Patriciello – protagonista dell’inchiesta straordinaria da lei realizzata sulla Terra dei Fuochi – sono stati seguiti da migliaia di persone. Un vero abbraccio collettivo, caloroso e indimenticabile.

Erano venti mesi che Nadia Toffa lottava contro il cancro. Venti mesi che si raccontava con una forza che ha colpito e sorpreso tantissime persone, per l’autenticità delle sue parole, per il coraggio che mostrava e per la profondità del suo vissuto. Venti mesi che Nadia aveva scelto di vivere 24 ore su 24 con la mamma. Sempre insieme. Nadia e Margherita. Dopo i funerali, la famiglia di Nadia Toffa si è piano piano ritirata nella discreta riservatezza che sempre l’ha contraddistinta.

Oggi Margherita per la prima volta ha deciso di raccontare quei venti mesi e, seguendo il filo dei suoi ricordi, di farci attraversare con lei la straordinaria storia di una figlia e di una persona speciale. Una donna che ha dato tanto, non solo a chi l’ha conosciuta. E che continua a vivere grazie all’amore e alla perseveranza di Margherita e della Fondazione Nadia Toffa, da lei voluta, seguendo le ultime volontà della figlia, per aiutare chi soffre e per essere vicino alle persone più deboli e indifese.

“Mala. Roma criminale” di Francesca Fagnani

La pace è finita e ora le gang sono in guerra. Sotto il manto della grande bellezza, nel sottosuolo perso e dannato di Roma scorre un fiume di violenza. Sequestri, pestaggi, torture e omicidi si susseguono. Lo scontro infuria, invisibile agli occhi dei più. È così da quando, il 7 agosto 2019, Fabrizio Piscitelli detto Diabolik, capo degli Irriducibili della Lazio e ai vertici della “batteria di Ponte Milvio”, viene freddato da un sicario che gli spara alla testa, mentre se ne sta seduto su una panchina al parco degli Acquedotti. Ma Diabolik è solo la punta dell’iceberg di quella rete di organizzazioni criminali che governano sul territorio: connection tentacolare che comprende il cartello di Michele ’o Pazzo, la malavita storica e quella emergente, e poi il sodalizio, spietato e potente, degli albanesi, che sono cresciuti all’ombra di Piscitelli e sono diventati i Signori del narcotraffico. Così, la vendetta è l’innesco di un conflitto senza quartiere per il controllo delle piazze di spaccio, dal litorale ostiense a Tor Bella Monaca: un business gigantesco in cui tonnellate di coca muovono milioni. In queste pagine, voci urlano prima di spegnersi nel buio, armi sparano in pieno giorno, la droga invade le strade, i soldi si prestano a strozzo e i debiti si saldano sempre: a qualunque costo e spesso nel peggiore dei modi.

“L’Italia che ho visto. Luoghi, storie e ricette di un Paese autentico” di Peppone Calabrese

L’Italia è un Paese di tradizioni e di eccellenze profondamente radicate nel territorio. Grazie all’esperienza di “Linea Verde” e a un’innata passione per tutto ciò che è comunità, senso di appartenenza, rispetto della terra e di quello che ci offre, Peppone Calabrese, storico volto della trasmissione, accompagna i lettori in un percorso di scoperta di tante realtà locali della penisola, spesso poco note. Ciascuna a proprio modo, le tappe del viaggio costituiscono un simbolo di ciò che è “buona tavola” e anche “buona pratica”, condivisione, rispetto e autenticità.

Dai pomodori di Belmonte, i cui primi semi furono portati in Calabria da un emigrato all’inizio del Novecento, passando per l’invenzione lucana della salsiccia, fino ad arrivare ai formaggi d’alpeggio della Valle d’Aosta: un itinerario non solo gastronomico, ma anche culturale, in compagnia di coloro che detengono questo antico sapere e che hanno come obiettivo la sua valorizzazione.

“E se non partissi anch’io” della scrittrice e giornalista Lia Levi

Siamo nel 1900, l’inizio di un secolo. Sulla scena di un mondo che cambia, Benedetto, ebreo di Roma a cui arrivano ancora le risonanze di un padre cresciuto all’interno del ghetto ebraico, e la moglie, Rosina, rimasta legata a una colorita arretratezza, sono i personaggi da cui tutto parte. Ma è la figlia Ida che si troverà a lottare per la sua collocazione nel “nuovo”. Il mondo circostante lo permetterà?

Il ventesimo secolo ha gettato sul piatto le proprie carte. Una terribile guerra che coinvolgerà l’intera Europa e non solo. Socialismo pacifista e interventismo patriottico si scontreranno nelle piazze italiane sempre più infuocate. E come la metterà il gruppo ebraico che, in caso di conflitto, si troverà a puntare il fucile su un altro ebreo perché di un paese nemico?
La ragazza Ida, insieme a Vanessa figlia di una madre femminista impegnata, e ad Andrea, coltissimo dispensatore di battute “allo zolfo”, sono loro a dover cercare se stessi in mezzo a una società in tumulto. E non sarà facile, specie per la giovane ebrea costretta a dibattersi fra modernità e tradizione anche sul piano dei sentimenti. È possibile che per lei scegliere un’attività lavorativa debba coincidere con l’abbandono di una vita di coppia?
Sono proprio i dubbi, gli amori, gli intrighi e le clamorose bugie, i capovolgimenti di situazione a esprimere, sotto forma di una trama ricca di colpi di scena e all’insegna di un sottile umorismo, gli eterni problemi a cui la vita ci sottopone mascherandoli magari con i vestiti del tempo. Quante delle vicende raccontate fanno pensare per un attimo all’oggi?

“Ma non dovevate andà a Londra? Un viaggio nella mia vita” di Claudio Amendola

«Oggi, che ho superato i sessant’anni, è sempre più forte in me il senso di gratitudine verso mia madre per tutto quello che mi ha insegnato, per ciò che mi ha fatto vedere, per gli sbagli che le ho visto fare e per quegli stessi sbagli che da lei ho ereditato. Perché si prende il pacchetto completo. E io sono grato di tutto, ma soprattutto di avermi reso un uomo libero di pensiero e di avermi insegnato il rispetto degli altri.»

Roma, estate 1974. La scuola è appena finita e Claudio già pregusta i mesi di svago che lo attendono – sulle spiagge di Fregene, o forse in Inghilterra -, ma mamma Rita ha in serbo un programma ben diverso: quest’anno si parte in auto alla volta dell’Est Europa, si va Oltrecortina alla scoperta delle virtù del socialismo reale. Claudio è perplesso, non sembra capire granché, e anche i suoi parenti reagiscono alla notizia rivolgendo a Rita la medesima, laconica domanda: «Ma non dovevate andà a Londra?» Nonostante lo scetticismo di molti, quel viaggio si farà. E sarà un’esperienza tragicomica che vedrà i sogni di Rita infrangersi contro la dura realtà, mentre la comitiva si trascinerà senza entusiasmo lungo strade deserte e paesaggi monotoni, tra mugugni e lamentele crescenti. Eppure Claudio, appena undicenne, ancora non sa che quell’esperienza è destinata a imprimersi in modo indelebile nella sua mente, assumendo negli anni un senso sempre più profondo. E non è un caso, allora, che in queste pagine il racconto di quel bizzarro viaggio verso il «sol dell’avvenire» diventi per lui l’occasione per ripercorrere gli snodi di una vita intera, dall’infanzia nel quartiere della Balduina ai tumulti giovanili, dagli insegnamenti di papà Ferruccio agli esordi nel cinema, fino agli incontri più importanti di una carriera sorprendente. Con questo libro, Claudio Amendola ci porta nel cuore della sua storia, donandoci un memoir al contempo ironico e commovente che è anche il resoconto appassionato di un’educazione sentimentale, di un tempo che fu. Un omaggio all’importanza dei sogni e degli ideali, un atto d’amore nei confronti di ciò che è stato e che, in un modo o nell’altro, continua a essere. Prefazione di Walter Veltroni.

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“Balleremo la musica che suonano” di Fabio Volo

Questa è la storia di un ragazzo che sentiva di non trovarsi nel posto giusto. E così è andato a cercarsene un altro. In famiglia c’erano pochi soldi: quando si andava in pizzeria si sceglieva il piatto che costava meno, non quello che piaceva davvero. Il suo destino sembrava già segnato. Non aveva un talento particolare a cui affidarsi né un grande sogno da inseguire, e ogni volta che cercava di esprimere un desiderio trovava qualcuno che gli diceva che non era per lui. Così si era convinto che certi pensieri non se li poteva permettere. Un giorno questo ragazzo scopre i libri in una maniera tutta diversa da come li aveva conosciuti a scuola. E ne rimane folgorato. Le pagine di Hermann Hesse, Gabriel García Márquez, Jack London, Joseph Conrad lo spingono ad alzare lo sguardo sopra tutte le seccature e dirsi: ci deve essere uno spazio anche per me da qualche parte. D’un tratto la sua vita non gli calza più, come una scarpa di un numero più piccolo. La lettura gli ha mostrato una via di fuga e trasmesso il coraggio per imboccarla. Ma cercare la propria strada talvolta vuol dire ferire chi resta, come quel padre che fino ad allora era stato il suo grande eroe triste. Perché un figlio che ha un genitore infelice si sente in colpa a toccare la felicità con mano. In questo libro per la prima volta Fabio Volo abbandona la finzione del romanzo e racconta la propria storia personale senza filtri. Episodi commoventi si alternano ad altri di grande ispirazione, a scene più scanzonate e divertenti. Pagine scritte con una semplicità e un’autenticità che si fanno cifra stilistica, la stessa che negli anni lo ha portato a essere amato da così tanti lettori. “Balleremo la musica che suonano” è uno dei suoi libri più intimi e sinceri, un libro che dà forza e trasmette tenerezza.

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“Vitamia” è il romanzo d’esordio di Alberto Matano

Quando Rocco arriva a Roma per studiare Giurisprudenza ha solo vent’anni e tutta la vita davanti a sé. Alle spalle si lascia Siracusa, una fidanzata che gli scrive lettere sdolcinate e un’azienda di famiglia di cui non ha alcuna intenzione di prendere le redini. Roma è per lui un universo da esplorare, pieno di nuove possibilità e di nuovi incontri. A cominciare da quello con Giulia, una ragazza che fuma eleganti sigarette sottili e ride in modo inconfondibile, una creatura incantevole quanto sfuggente… Ma mentre la curiosità per lei cresce, nella vita di Rocco compare anche uno studente di Lettere, Davide. In lui Rocco trova un amico: all’inizio scostante, ma poi di colpo un fratello, e forse qualcosa di più. Tutto questo mentre la storia con Giulia, prima soltanto un sogno, diventa inaspettatamente realtà. Quello tra Rocco e Giulia è un amore unico e travolgente, come sanno esserlo soltanto i primi amori. Un amore che sembra destinato a durare per sempre. Ma è davvero questo il futuro di Rocco? Una donna come Giulia, una famiglia insieme, magari dei figli… Come spiegare allora quei sentimenti che comincia a provare per Davide? In questo suo primo romanzo, Alberto Matano racconta una storia d’amore al tempo stesso semplice ed epica, tra la Roma dei primi anni Novanta, con i suoi locali e il suo friccicore, e le bellezze naturali e architettoniche della Magna Grecia. Un viaggio che arriva fino al presente, quando trent’anni sono trascorsi da quei momenti e Rocco e Giulia sono ormai due persone differenti, ma che non possono che riconoscersi all’istante. Perché è vero quel che si dice: i grandi amori, quelli che ti hanno cambiato nel profondo la vita, non finiscono mai. Con “Vitamia”, Alberto Matano ci regala un romanzo coinvolgente e profondo, una celebrazione del vero amore che sfugge ogni etichetta e definizione.

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“Il libro d’oro. Tutte le mie ricette più amate” di Benedetta Rossi

Le ricette più famose e più amate di Benedetta (e tanti piatti inediti) per la prima volta in un unico volume. “Mi avete spesso chiesto: qual è la ricetta che porti nel cuore? Oppure: dove possiamo trovare le preparazioni trasmesse in tv? O ancora: qual è la ricetta più virale? Così ho scorso tutto ciò che ho condiviso con voi dal 2011 a oggi. È stato difficilissimo fare la selezione delle ricette, perché se fosse stato per me le avrei messe tutte… ma alla fine ho scelto le migliori aggiungendone, come sempre, di nuove. Scrivere questo libro-racconto della mia storia sui social è stato un viaggio sorprendente, emozionante e pieno di ricordi! Non posso quindi che ringraziarvi per avermi sempre seguita e sostenuta e per avermi permesso di realizzare questa bellissima avventura!», racconta Benedetta Rossi.

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“Cadere, rialzarsi, cadere, rialzarsi” di Gianluigi Buffon

“Mi chiamo Gianluigi Buffon, ho giocato a calcio fino a quarantacinque anni, ventotto di professionismo, dove credo di essermi lanciato a terra miliardi di volte. So come e quando cadere. Come rialzarmi, invece, me l’ha insegnato la vita.” Cadere, rialzarsi, cadere, rialzarsi non è l’elenco delle gesta sportive del più bravo portiere di calcio di ogni tempo. Questo libro racconta il bambino, il ragazzo, l’uomo, il padre, il professionista, la persona Gianluigi Buffon. E racconta anche i sogni, i progetti, le riflessioni, i valori, le paure, le contraddizioni, le passioni, i tormenti, le risate, gli abissi, le gioie e i dolori di una vita complessa, che si è espressa ad altissima intensità fuori e dentro il rettangolo di gioco. Nella sua lunghissima carriera di top player Gigi Buffon ha battuto ogni record: dal suo esordio in serie A con il Parma nel 1995 all’approdo in Nazionale, poi la Juventus e la sua consacrazione a leggenda dello sport, capitale umano di tutti gli appassionati. Ma qual è stato il suo segreto? A quali energie interiori ha attinto per tenere agile e motivato il suo corpo di quarantenne? Come ha fatto un campione che sacrifica le domeniche, le vacanze e tutte le estati della sua migliore gioventù ad avere ancora fame di vittoria? Come è possibile essere sempre il miglior Buffon anche quando intorno a te tutto è tempesta? E quali sono le passioni di un campione? Quali le sue ombre? Con grande lucidità Buffon svela che la sua esistenza è stata tutta un cadere e rialzarsi, cadere e rialzarsi. È caduto in depressione, è scivolato in polemiche per la sua esuberanza e per la sua passione di gioventù per il gioco e per le scommesse sempre legali, ma si è rialzato di volta in volta grazie al sincero rapporto con se stesso, all’amore per una donna, agli amici di sempre, ai figli, alla fede. Oggi Buffon è capodelegazione della Nazionale italiana di calcio, nel ruolo che fu di Gigi Riva e Gianluca Vialli, testimone vivente che cadere, rialzarsi, cadere, rialzarsi è il destino di ogni essere umano.

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Tatà, il nuovo romanzo di Valérie Perrin

Agnès non crede alle sue orecchie quando viene a sapere del decesso della zia. Non è possibile, la zia Colette è morta tre anni prima, riposa al cimitero di Gueugnon, c’è il suo nome sulla lapide… In quanto parente più prossima tocca ad Agnès andare a riconoscere il cadavere, e non c’è dubbio, si tratta proprio della zia Colette. Ma allora chi c’è nella sua tomba? E perché per tre anni Colette ha fatto credere a tutti di essere morta? È l’inizio di un’indagine a ritroso nel tempo. Grazie a vecchi amici, testimonianze inaspettate e una misteriosa valigia piena di audiocassette, Agnès ricostruisce la storia di una famiglia, la sua, in cui il destino dei componenti è legato in maniera indissolubile a un circo degli orrori, all’unica sopravvissuta di una famiglia ebrea deportata e sterminata dai nazisti, alle vicende di un celebre pianista e a quelle di un assassino senza scrupoli, alle subdole manovre di un insospettabile pedofilo e al tifo sfegatato per la locale squadra di calcio, il FC Gueugnon.

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