“E se non partissi anch’io” (edizioni e/o) è il nuovo appassionante romanzo della scrittrice e giornalista Lia Levi, vincitrice del Premio Strega 2018 per Questa sera è già domani.
Siamo nel 1900, l’inizio di un secolo. Sulla scena di un mondo che cambia, Benedetto, ebreo di Roma a cui arrivano ancora le risonanze di un padre cresciuto all’interno del ghetto ebraico, e la moglie, Rosina, rimasta legata a una colorita arretratezza, sono i personaggi da cui tutto parte. Ma è la figlia Ida che si troverà a lottare per la sua collocazione nel “nuovo”. Il mondo circostante lo permetterà?
Il ventesimo secolo ha gettato sul piatto le proprie carte. Una terribile guerra che coinvolgerà l’intera Europa e non solo. Socialismo pacifista e interventismo patriottico si scontreranno nelle piazze italiane sempre più infuocate. E come la metterà il gruppo ebraico che, in caso di conflitto, si troverà a puntare il fucile su un altro ebreo perché di un paese nemico?
Ida, insieme a Vanessa, figlia di una madre femminista impegnata, e ad Andrea, coltissimo dispensatore di battute “allo zolfo”, dovranno cercare se stessi in mezzo a una società in tumulto. E non sarà facile, specie per la giovane ebrea costretta a dibattersi fra modernità e tradizione anche sul piano dei sentimenti. È possibile che per lei scegliere un’attività lavorativa debba coincidere con l’abbandono di una vita di coppia?
Sono proprio i dubbi, gli amori, gli intrighi e le clamorose bugie, i capovolgimenti di situazione a esprimere, sotto forma di una trama ricca di colpi di scena e all’insegna di un sottile umorismo, gli eterni problemi a cui la vita ci sottopone mascherandoli magari con i vestiti del tempo.
Una coinvolgente storia di formazione attraverso la quale si dipanano tematiche ancor oggi attuali, dall’emancipazione femminile alla guerra, perchè come ci ha raccontato in questa intervista Lia Levi, tra le più grandi scrittrici italiane del Novecento, “i fatti esterni cambiano ma gli esseri umani sono sempre gli stessi”.

Signora Lia, il suo nuovo libro “E se non partissi anch’io” è uno spin-off di “Ognuno accanto alla sua notte”, dove già era presente il personaggio di Ida, nel ruolo di zia, ma come figura meno centrale del racconto…
“Quando c’era la pandemia, e non si potevano fare le presentazioni dei libri in presenza, abbiamo cominciato a tenere quelle su piattaforma e in un paio di occasioni due librai, che non si conoscevano, mi hanno fatto la stessa domanda: perché non racconta la storia di questa Ida? Addirittura uno mi ha proposto di realizzare insieme il progetto, cosa che mi ha molto meravigliato perchè io non sapevo neanche chi fosse. Quindi è stata la prima volta in cui lo spunto per un romanzo è arrivato dall’esterno”.
Pensando al titolo, “E se non partissi anch’io”, rimanda alla canzone che cantavano i soldati “Addio mia bella addio”, ma mi viene in mente anche una riflessione, cioè se io restassi anziché partire magari avrei una visione diversa del mondo…
“Effettivamente il titolo ha due significati, rimanda ai versi della canzone risorgimentale, che poi è stata cantata dai soldati anche nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale, però il concetto più profondo e, lo dice anche la protagonista del romanzo, è allargare gli orizzonti. Partire vuol dire non solo prendere un treno ma uscire dal proprio nucleo, aprirsi alla società, a nuove esperienze. Tant’è vero che poi Ida, abbastanza modestamente ma non troppo, va in Piemonte, da questi parenti. Anche nella Bibbia Dio dice ad Abramo: vai e parti”.
Trovo molto significativa anche la frase che Ida pronuncia quando parla con sua mamma Rosina, “il mondo è di tutti”, perché ha una visione molto moderna della vita…
“Certamente, la storia è ambientata negli anni Venti, nel tempo i fatti esterni cambiano, ma la struttura delle cose è identica, gli esseri umani sono sempre gli stessi”.
Ci sono diversi spunti di riflessione e tematiche che sono infatti molto attuali, dal femminismo all’emancipazione femminile…
“Ci sono due aspetti da considerare. Da una parte siamo agli albori dell’emancipazione femminile e possiamo constatare quanto nella società di quel tempo le donne fossero sacrificate, ma anche i piccoli passi che si stavano facendo perché erano andate a lavorare al posto degli uomini impegnati al fronte. Dall’altra parte questo libro non racconta quello che succede agli ebrei, le persecuzioni, ma piuttosto la voglia di vivere nella società, avendo le stesse caratteristiche di tutte le altre persone. Mentre i ghetti erano caduti da tanti anni nel Nord Italia e c’era stata l’emancipazione degli ebrei, a Roma c’è stato il Papato fino al 1870 e solo quando fu liberata con la presa di Porta Pia e il crollo dello Stato Pontificio, divenendo capitale dell’Italia unita, le cose cambiarono, ma nelle famiglie ebree il legame con le tradizioni, con il passato era ancora forte. Un esempio di questo è il personaggio di Rosina, la mamma di Ida”.
Ida e Vanessa aiutano le donne che hanno i mariti al fronte scrivendo le lettere o dipingendo i ritratti delle mamme e dei figli da inviare loro…
“Ida aiuta queste donne e capisce anche che la sua passione è disegnare, infatti decide di diventare insegnante. Comincia così ad affermarsi, vuole insegnare, lavorare e non “accontentarsi” del ruolo di moglie e madre”.
Tra le tematiche purtroppo sempre attuali c’è la guerra, a dimostrazione del fatto che l’uomo non ha imparato nulla dalla storia…
“Purtroppo è così ed è terribile. Nel libro si parla della Prima Guerra Mondiale che è stata devastante, è il conflitto che ha causato il maggior numero di soldati caduti, tra cui tantissimi giovani, come testimoniano i lunghi elenchi di nomi sulle lapidi presenti nelle varie città”.

Ida cerca il suo posto nel mondo, proprio come tanti ragazzi e ragazze di oggi. Che consiglio si sentirebbe di dare loro affinché possano cercare la propria strada, senza però omologarsi a tutti i costi?
“Quando la società cambia è il momento del tumulto. Da un lato c’è la speranza del nuovo, dall’altro è qualcosa che crea agitazione. Il cambiamento che si sta verificando in questi ultimi anni secondo me è molto pericoloso. Oggi i giovani hanno tutto pronto, a portata di mano, non si fa più l’elaborazione del pensiero. E poi c’è l’intelligenza artificiale che crea falsi così verosimili, si va avanti all’insegna di slogan, di frasi fatte, non si riflette e così nascono queste rivolte o questi rovesciamenti, che non provengono dal cervello, ma da una formula, dal voler essere uguali agli altri. Ed è molto deleterio. La scuola dovrebbe essere più forte di tutto questo e riuscire ad affascinare i giovani, invogliandoli a studiare, ad apprendere”.
C’è anche una poesia di Emily Dickinson all’interno del suo libro…
“A me piace tantissimo questa poetessa perchè ha una profondità che però è fatta di cose leggere, vere. Lei non ha viaggiato, è vissuta per la maggior parte della sua vita all’interno di una casa con giardino. Lo scavo però non ha bisogno, almeno nella poesia, di conoscere tante realtà, perché scavare nella realtà psicologica degli esseri umani o della natura è un altro modo di vivere profondamente”.
“E se non partissi anch’io” avrà un seguito?
“Sì, dopo questa tappa creativa in cui Ida ha forgiato se stessa come donna e cittadina, nel prossimo romanzo la situazione cambierà, perderà il lavoro e arriverà la dittatura. Devo però ancora iniziare a scrivere il sequel”.
di Francesca Monti
