“Annette è l’emblema della madre terra, della patria, della forza femminile che costruisce e ricostruisce, che comunque aborrisce la guerra, che vive e lavora per la pace, è un personaggio affascinante”. Cinquantadue anni di carriera, tante donne diverse interpretate a teatro, al cinema e in tv riuscendo a farne emergere le infinite sfumature e ad essere credibile sia nei ruoli drammatici che in quelli più leggeri: Pamela Villoresi, tra le più grandi attrici italiane, è in scena al Teatro Politeama Pratese di Prato sabato 18 e domenica 19 gennaio con “Guerra e Pace” di Lev Tolstoj, nei panni di Annette, saggia e ironica padrona di casa dei salotti pietroburghesi e figura di raccordo delle diverse storie familiari e sociali che si intrecciano intorno a due illustri famiglie dell’alta nobiltà russa, i Bolkonskij e i Rostov.
Un atteso ritorno a casa per l’artista, ex direttrice del Teatro Biondo di Palermo (che produce lo spettacolo insieme al Teatro Stabile di Catania e al Teatro di Roma), protagonista anche di un incontro negli spazi al Ridotto sabato 18 gennaio, alle 17, dove sarà presentato il libro di Teresa Megale dal titolo «I teatri di Pamela Villoresi. Cinquant’anni di spettacolo», con Paolo Petrone ed Elena Randi.

Pamela, in “Guerra e pace” interpreta Annette che fa da trait d’union a tutte le varie storie che fanno parte di questo spettacolo, com’è entrata nei panni del personaggio?
“Non è stato particolarmente facile perchè è un non personaggio nel senso che Annette è stata presa da vari protagonisti di Guerra e Pace e le abbiamo attribuito una serie di battute che ci aiutavano a creare un filo narrante, quindi è stato complesso trovarle un percorso interiore, umano e piscologico, ma credo che alla fine ci siamo riusciti. Annette è l’emblema della madre terra, della patria, della forza femminile che costruisce e ricostruisce, che comunque aborrisce la guerra, che vive e lavora per la pace. E’ un personaggio affascinante, in quanto dice tante cose belle che in molti casi condivido”.
Quali sono queste cose belle dette da Annette che lei condivide?
“A un certo punto per esempio Annette afferma che “noi donne non desideriamo la guerra, noi siamo regni di pace, minimi reami femminili vivi in un mondo maschile”, ed è un concetto molto interessante. In un altro momento dello spettacolo, rivolgendosi ad Helene che si deprime, si lascia andare a causa della guerra, con Mosca in fiamme, dice “appena avranno finito di giocare al massacro fioriremo di nuovo, ci innamoreremo ancora, prepareremo banchetti nuziali, partoriremo, correremo nei campi, rideremo perfino. Non sarà più la vita che abbiamo vissuto finora ma forse sarà la vita ulteriore che avremo da vivere. Chi lo sa? Forse sarà anche più bella, più giusta. Forza mia cara, forza, andiamo!”. Sono delle battute belle da recitare, cariche di significato, che condivido e sono applicabili anche quando succedono cose personali, perchè racchiudono la forza della resilienza”.
“Guerra e pace”, nonostante sia stato scritto da Tolstoj oltre centocinquanta anni fa, affronta tematiche sempre attuali, come la resilienza e purtroppo la guerra…
“Guerra e pace ci ricorda, senza il bisogno di attualizzare il linguaggio, che c’è un mondo maschile, con tanti giovani, che non vede l’ora di partire per la guerra, che ammira incondizionatamente Napoleone, l’invasore, anche se poi va a combatterci contro, mentre le donne cercano di lavorare per la pace. Il mio personaggio chiede ad esempio a Pierre cosa ne pensi della guerra e lui risponde che è grandiosa, così come il Principe Andrej afferma che si può morire in ogni momento, quindi meglio farlo gloriosamente e Annette domanda: “perché gli uomini non riescono a vivere senza la guerra come noi donne?”. C’è una serie di battute molto attuali, che racchiude il fascino per queste avventure dittatoriali di conquista, di allargamento o di protezione estrema dei confini, che purtroppo torna in auge come se fosse la soluzione ai problemi, che invece andrebbero affrontati con serietà e con soluzioni appropriate. Un’altra battuta secondo me molto significativa è quando Pierre, parlando di Napoleone, dice “se per qualche ideale bisogna scavalcare un cadavere, poco male” e Annette risponde “non esistono idee che possono scavalcare un cadavere, i cadaveri sono superiori alle idee”. Purtroppo il fascino del combattimento, della conquista, della patria sovrana, oggi è di nuovo un faro per i giovani. La seconda guerra mondiale è finita più di mezzo secolo fa ed è atroce che ancora si possa pensare che i conflitti portino a qualcosa di buono”.

In “Guerra e pace” si parla di amore, morte, ma anche di potere, vendetta, perdono, secondo lei è più difficile oggi attuare il perdono rispetto alla vendetta e al desiderio di potere?
“Penso che non ci sia una cosa contrapposta all’altra. Posso anche non perdonare nel mio cuore, ma bisogna capire che rispetto a un’azione violenta, e noi donne ne subiamo in continuazione nel quotidiano, non solo fisiche, ma anche sociali, morali, si può rispondere con un’azione altrettanto scorretta e violenta, ma io per esempio mi rifiuto di farlo, sia perché non ne sono capace, sia perché agendo in quel modo avrebbe vinto chi vuole snaturarmi e fare di me una persona di cui non avrei stima. Quindi non si tratta solo di perdonare, ma di arginare in qualche modo il male che ti viene fatto, stopparlo e cercare di ovviare o di ripararlo, di fare in modo che non accada più. Il cammino dei non violenti, delle persone corrette è tortuoso, è faticoso, però credo che alla fine paghi cento volte di più”.
Quanto il teatro oggi può avere ancora una funzione sociale per smuovere le coscienze, per far riflettere le persone su certe tematiche?
“Il teatro è nato per discutere i problemi della polis, della città, della società e offrire degli spunti di riflessione, non pretende ovviamente di dare risposte perché non è il nostro compito, però può aprire la mente a interrogativi sempre più interessanti, a domande più profonde, più allargate, permettendoci di non dare risposte banali. Dobbiamo fornirci degli strumenti adeguati, in primis la cultura, per dare risposte sensate alla nostra vita”.
Sarà in scena a Prato, la sua città, da cui ha preso il via la sua meravigliosa carriera quando aveva 13 anni. Che ricordo ha degli inizi?
“Sono cresciuta a Prato, una città molto attenta ai giovani e alla cultura. Ai tempi delle scuole elementari e medie ci portavano a teatro a vedere gli spettacoli per bambini, i concerti e io avevo già deciso che volevo fare l’attrice. Quando ero al primo anno delle superiori e Roberto Benigni all’ultimo aprirono un teatro studio al Metastasio, il pomeriggio per noi ragazzi e la sera per i dilettanti. Io e Roberto abbiamo subito colto questa opportunità, infatti a 15 anni avevo già il libretto di lavoro ed ero in tournée per l’Italia. Sono molto grata perchè è stato un trampolino di lancio, e per questo ho sempre cercato di passare il testimone ai giovani facendo laboratori, aprendo scuole”.
A proposito, ha ricoperto il ruolo di direttrice del Teatro Biondo di Palermo, che tra l’altro produce “Guerra e Pace” insieme al Teatro Stabile di Catania e al Teatro di Roma, che esperienza è stata?
“E’ stata un’esperienza molto importante e difficile per diversi motivi. Mi è stata fatta la “guerra” però ho resistito e credo di aver realizzato un buon lavoro per il teatro in sé, per i quartieri, per il territorio, per gli artisti locali. Inizialmente la nostra “Scuola dei mestieri dello spettacolo”, diretta da Emma Dante, non rilasciava alcun riconoscimento ufficiale, adesso invece è il primo corso di studi universitario d’Italia in recitazione e professioni della scena. Occuparmi dei giovani per me è prioritario e penso di aver dato a tanti talenti siciliani le opportunità che si meritano”.
Sabato 18 gennaio contestualmente a “Guerra e Pace” ci sarà anche la presentazione del libro “I teatri di Pamela Villoresi, 50 anni di spettacolo” di Teresa Megale …
“Due anni fa allo scadere del mezzo secolo di carriera, Teresa Megale, storica del teatro e docente di discipline dello spettacolo all’Università di Firenze, mi ha voluto fare questo riconoscimento, e gliene sono molto grata. Nel frattempo e per puro caso ho scritto anch’io un libro, che si chiama “Io e Strehler” in quanto mi hanno chiesto di mettere per iscritto la mia esperienza con Strehler come attrice. Devo dire che ne sono stata felice perché ho rievocato dei ricordi che erano nel subcosciente ormai, che si erano depositati un po’ nel fondo della memoria e che sono riemersi. Ho ritrovato le lettere che c’eravamo scritti e penso che sia un libro prezioso perché l’ottica di Strehler viene raccontata dal punto di vista attoriale”.

Cinquantadue anni di carriera in cui ha avuto modo di fare tantissime cose, di lavorare con grandissimi personaggi, se dovesse pensare a tre momenti, a tre fotografie, quali le vengono in mente?
“La prima fotografia è sicuramente legata a Giorgio Strehler, perché è stato il mio padre teatrale. La seconda è relativa agli anni in cui avevo i bambini piccoli e sceglievo di andare meno in tournée e restare a Roma, così mi sono dedicata al teatro comico. Mi sono divertita tantissimo e poi ho scoperto un lato di me che conoscevo meno. La terza riguarda questi ultimi anni, i lavori con Valerio Binasco, Emma Dante, la direzione del Teatro Biondo a Palermo che porto nel cuore e che mi hanno arricchita tanto. Sono tre passaggi diversi. Poi se penso al cinema la fotografia più importante è la mia partecipazione al film La grande bellezza di Paolo Sorrentino, mentre per quanto riguarda la televisione la serie Don Matteo”.
In “Don Matteo” interpreta Elisa, un personaggio molto simpatico e protagonista di varie scene divertenti insieme a Nino Frassica…
“Il problema con Nino è riuscire a finire di girare le scene senza scoppiare a ridere perchè è una fonte inesauribile di comicità. Il mio mestiere è bello perchè è una scuola, ogni volta si impara qualcosa di nuovo. Sento una bella responsabilità nel recitare in “Don Matteo” perché è una serie di successo e so che ha un pubblico di 7-8 milioni di spettatori, con un senso critico diverso rispetto al teatro”.
In quali progetti sarà impegnata?
“Nel futuro ci sono uno spettacolo con Valerio Binasco, un altro con Emma Dante, e un progetto con Francesca Archibugi. Sono molto felice e orgogliosa di quello che mi aspetta”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Maria Lardara
