“E’ il personaggio che ho più indagato in assoluto nella mia carriera, anno dopo anno è come se avessi scoperto un pezzettino di lei, una sfaccettatura, una parte del suo passato, quindi l’ho amata follemente”. Claudia Vismara interpreta Caterina Rispoli nella serie “Rocco Schiavone 6”, in onda su Rai 2 il mercoledì sera alle 21.25, tratta dai romanzi e racconti di Antonio Manzini editi da Sellerio, coprodotta da Rai Fiction, Cross Productions e Beta Film, con la regia di Simone Spada.
Attrice poliedrica e dalle grandi doti recitative, Claudia Vismara ha recentemente preso parte anche al film tv “La bambina con la valigia” regalando un’intensa interpretazione di Ersilia Haffner, si sta dedicando alla scrittura di un film e sogna di pubblicare un disco, essendo la musica da sempre una delle sue passioni.

Claudia, in “Rocco Schiavone 6” è tornata a vestire i panni di Caterina, che ritroviamo operativa alla Questura di Aosta. Quali sviluppi avrà il suo personaggio?
“Come si è visto nella prima puntata, Caterina va a deporre al processo relativamente al famoso fascicolo su Mastrodomenico, quindi è come se si chiudesse quella pagina buia in cui ha dovuto fare se non il doppio, addirittura il triplo gioco. Ritorna alla Questura di Aosta con un certo stupore di Rocco, che infatti le dice: fra tutte le questure d’Italia dovevi farti assegnare proprio qui? Non farà però parte della squadra di Schiavone, ma sarà a capo di una task force che viene creata appositamente contro la violenza domestica, un tema che Caterina sente particolarmente visti i suoi trascorsi e gli abusi da parte del padre. In questa stagione non si vedranno degli sviluppi veri e propri, semplicemente è l’inizio di una nuova collaborazione che poi si svilupperà nei libri a seguire e quindi nella prossima stagione della serie, sperando sempre di realizzarla. Il suo ritorno ad Aosta porta un po’ di scompiglio tra Rocco e Sandra, che ovviamente si mostra gelosa di Caterina”.
Tra Caterina e Rocco c’è comunque un legame che non si è mai spezzato nel corso delle stagioni, nonostante varie vicissitudini e tradimenti…
“C’è un filo indissolubile tra loro due nonostante tutto quello che hanno attraversato, si sono amati e traditi, ma non riescono a stare lontani. Non so se posso parlare per il personaggio di Rocco, ma per quanto riguarda Caterina è stata sinceramente innamorata di Schiavone, senza doppi fini, senza doppi giochi. Quando ami una persona e sei costretta ad allontanarti per vicissitudini non legate al sentimento che provi, ovviamente è come se quel cassetto non venisse mai chiuso del tutto, quindi rimane un po’ aperto e ogni tanto ci vai a pescare qualche vestito con un pizzico di malinconia. Vedremo cosa succederà tra Rocco e Caterina nei prossimi libri…”.

Claudia Vismara e Marco Giallini in “Rocco Schiavone 6”
Poco fa diceva che Caterina sarà a capo di una task force che si occupa di violenza domestica, una tematica che purtroppo è sempre molto presente e attuale anche nella realtà che ci circonda…
“Assolutamente sì, purtroppo quotidianamente c’è una notizia al Tg che riguarda un femminicidio o una violenza domestica, è una tematica attualissima e su cui è complesso lavorare. Nonostante tutti siano molto consapevoli del problema, attuare una soluzione che sia reale e concreta è veramente difficile. Quante donne infatti sporgono denuncia e poi finiscono per essere vittime di quella stessa persona che al 90% delle volte è il proprio compagno o un ex. E’ un dramma arduo da debellare”.
Cosa hanno aggiunto il personaggio di Caterina e la serie Rocco Schiavone al suo percorso, sia artistico che umano?
“Caterina è il personaggio che ho più indagato in assoluto nella mia carriera perchè sono dieci lunghi anni che recito in “Rocco Schiavone” e non ho mai vissuto una cosa simile con altre serie. Anno dopo anno è come se avessi scoperto sempre di più un pezzettino di lei, una sfaccettatura, una parte del suo passato, quindi l’ho amata follemente, artisticamente parlando. E’ un personaggio che sento per molti aspetti simile a me, con diverse corde in comune, e per altri totalmente all’opposto ed è una dicotomia che mi è sempre piaciuta moltissimo”.

Claudia Vismara con il cast di “Rocco Schiavone 6”
Quali sono gli aspetti che sente più simili a Caterina e quali quelli invece più distanti?
“Sicuramente condivido con lei l’essere forte e fragile allo stesso tempo, come se ci fosse una battaglia interiore tra ciò che puoi svelare come vera natura e quello che invece poi finisci per mostrare agli altri, come se fosse una corazza che ti appartiene in modo imprescindibile, senza che tu la controlli particolarmente. È una donna comunque molto passionale, è istintiva, è intuitiva, queste sono tutte caratteristiche che sento molto vicine.
Al contrario, Caterina ha un passato che fortunatamente è lontanissimo da me per quanto riguarda la sua situazione familiare e quello che ha dovuto passare e questo è stato un aspetto che ho dovuto ricercare molto per poter rendere credibili le scene, soprattutto nella seconda stagione, quando emerge il suo dramma e i fantasmi del passato che ritornano a bussare. Mi sono dovuta preparare tanto perché non sapevo proprio da cosa attingere ma volevo che fosse veritiero il confronto con suo padre. Mi sono chiesta: se fosse capitata a me una cosa del genere che cosa avrei detto io su quel letto di ospedale? Le battute sono scritte però devi trovare il modo di interiorizzarle. Io provengo dal metodo Stanislavskij – Strasberg quindi non si tratta di una questione tecnica ma profondamente emotiva”.

Recentemente ha preso parte ad un altro film tv, in onda sempre su Rai 1, “La bambina con la valigia”, dove ha interpretato Ersilia, la madre di Egea Haffner, che esperienza è stata?
“E’ stata un’esperienza stupenda, è un progetto che porto nel cuore, e penso di poter parlare anche a nome di tutto il cast, perché in pochissimo tempo, cinque settimane di ripresa e due di preparazione in cui ci siamo visti una volta per la lettura, siamo passati dall’essere una famiglia per fiction ad una reale nel vero senso della parola, infatti sono nati dei rapporti molto profondi, anche con Petra Bevilacqua, la bimba che è stata il fil rouge di questo legame. Ci sentiamo, non quotidianamente ma quasi, abbiamo un gruppo, organizziamo uscite, cene, andiamo a vedere assieme gli spettacoli, si è creata una bellissima amicizia ed è una cosa davvero rara. I set spesso sono delle bolle che nascono mentre stai girando e poi scoppiano dopo che hai finito, invece nel nostro caso il rapporto sta perdurando anche dopo le riprese. E’ stato un progetto per me interessantissimo e molto importante, sentivamo la responsabilità della storia che stavamo raccontando e che è poco ricordata purtroppo, anche se è una pagina devastante dell’Italia. Interpretare dei personaggi realmente vissuti, alcuni ancora esistenti come Egea Haffner, che ha visto il film e si è commossa tantissimo, è stato un valore aggiunto. Ersilia è un personaggio che ho adorato follemente”.
Una donna, per storia e indole, sicuramente molto diversa da Caterina…
“Sono due donne diversissime. Quando ho letto la sceneggiatura de “La bambina con la valigia” ho pianto tantissimo, pensando al momento in cui Caterina deve abbandonare la figlia, quando perde il marito o va a sfidare i soldati, ho visto una donna con una forza, un carisma e anche un peso sulla coscienza enormi ed è stato super stimolante, artisticamente parlando, interpretarla. In più c’era la questione dell’accento su cui confrontarsi. All’inizio il regista voleva mantenere la parlata un po’ più pulita perchè c’era poco tempo a disposizione per studiare, invece avendo un cast di interpreti così bravi nelle due settimane di preparazione, con dei coach che ci hanno aiutato, abbiamo imparato a parlare con l’accento di Pola. E’ stato un insieme di sfide artistiche molto belle e forti”.

Claudia Vismara con Petra Bevilacqua in “La bambina con la valigia”
Ed è stato anche il suo primo ruolo da mamma da quando anche lei è diventata mamma di una splendida bambina…
“E’ stato il mio primo ruolo da mamma da quando anch’io sono mamma e quindi puoi immaginare il carico emotivo che ho sentito nelle scene in cui dovevo separarmi da Egea, dirle in qualche modo addio anche se poi Ersilia cercherà di riprendersela, però ho provato un senso di struggimento profondo, anche perché come dicevo prima con Petra ho legato tantissimo, è diventata una sorta di nipotina. Su quel set si è creata una piccola magia che secondo me si respira anche guardando il film”.
Nonostante la storia di “La bambina con la valigia” sia ambientata negli anni Quaranta ci sono delle tematiche ancora attuali, come l’infanzia negata ma anche l’importanza della Memoria, il ripetersi di errori a dimostrazione che non abbiamo imparato molto da quanto accaduto nel passato…
“E’ una storia che si ripete purtroppo. Ci sono delle scene del film che sono traslabili ai nostri anni, gli Haffner ad esempio partono a bordo di un peschereccio, di un barcone, lasciando tutto, andando incontro all’ignoto, non sapendo quello che troveranno. E’ certamente una famiglia agiata per cui non è la stessa situazione di chi lascia la propria terra senza niente, solo con i vestiti che ha addosso, però è un’immagine che dovrebbe farci riflettere. Spesso non ci ricordiamo che siamo stati profughi, oggi invece abbiamo un’immagine così distante di noi che non riusciamo a empatizzare con chi è profugo a sua volta. Oppure parlando di esodo, pensiamo ad esempio a quello che è accaduto quando c’è stato il cessate il fuoco a Gaza, è stata un’immagine impressionante. Fa un certo effetto questo parallelismo tra il 1946 e il 2025, è come se non riuscissimo mai ad imparare da quello che la storia ci insegna, è come se fossimo destinati a ripetere ciclicamente tutti i drammi umani”.
Indubbiamente le arti possono avere un ruolo importante per far riflettere le persone su certe tematiche…
“E’ il loro ruolo principale, quando con un film, una serie, uno spettacolo, una canzone riesci a toccare qualcosa di profondo che smuove la coscienza di chi guarda e ascolta significa centrare completamente il bersaglio. Ci hanno scritto tante persone che hanno visto La bambina con la valigia insieme ai loro figli adolescenti raccontando che non conoscevano questa pagina di storia e che sono andati a documentarsi. Questa è la soddisfazione più grande, oltre a sentire le parole di Egea Haffner in conferenza stampa, che si è commossa e riconosciuta nel vedere la sua famiglia rappresentata e il grande dramma che ha vissuto. Sapere che siamo stati in grado di restituire una veridicità a quella storia spaventosa per noi è stato importante”.

Caterina, Ersilia e poi Giuli a teatro ne “Il professionista: Nella mente di un sicario” …
“Le ho interpretati in sequenza, prima ancora giravo in contemporanea Il Patriarca dove vestivo i panni di un commissario di polizia omosessuale e poi ho impersonato Caterina Rispoli. A seguire c’è stata Ersilia, quindi sono stata traghettata negli anni Quaranta, infine è arrivata Giuli, una cantante di night club alcolizzata e mi sono divertita a impersonarla. Solitamente mi capitano ruoli di poliziotte, di donne forti, dure, Giuli invece è fragile, ha sempre bisogno di appellarsi a qualcuno, tanto che si innamora di un killer di una certa età che funge quasi da figura paterna. E’ un personaggio bellissimo che ad un certo punto diventa un’alcolista quindi c’era la necessità di trovare una forma di riscatto durante lo spettacolo, riuscendoci solo nel finale. E poi Giuli canta, io mi sono formata in un’accademia di musical, adoro cantare da sempre, però non ne ho mai fatto una carriera. Mi è capitato in qualche serie, in qualche film di cantare un pezzo, ma la musica e il canto sono da sempre il mio grande sogno”.
Le piacerebbe quindi pubblicare un singolo o un disco?
“Con il compositore Stefan Larsen, che è geniale, e cura le musiche di “Il Professionista: nella mente di un sicario”, si è parlato di realizzare un progetto musicale assieme. E’ sempre stato il mio sogno nel cassetto pubblicare un album e se si realizzasse sarei la persona più felice del mondo”.
Che genere musicale le piace cantare o ascoltare?
“Ascolto moltissimo musica indie, indie rock, elettronica, folk, afro. Non mi piace la musica commerciale. Sono un’amante del blues, ma non del jazz contemporaneo. La musica è il principale traghettatore delle emozioni, la utilizzo anche sul set quando devo interpretare scene particolarmente drammatiche o commoventi. C’è qualcosa che immediatamente mi connette anima e cuore con quello che devo andare a interpretare. Oppure se sono triste e ho bisogno di tirarmi su basta che metto un pezzo afro e cambia il mood di quel momento. Sono molto camaleontica, la musica mi aiuta a sprofondare in una direzione o nell’altra”.
Riguardo i prossimi progetti c’è qualcosa che ci può anticipare?
“Al momento mi sto dedicando alla scrittura di un film assieme a Marco Andreoli e al mio compagno Daniele Pilli, tratto da uno spettacolo di teatro che aveva scritto per noi lo stesso Andreoli, che si chiama “La consuetudine frastagliata dell’averti accanto”. Per ben due volte quando dovevamo andare in scena al Teatro Vascello di Roma c’è stato il lockdown, e quindi lo abbiamo realizzato all’interno del teatro ma in live streaming, per cui il pubblico ci guardava ogni sera da remoto e ci mancava il contatto diretto con gli spettatori. E’ una storia particolare, articolata, pazzesca, spesso ci hanno chiesto di trarne un film. Nel frattempo io e Daniele siamo diventati genitori e quindi abbiamo messo in pausa un’ambizione così grande, perché scrivere un film non è una passeggiata. Da poco abbiamo ripreso in mano il progetto e sono molto entusiasta di quello che stiamo realizzando”.
di Francesca Monti
credit foto copertina Andrea Ciccalè
Si ringraziano Giorgia Pulcinelli e Pamela Menichelli
