«La mia passione in questa professione nasce dal fare qualcosa di originale.» Così Karim Rashid, noto designer industriale, ha spiegato l’essenza della sua ispirazione nel suo lavoro, in occasione dell’inaugurazione, tenutasi il 4 aprile scorso, di Abitare Décor, negozio di Catania specializzato in tessuti pregiati e carte da parati di “Abitare”.
Rashid, nel corso dell’evento, ha illustrato le ultime tendenze del design, spiegando la sua visione sull’uso di rivestimenti murali e tessili di alta qualità nella progettazione d’interni. Il suo excursus ha illustrato come le texture, i colori e i materiali possano influire sulla percezione degli spazi, conferendo caratteristiche precipue ad ogni ambiente.

Di padre egiziano e madre britannica, ha trascorso la sua vita in giro per il mondo, conseguendo la laurea in design industriale presso la Carleton University di Ottawa (Canada). Tra i suoi lavori si segnalano anche l’ideazione degli allestimenti interni della Stazione Università della linea 1 della Metropolitana di Napoli, progetto che ha definito una liaison unica tra arte e mobilità urbana. Quattordici musei di tutto il mondo ospitano le collezioni permanenti delle sue creazioni. Inoltre, Rashid ha al suo attivo la docenza in qualità di professore associato di Disegno Industriale, attività che ha svolto per dieci anni, rimanendo attivo in ambito universitario e facendo conferenze in tutto il mondo.
Rashid si è concesso ad una breve intervista:

Come e quando nasce la sua passione che la sospinge nel suo ambito lavorativo?
“La mia passione è nata sin da quando ero molto giovane, perché mio padre era un designer di set per film e televisione. Infatti, ha lavorato con Antonioni a Roma, a Cinecittà, per due film. Era ed è, inoltre, un pittore, un artista con più capacità espressive. Ala sua grande sete di conoscenza mi ha permesso di crescere tra i libri, immerso in una cultura che spaziava dalla letteratura, alle arti visive e ai film. Non andavo molto fuori casa, anche perché soffrivo di alcune allergie e, quindi, non stavo spesso a contatto con la natura, pur essendone affascinato. Allora approfittavo per leggere e “vedere” tanto. Ho visto molti documentari sul fascismo italiano, sulla Russia, sull’URSS. Avevo a disposizione libri su André Courrèges. designer industriale che ha creato un salone di alta moda con la moglie Coqueline Barrière. Leggevo testi su stilisti come Pierre Cardin e Yves Saint Laurent, o su architetti come Le Corbusier, Ludwig Mies van der Rohe, su pittori come, George Braque o Francis Picabia. La lettura mi ha permesso di conoscere il costruttivismo russo, i movimenti di William Morris, il movimento delle arti decorative, il Deutscher Werkbund e il Bauhaus, pilastri dell’architettura tedesca e internazionale. Quindi, da bambino, ho appreso tanto da tutti questi libri, mentre la mia famiglia, che amava dipingere e disegnare, trascorreva parecchio tempo in queste attività”.
Ha conosciuto realtà differenti in paesi differenti. In che modo le varie culture di questi paesi l’hanno influenzata umanamente e sul lavoro?
“Nessuna cultura ha influito in modo particolare sul mio lavoro. Nel senso che ho avuto la fortuna di conoscere più culture e combinarle dentro di me a supporto della mia creatività. Quando ero giovane, da adolescente, vivevo in Canada, esattamente a Toronto, città che viveva di un insieme di culture differenti. Il Canada era popolato da persone provenienti da tutto il mondo. A scuola, molti studenti della mia classe venivano da luoghi diversi, come la Jugoslavia, la Russia o l’India. Io stesso, con mio padre egiziano e mia madre britannica, ed essendo nato in Egitto, ero l’espressione di più voci spaziali e culturali. Aggiungo che io sono sempre in viaggio e ho potuto visitare vari paesi. Conosco molto bene la cultura italiana perché ho fatto il mio master a Milano, ho lavorato con persone della Puglia e di altre parti di Italia. E sette anni fa sono stato a Palermo. Nella mia vita ho vissuto a Roma, a Parigi, a Londra, a Montreal, animato dal pensiero che il mondo fosse uno e di essere quindi un cittadino del mondo. Per questo non ho alcun attaccamento a qualche cultura specifica, ma alla “cultura del mondo””.
Cosa la appassiona particolarmente del suo lavoro e cosa l’ha spinta a essere docente per ben dieci anni?
“Nel mio lavoro avverto profondamente l’importanza di agire sempre in modo originale. La mia passione in questa professione nasce dal fare ogni volta qualcosa di originale, concentrandomi sul tempo in cui viviamo. La mia materia non è il passato, ma il presente. La mia dottrina è proprio vivere nel presente. Per quanto riguarda l’istruzione relativa al design, all’architettura e alla cultura creativa, il mio fine è quello di incoraggiare l’individualità, per spingere ogni persona, ogni studente, a trovare il suo posto unico e originale su questo pianeta. Questo perché, secondo me, abbiamo tutti qualcosa di diverso da offrire e da fare, proprio perché ognuno di noi ha delle sue peculiarità, come ci raccontano anche le impronte digitali che sono uniche per ogni essere umano”.
Qual è per lei l’essenza del design?
“Parto da un presupposto. Io sono attratto dal mondo che circonda ognuno di noi, che è frutto della capacità di creare dell’essere umano. Siamo stati in grado di creare tante invenzioni, come ad esempio i polimeri, che hanno consentito di assecondare la nostra singolarità e la nostra originalità. Abbiamo saputo evolverci in modo creativo. Ad esempio, se consideriamo un calice, sappiamo che in passato veniva fatto in piombo, materiale peraltro anche con un certo livello di tossicità e, da tanti anni, in vetro. C’è stata un ‘evoluzione, non solo nei materiali, per un elemento che, se esaminato, rivela degli aspetti legati prettamente al design. La sua essenza funzionale è nel contenere i liquidi, con la coppa. Ma se esaminiamo lo stelo ci rendiamo conto che si tratta di una parte del bicchiere strettamente connessa a una sua finalità estetica e anche, volendo politica, in quanto la sua lunghezza, in passato, era legata all’importanza della persona a cui era destinato. La combinazione originale e creativa tra funzionalità ed estetica, che ci immette nel presente, è una forma di design. Il design non è decorazione, non è una cosa superficiale, non è un qualcosa di connesso solo ai colori o ai tessuti. L’essenza del design è il progredire. Quindi, il mondo in cui viviamo oggi è il risultato di atti creativi progressivi. Ed è anche l’essenza dell’umanità in evoluzione”.

L’incontro, promosso in collaborazione con l’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Catania, si è giovato anche della degustazione dei vini
DOC Etna Bianco, Don Michele 2023 – Tenute Moganazzi
(Carricante 100%)
DOC Etna Rosso, Don Michele 2023 – Tenute Moganazzi
(Nerello Mascalese 80% e Nerello Cappuccio 20% circa con presenza di Cataratto e Carricante)
Dop Sicilia Bianco, Hortus 2023 – Cozzo del Parroco
(Grillo 100%)
Dop Sicilia Rosso, Funnata 2023 – Cozzo del Parroco
(Nero d’avola 100%)
di Gianmaria Tesei
