Tredici Pietro pubblica “Non guardare giù”: “E’ un disco che arriva da una lunga ricerca”

Tredici Pietro pubblica il nuovo album “Non guardare giù”, in uscita venerdì 4 aprile per Epic Records/Sony Music Italy, aggiungendo un importante tassello al suo percorso artistico grazie a un progetto che svela il lato più consapevole e maturo della sua identità musicale, in cui ampio spazio è lasciato alla sperimentazione.

Con questo album, Tredici Pietro, tra le penne più interessanti e profonde della scena urban italiana, vuole mostrarsi in una luce inedita, mettendo a nudo le proprie emozioni e raccontando senza filtri le sue esperienze. Attraverso testi profondi e un sound coinvolgente, il disco esplora le fragilità, le insicurezze e le sfide interiori dell’artista, offrendo al pubblico un ritratto autentico e sincero della sua evoluzione.

“E’ un disco che arriva da una lunga ricerca su come volessi esprimermi con suoni e parole e da diversi luoghi che ho frequentato, da Bologna a Milano a vari paesi in Europa. Per quanto riguarda il titolo mi piaceva molto questa locuzione come fosse un mantra. Non guardare giù per me vuol dire non fermarti troppo a dare spazio ai pensieri intrusivi e a spiegare le cose, infatti solo agendo si può trovare un senso ma vuole dire anche guarda giù, guarda cosa succede, in quanto tendiamo a fregarcene degli altri e a preoccuparci solo di noi stessi. E siamo sempre bloccati nella nostra paranoia. Purtroppo per necessità si pensa solo a portare a casa quello che è indispensabile. Fuggiamo costantemente dalla realtà, alterando la percezione delle cose, attraverso le macchinette, le droghe, il telefono, la costruzione di un alter ego con un personaggio di un videogioco. Vedo un disagio enorme, un’incapacità di azione nella nostra società”.

Dal punto di vista musicale, “Non guardare giù” rappresenta un vero e proprio viaggio attraverso stili diversi, passando dalla trap all’acustico, dal rap old school al drum&bass, fino a toccare il soul e il rock italiano. Ogni brano è la tappa di una crescita artistica e personale autentica che si riflette anche nei testi, in cui l’artista lascia spazio a temi universali sempre riportandoli a riflessioni più intime.

Il progetto è stato sviluppato durante sessioni di scrittura in Umbria, come testimoniato dai diversi video spoiler che Tredici Pietro ha pubblicato sul suo profilo Instagram in queste settimane. Ad anticipare il disco è stato il singolo “verità”, uscito lo scorso venerdì (7 marzo), brano in cui il rapper riflette sulle scelte che ha compiuto nel corso della sua vita fino ad ora, e sulle risposte che ancora oggi fatica a trovare.

La copertina del disco raffigura un cielo: “Quando ho pensato alla cover il primo input è stato un cielo e volevo poi mettere anche l’uroboro, una figura mitologica, un serpente che si mangia la coda, che deve mangiarsi per rinascere, rappresenta il ciclo della vita, è la situazione in cui ci troviamo, in cui in alcuni momenti non vogliamo ritrovarci, è l’incoerenza della nostra natura. La speranza è che la gente possa svegliarsi e attivarsi per cambiare il mondo”.

Tredici Pietro prosegue, così, il percorso iniziato con i singoli “morire”, “Serve amore” con Irbis, “High” e “Big Panorama”, in cui non rinuncia al suo stile inconfondibile e al sapore classico dell’hip hop anni Duemila, ma in cui continua a sperimentare. La sua scrittura, intensa e viscerale, dipinge immagini vivide che raccontano la realtà in maniera profonda, tra critica sociale e analisi personale. Nel disco c’è anche “Tempesta”, realizzato con Lil Busso e PSICOLOGI: “Ho voluto fare pochi ma buoni featuring che fossero parte del mio quotidiano, è come se parlassi io quando parlano i miei amici, esprimo i miei valori, sono artisti che rispetto e condivido e che sono dentro la mia vita”.

Riguardo il rapporto con suo padre, Gianni Morandi, Tredici Pietro ha concluso: “Volevo uscire con la mia voce ma non è ingratitudine. Non ho mai studiato la musica, per me la scrittura e il rap sono stati le chiavi per entrare dalla porta retro senza avere paragoni con mio papà. Ho fatto anche un percorso di terapia che mi ha aiutato ad essere me stesso”.

di Francesca Monti

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