“E’ l’album della maturità”, così Rocco Hunt definisce il suo nuovo progetto discografico, “Ragazzo di giù” (Epic Records / Sony Music Italy), in uscita il 25 aprile, che unisce il linguaggio diretto del rap ad una scrittura melodica e profonda.
Quattordici tracce che racchiudono le anime musicali differenti dell’artista, con prestigiose collaborazioni, da Gigi D’Alessio in “Giura” a Irama in “Cchiu bene e me” e Olly, con cui firma “Domani chissà”: “È un album molto riflessivo, arriva a trenta anni, un’età in cui era il momento di raccontare quello che sentivo e al contempo fare un passo indietro, un viaggio introspettivo verso le origini, verso il passato. Ci sono però anche dei brani più leggeri come “Cosa ti amo a fare”. Con Olly abbiamo scritto un pezzo generazionale, entrambi arriviamo da città di mare, un elemento importante di ispirazione. Per quanto riguarda Gigi D’Alessio è l’esempio di un artista che è partito dalla gavetta ed è riuscito ad imporsi, è un grandissimo musicista e sono felice di aver collaborato con lui in “Giura”, che abbiamo scritto insieme in napoletano e che rimarca le nostre radici. Vederlo cavalcare una produzione quasi trap moderna e unire i nostri mondi è stato bello. Con Irama ci siamo conosciuti tramite un amico in comune, ci piacciono la carne e il vino, così un giorno abbiamo fatto una grigliata a casa mia e qualche mese dopo ci siamo visti in studio da lui. Filippo mi ha stupito in quanto ha detto che gli piaceva il mio repertorio più urban, così gli ho chiesto di cantare in napoletano con me, ci ha messo impegno e passione in questo pezzo trap, gli darei un bel 7 (sorride)”.
Nel disco c’è anche il brano “Fratmo” con Baby Gang e Massimo Pericolo: “Baby Gang mi ha invitato a collaborare per il suo disco e mi ha detto che era cresciuto con le mie canzoni, questo ha riempito il mio cuore di gioia perché a prescindere da quello che succede fuori ho visto la purezza di questo ragazzo e la sua voglia di riscatto attraverso la musica. Anche Massimo Pericolo ha vissuto delle situazioni difficili. Il rap viene da una cultura che parte dal disagio della periferia, che è piena di contraddizioni. “Fratmo” vuole ricordare che un futuro migliore è sempre possibile, che la strada della legalità prevale su quelle dell’illegalità”.
“Sulo” invece ha un sound mediterraneo: “E’ una delle canzoni a cui tengo di più, ha un ritmo afro, mi incuriosiva sperimentare e parla di questa coppia che non riesce a trovare la chiave per far sopravvivere il loro amore e lui dice “peccato che ci siamo lasciati altrimenti avremmo viaggiato e ti avrei portata a Tokyo”. Quando l’ha sentita mia moglie ha detto: non mi hai mai portato a Tokyo, e così ci siamo andati (sorride)”.
“Demone Santo” è il pezzo con un’accezione più politica: “Faccio riferimento al crollo del ballatoio a Scampia che è l’emblema delle periferie abbandonate dallo Stato oppure alle persone che quando avvengono eventi tragici come le alluvioni e i terremoti scavano nel fango per cercare di salvare i propri cari e le proprie case mentre altre si mostrano ben vestite, quelle che dovrebbero investire meglio i fondi raccolti. Ricordo, tramite i racconti dei miei famigliari, il terremoto in Irpinia nel 1980 dove sono morti alcuni miei parenti e dico a cosa serve mettere il crocifisso nelle nostre case se poi in esse Gesù non entra. Il crocifisso è un tema presente nella maggior parte di queste canzoni, l’ambizione è la croce che porta ogni ragazzo di giù”.
Il 20 giugno partirà il “Ragazzo di giù Tour 2025”, che vedrà Rocco Hunt protagonista della prossima estate, in cui sarà live nelle principali venue estive, e che anticipa i due eventi speciali, in programma l’11 settembre nella maestosa Reggia di Caserta e il 6 ottobre sul grande palco dell’Unipol Forum di Milano.
A margine della presentazione del disco “Ragazzi di giù” alla Stazione Centrale di Milano abbiamo realizzato una video intervista con Rocco Hunt:
Rocco, da quali riflessioni sei partito nella creazione di “Ragazzi di giù”, che hai definito come il tuo disco della maturità?
“Sicuramente è un album che parla di questi ultimi miei anni, di vita e di musica, che racchiude tutte le immagini della mia terra, di questo viaggio che intraprende il Ragazzo Di Giù per poi tornare alle radici, a casa, nella propria terra. In questo disco ci sono varie anime, quella più introspettiva, quella più allegra, quella più nostalgica e anche quella più solare”.
Tra le tracce c’è “Bonafortuna” che affronta la tematica della violenza sulle donne, che avevi trattato anche con Annalisa in Stella Cadente…
“E’ una dedica che faccio a questa donna che nonostante tutti i problemi non si è persa mai d’animo e porta il mondo sulle spalle anche quando lavora duramente nel corso della giornata. E’ una donna indipendente e forte che malgrado le delusioni della vita e quelle ricevute da quest’uomo che non ha capito bene il suo amore, riesce ad andare avanti ed è sinonimo anche di un messaggio importante, cioè il rapporto che noi uomini dobbiamo cercare di instaurare con le donne in generale, che non deve sfociare mai nella violenza, che va condannata sempre”.
“Spero che Dio non me la porti via” è una ballad molto profonda che arriva dritta al cuore …
“Di solito non scrivo mai ballad, quindi ogni volta che ciò avviene ci metto sempre l’anima, qualcosa che sento dentro e che è fondamentale. E’ una delle canzoni che mi emoziona ogni volta che la canto, quindi sono felice che ti sia piaciuta e che sia arrivata”.

Tu sei un esempio per tanti ragazzi in quanto sei riuscito a realizzare il tuo sogno, qual è la caratteristica del Ragazzo di Giù che sei stato e che sei di cui vai più fiero?
“Sicuramente sono stato un ragazzo ambizioso, coraggioso, tenace, allo stesso tempo anche sensibile e maturo, quindi vorrei rimanere sempre me stesso, senza cercare di limitarmi nell’andare avanti nella vita, ma crescere, maturare e fare nuove esperienze”.
Riguardo i live, hai già pensato a come strutturarli?
“Stiamo iniziando a fantasticare sulla scaletta dei live perché oltre a quest’album c’è comunque un repertorio importante che porteremo in tour quest’estate e nelle due date evento, quindi bisogna bilanciare bene le canzoni da proporre”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Mary Cavallaro
