Intervista con Miriam Dalmazio: “Costanza racchiude tanti mondi diversi”

“A Costanza ho regalato la mia dolcezza e quel lato più caloroso e umano che emerge soprattutto con le persone con cui ho maggiore confidenza”. Gentilezza, ironia, empatia e una grande intensità interpretativa sono alcune delle caratteristiche di Miriam Dalmazio che, dopo una lunga gavetta in cui ha preso parte a film e serie di successo, riveste per la prima volta (meritatamente) il ruolo della protagonista in “Costanza”, adattamento televisivo del romanzo “Questione di Costanza” di Alessia Gazzola, con la regia di Fabrizio Costa, prodotta da Rai Fiction e Banijay Studios Italy. Una commedia romantica con elementi freschi e originali, che racconta una storia d’amore contemporanea contrastata e un intrigante mistero da risolvere.

L’attrice interpreta Costanza Macallè, una giovane madre single che vive a Messina con la figlia Flora (Elena Sophia Senise), è laureata in Medicina e specializzata in Paleopatologia, la scienza che studia le malattie antiche e che indaga i segreti nascosti nei resti umani del passato, riportando alla luce vite dimenticate. Tuttavia, non trovando lavoro nel suo campo, si arrangia come rider per una catena di food delivery. Tutto cambia quando vince un assegno di ricerca di un anno presso il prestigioso Dipartimento di Paleopatologia di Verona: non solo avrà l’occasione di lavorare nel suo campo, ma potrà finalmente ricongiungersi con la sorella minore Antonietta detta Toni (Eleonora De Luca). Verona, però, è anche la città in cui vive il padre di Flora, Marco (Marco Rossetti), un rampante architetto all’apice della sua carriera che non ha mai saputo di avere una figlia e che sta per sposarsi con la fidanzata dell’epoca, Federica (Giulia Arena).

Assorbito l’ovvio shock della scoperta di avere una figlia, però, Marco si rivela un padre curioso, attento e premuroso, di cui Flora si innamora subito e nemmeno Costanza riesce a rimanergli indifferente. Intanto la giovane paleopatologa trova un collega che riesce a farla sorridere fin dal loro primo incontro: Ludovico (Lorenzo Cervasio), studioso di lingue antiche, con il quale nasce una fortissima attrazione. Costanza cerca così un difficile equilibrio tra la vita privata e un lavoro impegnativo e insolito. Il suo incarico è ricostruire la vera storia di Selvaggia di Staufen (Bianca Panconi), figlia illegittima di Federico II di Svevia (Kaspar Capparoni), i cui resti sono stati ritrovati nei pressi del suggestivo Castello di Montorio.

Miriam Dalmazio con Elena Sophia Senise in “Costanza”

Miriam, nella serie “Costanza”, che sta avendo ascolti eccellenti con oltre 4 milioni di spettatori a puntata, interpreta per la prima volta una protagonista…

“Finora avevo rivestito ruoli da coprotagonista che poi sono rimasti nel cuore di molte persone, da Margherita in “Che Dio ci aiuti”, a Nina in “Studio Battaglia” e Marina in “Rocco Schiavone” ma sinceramente non mi aspettavo che mi affidassero la protagonista di una serie. Se mi connetto alla parte razionale di me però penso anche che avendo fatto tanta gavetta forse ad un certo punto fosse naturale un avanzamento. Ci sono stati diversi incastri stranissimi a mio favore. Sono felice che “Costanza” stia riscontrando un ottimo gradimento da parte del pubblico”.

Costanza è una ricercatrice molto empatica, amorevole, appassionata. Ha trovato degli aspetti in comune e cosa ha regalato di lei al personaggio? 

“Costanza è tanti mondi insieme, è una donna libera che fa delle scelte libere e si assume la responsabilità delle conseguenze. Al contrario di me vive un po’ alla giornata, io invece sono molto quadrata e questa sua caratteristica mi ha colpito tantissimo. Sicuramente ho messo nel personaggio l’aspetto legato alla maternità, ho attinto dal rapporto affettuoso che ho con mio figlio Ian che è un coetaneo di Flora, per raccontare il legame tra la protagonista e sua figlia. E’ una madre single, con le spalle molto larghe, è un po’ incasinata, ma è solida, almeno affettivamente. Le ho regalato anche la mia dolcezza e il mio lato più caloroso e umano che emerge soprattutto con le persone con cui ho maggiore confidenza”.

Conosceva già la paleopatologia o l’ha scoperta grazie a questa serie?

“Ho scoperto che nessuno conosce la paleopatologia, me compresa (sorride). Ovviamente sono andata a cercare informazioni a riguardo ed è stato interessante capire quante cose si possono svelare analizzando le ossa umane. E’ anche possibile ricostruire lo stile di vita che le persone avevano in una determinata epoca, la dieta che seguivano, il tipo di esercizio che facevano, le famiglie a cui appartenevano. E’ un’indagine vera. E poi ho contattato Alessia Gazzola per chiederle qualche dritta. La paleopatologia è una branca della medicina poco conosciuta e anche online non c’è molto materiale, quindi ho dovuto lavorare di fantasia rispetto a quello che doveva essere il mio approccio verso queste ossa e alla passione che mette Costanza nel romperle per cercare un Dna all’interno di esse”.

Quali sono state le indicazioni più importanti che le ha dato Alessia Gazzola che poi sono state utili per entrare nel personaggio?

“In questi giorni, parlando spesso di “Costanza”, ho capito che è come se avessi voluto interpretare Alessia Gazzola. Non è che io abbia chiesto chissà quali cose sulla paleopatologia, sicuramente lei mi ha indirizzato verso dei siti, dei video e anche dei testi che alla fine non ho letto perché ho visto che erano scritti in piccolo e con termini scientifici che soltanto un medico può comprendere. Attraverso i  romanzi ho capito invece che in Costanza c’era tanto dell’autrice, ad esempio la sua ironia e la sua dolcezza, quindi forse inconsciamente ho voluto interpretare un po’ Alessia che ho avuto modo di conoscere, seppur a distanza, in questi mesi di lavorazione”.

credit foto Yuri Spalletta

Costanza è indubbiamente un personaggio originale, affascinante, differente rispetto a quelli che di solito si vedono nelle serie tv… 

“E’ una figura inedita per la Rai e per la fiction in generale, anche perché la paleopatologia è una branca che si avvale dall’aiuto di altre figure, come lo storico, il filologo, l’archeologo. Quindi è un’indagine di team molto interessante. Questa secondo me è la novità assoluta”.

Lei che rapporto ha con la storia? E’ una materia che le piaceva studiare a scuola?

“Ho un rapporto terribile (sorride). Devo dire però che, avendo trattato anche l’argomento del Medioevo all’interno della serie, mi sono appassionata ai podcast di Alessandro Barbero. E’ un grande comunicatore, mette tanta passione in quello che fa e riesce anche a raccontare aneddoti del quotidiano di quell’epoca storica coinvolgendo chi lo ascolta. Forse non mi è mai piaciuta la storia in quanto non ho avuto nessuno che me l’ha fatta apprezzare … anche perché ho fatto il liceo scientifico”.

Costanza ha un suo podcast dove cerca di riportare alla luce quello che la storia getta nel buio, soprattutto relativamente alle donne…

“Costanza combina dei pasticci con questi podcast perché previene le indagini, quindi mette online delle informazioni che potrebbero essere false perché ricama su queste storie, le trasforma in una sorta di favola, però un’altra sua mission bellissima è rendere giustizia a queste donne del Medioevo che, come il professor Barbero mi ha insegnato, avevano come unico compito fare figli e allattarli e avevano una vita molto triste. A parte Giovanna D’Arco e poche altre, non ci sono donne del periodo medioevale che hanno lasciato il segno, quindi Costanza, attraverso il podcast, vuole dar voce alle avventure di Selvaggia di Staufen, figlia illegittima di Federico II di Svevia, una ragazza che non era felice e che ha vissuto la vita che qualcun altro ha voluto per lei”.

Quali altri podcast ascolta? Le piacerebbe in futuro scriverne o raccontarne uno? 

“Quando c’è qualche podcast interessante lo ascolto, da Soli – I bambini di Osho, agli amori tossici raccontati da Selvaggia Lucarelli, a La città dei vivi. Per quanto riguarda realizzare un mio podcast… mai dire mai”.

Miriam Dalmazio con Marco Rossetti in “Costanza”

Miriam Dalmazio con Lorenzo Cervasio in “Costanza” – credit foto Yuri Spalletta

Tornando a “Costanza”, c’è questo triangolo amoroso, che potrebbe essere anche quasi un rombo, composto dal suo personaggio, da Marco, Ludovico e Federica. Quanto è stato interessante interpretare e indagare le relazioni umane tra i vari personaggi?

“E’ stato strano perché io sono monogama, non mi sono mai ritrovata in situazioni triangolari, romboidali, piramidali (sorride) ma è stato anche divertente raccontare questa tensione che provava Costanza, divisa tra l’amore impossibile nei confronti di Marco, che sta per sposare Federica e che è un traditore seriale, e l’amore ideale, rappresentato da Ludovico, che la ama alla follia, che è dalla sua parte qualsiasi cosa scelga di fare, ma che forse un po’ la annoia. Secondo me in qualche modo prevale la chimica che esiste tra Costanza e Marco”.

Quello tra Costanza e Marco è un amore che fa anche sognare, se pensiamo ad alcune scene con la canzone di Ed Sheeran, “Perfect”, a fare da sottofondo…

“C’è stato un colpo di fulmine tra Costanza e Marco, quindi c’è una malinconia romantica perché si pensa sempre al passato, a quello che sarebbe potuto essere e non è stato, e poi c’è il frutto del loro amore, Flora… Per poco ma si sono amati e questo fa sperare in un riavvicinamento o comunque ad un’unione nuova della famiglia, in maniera magari diversa, non tradizionale”.

E’ una serie che affronta tematiche attuali in cui tutti possono in qualche modo ritrovarsi come le famiglie non convenzionali, la maternità, la precarietà…

“Questa serie sembra molto leggera ma scavando a fondo trovi una fotografia della società di oggi e della situazione della donna. Penso che possa aver acceso delle lampadine e creato spunti di riflessione negli spettatori su diversi argomenti. Un giorno ad esempio ho ricevuto il messaggio di una ragazza che mi ha scritto che grazie a Costanza ha deciso di fare un master in paleopatologia. Questa notizia mi ha svoltato la giornata, perché quando cambi la vita di una persona che decide di fare una cosa perché tu l’hai messa in scena e le hai aperto un mondo è veramente emozionante”.

Costanza è una donna molto ironica. Nella sua vita quanto è importante l’ironia?

“Forse a Costanza ho trasmesso la mia leggerezza ed ironia. Magari non sembra ma sono molto ironica e mi concedo di far emergere questo lato soltanto quando sono a mio agio con delle persone care e posso essere me stessa al cento per cento. Quando invece mi sento in una situazione di discomfort tendo ad essere quasi fredda o rigida. Sul set della serie mi sono trovata bene con molti attori con cui ho lavorato, quindi è stato naturale improvvisare delle battute ironiche, scherzose”.

La serie è ambientata a Verona. C’è un luogo in particolare di questa splendida città che più l’ha affascinata?

“Ho lasciato il mio cuore a Verona. Penso che ci ritornerò a Pasqua con la mia famiglia perché mi è piaciuta tantissimo questa città. Ho amato i viali con le Ville Liberty, che sono stupende, Palazzo Maffei che ha una collezione di quadri meravigliosa, e la Basilica di San Zeno, soprattutto il chiostro, che ha una bellezza fuori dal mondo. Sono stata un pomeriggio intero in contemplazione in quel luogo magico, unico”.

Miriam Dalmazio con Elena Sophia Senise in “Costanza” – credit foto Assunta Servello

In un dialogo con Flora, Costanza dice “la rabbia è come un rospo se parli la sputi fuori”. Che rapporto ha con la rabbia e quanto è invece importante il dialogo, raccontarsi, dire quello che si prova?

“Con gli anni ho imparato ad assecondare questo aspetto relativo alla rabbia da buttare fuori. Prima la trattenevo tantissimo, adesso a volte parlo da sola o scrivo quello che mi passa per la testa per esternarla. La rabbia è un pensiero, un’emozione ma non sei tu, quindi riesco a gestirla, ad accettarla e a vivere meglio”.

Che cosa ha aggiunto umanamente e artisticamente al suo percorso questa serie?

“Sicuramente mi ha temprata fisicamente. Sono stata sul set tutti i giorni per quattro mesi, con solo cinque giornate libere, ed è stata una palestra incredibile, quindi mi ha permesso di accendere e spegnere emozioni in maniera molto veloce e sicuramente ho capito quanto sia importante stare con il tuo personaggio. Io ho saputo che avrei interpretato Costanza mesi prima rispetto all’inizio delle riprese, quindi ho avuto modo di approcciarmi a lungo a questo ruolo, leggendo i romanzi, parlando con Alessia Gazzola e ho potuto cogliere tante sfumature e dettagli per capirne i pensieri, i sottotesti delle sue battute”.

Nella sua carriera ha interpretato tante donne diverse, prima ricordava ad esempio Margherita in “Che Dio Ci Aiuti” piuttosto che Nina in “Studio Battaglia” e Marina in “Rocco Schiavone”, ci sono in particolare tre personaggi a cui è rimasta legata?

“La prima fra tutti è Giada Stranzi de “Il Cacciatore”, la seconda è Daniela Parisi di “Sole a catinelle”, la commedia con Checco Zalone, in quanto è stata una tappa importante della mia vita. La terza è Errè de “Il mio corpo vi seppellirà”, un film western di Giovanni La Parola che mi ha sconvolta totalmente perché interpretavo un personaggio muto ma mi hanno messo tante parrucche diverse, di vari tagli, ho avuto capelli corti, ero sempre sporca, sono andata a cavallo, è stato un lavoro che forse ti capita di fare una volta nella vita e mi è rimasto nel cuore”.

C’è una sfumatura del femminile che le piacerebbe raccontare con un ruolo che ancora non ha avuto modo di fare?

“Sono attratta dalle donne mistiche. Ho una mia spiritualità che coltivo in maniera personale, però le mistiche mi incuriosiscono perché dicono che non parlano con Dio ma che è Lui che si rivela a loro, quindi vorrei capire questo modo particolare di comunicare. Inoltre molte suore che ho conosciuto anche quando ho girato “Che Dio ci aiuti” mi raccontavano che erano sposate con Dio o che si prendevano cura di se stesse in modo da essere belle per Lui. Vorrei pertanto indagare la figura di una donna che vive la sua femminilità con Dio e scoprire questo rapporto con un essere che non ha forma ma che è tutto”.

Quando non è impegnata sul set quali sono i suoi passatempi?

“Leggo, guardo tanti film, e ultimamente mi sono data al canto, che ha a che vedere col buttare fuori le emozioni. Finalmente ho trovato una coach che non mi fa sentire giudicata, con cui posso fare i peggiori errori e divertirmi cantando. Per me è un gioco, una scoperta della mia voce. E poi amo tantissimo viaggiare”.

Che genere di musica le piace ascoltare e cantare?

“Adesso ti stupirò ma non ascolto più la musica da quando mi sono trasferita a Roma. E’ strano, subisco la musica degli altri. Se sono a casa da sola preferisco il silenzio, se sono in auto c’è qualcuno che sceglie per me le canzoni. Quando ero adolescente invece, chiusa nella mia alcovetta, ascoltavo tanta musica e avevo dei gusti stranissimi, molto vintage. A sedici anni adoravo Massimo Ranieri, sono anche andata a vedere il suo spettacolo forse perché c’è una parte d’attore che mi fa impazzire e faceva gli addominali mentre cantava. Poi mi piacevano Barbara, Aznavour, ero un po’ anziana dentro (ride). Per quanto riguarda il canto la mia insegnante mi sta facendo cantare un po’ di tutto, da Adele a Norah Jones e anche qualche brano di Mina e Iva Zanicchi”.

Qual è invece il viaggio che le è rimasto nel cuore e c’è un Paese che vorrebbe visitare?

“Vorrei ritornare in California, un posto che mi piace tantissimo. L’ho girata on the road per un mese in auto con il mio compagno prima dell’arrivo di nostro figlio, ma forse ero ancora giovane e non me la sono goduta tantissimo però ricordo dei posti stupendi. Un altro Paese in cui vorrei tornare è l’India che è veramente enorme e mi piacerebbe avere più tempo per girarla in lungo e in largo”.

Ci sono dei nuovi progetti che ci può già anticipare?

“A maggio inizierò le riprese di una nuova serie Rai, non posso dire ancora nulla se non che è un genere totalmente diverso rispetto a “Costanza””.

Miriam Dalmazio con Lunetta Savino e Barbora Bobulova in “Studio Battaglia” – credit foto Claudio Iannone

Ci sarà anche la terza stagione di “Studio Battaglia”?

“Ancora non si sa, mi piacerebbe molto girare la terza stagione di “Studio Battaglia” perché sono molto affezionata a quella serie”.

di Francesca Monti

credit foto copertina Banijay Studios Italy – Assunta Servello

Si ringraziano Simona Pellino e Cristiana Zoni

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