Le sue collezioni, ogni anno, sono attese come un evento di grande richiamo, per le creazioni dello stilista e per il glamour che caratterizza i suoi défilé. Marco Strano è un affermato interprete e generatore di tendenze dell’Alta Moda e degli abiti da sposa. Gli abiti – ben 74 – di RicAmare , la sua nuova collezione, sono stati protagonisti, il giorno 26 gennaio, in una location insolita. Si tratta della nuova stazione, peculiare per il design innovativo, della metropolitana di Catania, ossia Fontana, che, per una sera è diventata un atelier urbano.
LA COLLEZIONE E LA SFILATA
Le modelle hanno animato un luogo fatto da scale mobili, pareti a vetro e percorsi segnaletici, con un allestimento elegante che ha saputo esaltare l’incedere delle mannequin che indossavano i raffinati abiti griffati Marco Strano. La Ferrovia Circumetnea ha permesso l’utilizzo di questi spazi, inaugurati da circa sei mesi, consentendo un’esperienza sensoriale e immersiva collettiva, che è stata caratterizzata anche dalle opere di una galleria d’arte permanente, dal titolo Fermate d’Arte: dal museo alla metropolitana. Quest’ultima si compone di busti, frammenti di mosaici e statue che provengono dalle catacombe di Domitilla, costituendo un ensemble artistico con elementi forniti da alcune collezioni del Museo Civico Castello Ursino e del nobiliare Palazzo Biscari di Catania. La cultura e la moda si sono così intrecciate in un connubio venato da temi di inclusione e commistioni. L’artista ha ringraziato per la location affermando: “Ringrazio di cuore il management di FCE, il direttore generale Salvatore Fiore, l’ingegnere Sebastiano Gentile, l’architetta Loredana Cucinotta, ed anche la direzione dell’ospedale Garibaldi Nesima, la cui disponibilità è stata fondamentale”. “Un evento bellissimo, che è riuscito a coniugare la moda, l’arte con i temi del trasporto pubblico e della mobilità sostenibile e ciò ci rende particolarmente orgogliosi “, ha aggiunto Salvatore Fiore.
L’ispirazione della nuova collezione nasce dagli spazi metropolitani, con vagoni e binari che si incrociano a simboleggiare l’invito dello stilista affinché la donna segni l’eleganza degli outfit con un glamour urbano e metropolitano. L ‘evento è stata un’immersione multisensoriale con tre segmenti, che quasi hanno rappresentato tre fermate di metro. La prima di queste si è sostanziata in una reinterpretazione coraggiosa di capi indossati nel quotidiano, coniugandoli con elementi dell’haute couture, mediante una combinazione di stili, come nel caso del piumino che diventa un corsetto luccicante di paillettes. La seconda tappa del défilé ha viaggiato sulle ali della grande tradizione sartoriale italiana, con broccati e tessuti finemente lavorati abbinati a silhouette voluminose. A dominare il terzo segmento sono stati abiti luccicanti, adornati da cristalli e piume, con i tessuti tecnici che hanno assorto al ruolo di espressioni significative di arte contemporanea.
Le creazioni sposa hanno avuto i connotati della storia e, soprattutto, del ricamo, donde il titolo della collezione, ossia RicAmare. Strano considera il ricamo come una sua missione e un inno all’amore che, adottato negli abiti, esalta la femminilità di ogni donna. La collezione sposa si segnala per abiti che guardano a forme classiche, rivisitate in modo contemporaneo e moderno. La sfilata è stato un gioco continuo di volumi ampi e linee più aderenti che magnificano la femminilità, attraverso dinamiche di contrasti, adoperando anche maniche a sbuffo e scollature profonde.

L’INTERVISTA A MARCO STRANO
Il tuo percorso inizia nel 2007. Siamo giunti alla collezione n° 18. Come nasce “RicAmare”?
Nasce dall’amore che ho per i ricami antichi e vintage, che sono presenti nella collezione con frammenti e dettagli sugli abiti, e anche dalla passione che ho nel creare nuovi ricami con dei materiali non convenzionali. RicAmare è proprio Amare i ricami!
Il tuo stile si avvale di un’importante ricerca sul made in Italy ed è legato profondamente anche anche alla Francia. Come si riscontra tutto questo in quest’ultima collezione?
Il made in Italy nei miei abiti è presente nei tessuti che sono a filiera controllata: non si tratta, infatti, di filati di importazione tessuti in Italia, che nascono e vengono tessuti in Italia. Quindi la qualità e la filiera sono certificate e importanti. Questa è una prerogativa di tutti i miei abiti. Per quanto riguarda la Francia, si tratta di una terra ricca di ricamifici. Oltralpe troviamo i ricamifici più antichi del mondo e anche quest’anno mi sono avvalso della loro collaborazione per creare i pizzi Chantilly di base e, sopra, ad esempio, c’è ricamata la rafia, sia in oro che in blu elettrico. O ancora la base di pizzo Chantilly, con la rafia ricamata e poi stampata, facendo quindi tre passaggi di ricamo per ottenere un effetto molto particolare. Inoltre, utilizzo i classici ricami francesi, come il pizzo Rebrodè che è il must dei ricami francesi.

Quale colore rappresenta maggiormente te stesso e quale, tra quelli non ancora da te adoperati con risalto, vorresti ulteriormente utilizzare in una delle tue prossime collezioni?
Il mio colore è il verde. In ogni mia collezione esistono tanti abiti declinati in infinite sfumature di verde. Tra i colori che uso meno, ci sono, sicuramente, il nero e il rosso. Anche se, quest’anno, ho omaggiato proprio il rosso con gli ultimi due abiti in passerella che hanno chiuso la sfilata. Tra qualche anno il rosso sarà, probabilmente, più presente in una mia collezione. Comunque, non c’è un colore che io non abbia mai utilizzato.
Come è avvenuta la scelta della location e quale sinergia si è creata con Catania, per te che sei uno stilista nativo della città del “liotru”?
C’era già nell’aria da qualche anno l’idea di fare un evento che potesse incontrare la città di Catania. Il regista delle mie sfilate, Mario Gazzo, mi aveva, infatti, già suggerito di usare una fermata di metropolitana. Però c’eravamo resi conto che non ce ne erano abbastanza grandi per ospitare un evento di questo tipo. Dal momento in cui è stata inaugurata la stazione Fontana, riunendoci anche con Fabio Ruggiero, che si occupa degli allestimenti e con Sandra Mascali della Mas Communication, ci siamo resi conto che potesse essere una cosa molto bella. E abbiamo avuto una pronta accoglienza con tanto entusiasmo e partecipazione, da parte della FCE, in particolar modo dall’ingegner Fiore e dell’architetta Cucinotta, riuscendo, grazie a una forte sinergia di intenti, anche a valorizzare la metropolitana di Catania.
Quali sono i tuoi prossimi appuntamenti e progetti futuri?
Voglio sempre sperimentare e ricercare, che sono elementi della mia cifra stilistica. Ci sono tanti bei progetti che spero si possano concretizzare per avere un respiro maggiormente internazionale.
A concludere l’evento è stato l’esclusivo aperitivo dello chef Seby Sorbello – a capo di Cookingout – ha che ha deliziato il folto pubblico, creando una stuzzicante liaison tra cibo, arte e moda.
L’hairstyling è stato curato da Roberto Napoli, Compagnia della Bellezza di Acireale e Alfio Reitano, Compagnia della Bellezza di Giarre, mentre il make-up da Orazio Tomarchio per la Truccheria Cherie. La regia moda è stata di Mario Gazzo per Magam, autore anche della sound track assieme a Daniele Di Mauro. L’organizzazione è targata Mas Communication, l’ufficio stampa è stato di Battutalibera. Le luci scenografiche sono di Benedetto Light; allestimenti e service labbing di Fabio Ruggiero, le decorazioni floreali delle sorelle Vittoria e Roberta Alfino di Fiorelli Wedding. Hanno contribuito alla riuscita dell’evento anche la wedding planner Melania Millesi wedding planner e l’associazione contro il tumore ovarico Acto Sicilia.
di Gianmaria Tesei
