“I tilt nella vita sono ciclici, l’importante è accoglierli, non respingerli, non rimanere aggrappati a qualcosa che non ti fa sentire vivo”. Si intitola “Tilt” (Warner Music Italy) il nuovo singolo di Federica Abbate, da anni tra le penne più prestigiose della scena musicale italiana, che con questo brano apre un nuovo capitolo del suo percorso artistico, mettendo al centro la propria voce e la propria visione, con una rinnovata consapevolezza e autenticità.
La canzone è ispirata al significato figurato dell’espressione “andare in tilt”, ed esplora il concetto di non rimanere intrappolati in situazioni che non ci appartengono più, ma che, per paura di interrompere, continuiamo a sostenere. Il “tilt” è quindi come un atto di liberazione, un’improvvisa scarica emotiva che riconnette all’essenza più vera di sé, dove proprio nel caos nasce la possibilità di rinascere.
Ad accompagnare il singolo, una cover grafica densa di simboli che riflettono l’universo artistico di Federica: l’occhio di un piccione, metafora di volatilità e resilienza, che esprime il coraggio e la capacità di elevarsi; un semaforo, un albero e un fiore che rappresentano rispettivamente la città e la campagna, due anime contrastanti ma complementari del mondo di Federica. Infine, il pianoforte, strumento che l’ha sempre accompagnata e che resta al centro della sua espressione musicale.
Federica Abbate canterà live “Tilt” sul palco del Concertone del Primo Maggio di Roma 2025.
Federica, è uscito il tuo nuovo singolo “Tilt”, ci racconti com’è nato?
“Tilt nasce da un blackout, nel senso che arrivavo dal mio primo disco, “Canzoni per gli altri”, che avevo chiamato così proprio perchè scrivo tante canzoni per altri artisti e avevo calpestato una sorta di territorio di mezzo, ma non avevo ancora preso una posizione netta. Quindi dopo questo album mi sono chiesta: Federica cosa vuole dire? Cosa vuole fare? Chi vuole diventare? Chi vuole essere? Mi sono chiusa in studio un mese e ho scritto una serie di brani, tra cui Tilt, che è stata scelta come singolo proprio perché mi dava modo di raccontare il primo passo, quello appunto del tilt”.
Come hai affrontato questo tilt?
“Penso che il tilt nella vita faccia a tutti un terrore fottuto perché le persone hanno paura di cadere nel vuoto. Spesso però si arriva a stare in una forma che non ci appartiene più. Questo è legato sia alle situazioni di vita vissuta che a capitoli lavorativi e sentimentali. Il fatto di non volersi più sentire prigionieri in una forma, quindi dover lasciare una parte di sé, lasciare un’altra persona, è qualcosa che ci fa male, perché bisogna passare attraverso il dolore. Allora cerchiamo di farci andare bene le cose, cerchiamo di tenere insieme i pezzi, come dice questa canzone. Invece io penso che sia assolutamente un equilibrio innaturale, e quindi bisogna accettare il tilt. Nel momento in cui mi sento prigioniera mi libero, sto male, però prendo la forma che desidero, che sento di essere in quel momento, quindi è una sorta di inno all’autenticità, a rompermi in mille pezzi e poi a rimarginarmi. Non puoi vivere per qualcosa che ti fa stare prigioniero, devi seguire ciò che ti fa sentire vivo”.

“Tilt” è un inno alla libertà interiore, quanto è importante per te la libertà, intesa anche come uscire dagli schemi?
“Per me la libertà è fondamentale e passa proprio dal dolore, perchè come dicevo prima liberarsi di una forma vuol dire soffrire. Per me libertà e dolore vanno un po’ a braccetto. Io non riuscirei a vivere senza libertà. Essere libera mi permette di creare. Se tu sei prigioniero, utilizzi le energie solamente per sopravvivere, per stare fermo in quella forma e sopportare, invece la libertà ti permette di incanalarle per creare qualcosa di bello per la tua vita, per stare bene”.
C’è una frase nel brano in cui dici “ho sbagliato da sempre, sai con te mi viene bene”. Quali sono gli errori che, con il senno di poi, magari non rifaresti?
“Ci sono cose di noi che calate in una certa circostanza sono solamente sbagliate. Nel momento in cui però le metti nella situazione corretta chiudono il cerchio. Quando mi sentivo prigioniera una serie di aspetti di me erano sbagliati, quando ho preso la forma che desideravo, invece, tutto era corretto. A volte non siamo noi ad essere sbagliati, ma siamo nel posto sbagliato. Ad un certo punto mettendomi nel mio spazio, nel mio habitat, tutto ha preso improvvisamente un senso, anche i difetti, le follie. E’ bello che emerga quello che sei realmente”.
Adesso ti senti nel posto giusto, pronta per incominciare un nuovo percorso?
“Assolutamente sì. Penso che i tilt nella vita siano ciclici, l’importante è accoglierli, non respingerli, non rimanere aggrappati a qualcosa che non ti fa sentire vivo”.

Nella copertina del singolo sono raffigurati vari simboli, ci sono un fiore, un pianoforte, un semaforo, il contrasto tra la campagna e la città, e anche un occhio di piccione…
“Io sono il dualismo per eccellenza, essendo sia autrice che cantautrice. Inoltre vivo in campagna, quindi mi sono innamorata di questi luoghi, e dentro Tilt, secondo me, si sente questa dualità, se chiudi gli occhi e ascolti la canzone immagini città e campagna quasi fuse insieme. Per questo sulla copertina ci dono il semaforo che riporta alla città e poi tutti questi elementi legati alla campagna, tra cui l’occhio del piccione. Il colombo è un animale che adoro, è il mio preferito, perché ha una resilienza infinita ma è odiato da tutti”.
Stai lavorando ad un nuovo disco?
“Ho diversi brani già scritti, ma non ho ancora dato loro una forma ufficiale. Sto navigando a vista”.
Sarai sul palco del Concertone del Primo Maggio di Roma…
“Non vedo l’ora, sono carichissima, ho fatto anche le unghie in paletta per suonare il piano il primo maggio (sorride)”.
È un palco importante da cui partono dei messaggi preziosi, anche attraverso la musica, sulla dignità del lavoro, sui valori, sui diritti, sulla sicurezza sul posto di lavoro…
“Penso che oggi sia importantissimo affrontare questi temi, soprattutto se pensiamo ai giovani, dato che si parla tantissimo di precarietà, della difficoltà che ha un giovane nel rendersi indipendente nella vita, nel poter trovare il proprio spazio”.
Che ruolo può avere la musica nel far arrivare certi messaggi?
“La musica è il mezzo di comunicazione per eccellenza. Anche noi siamo lavoratori, quindi il primo maggio è un giorno di festa, di riposo, ma è anche un giorno per raccontare, per ricordare tutti questi valori, perché ci sono state delle battaglie in cui molte persone hanno perso la vita lottando per dei diritti. Prima si lavorava 16 ore al giorno, oggi finalmente ci sono delle tutele, anche se non sono abbastanza. Quante volte ci sono morti sul lavoro che si potrebbero evitare… Il primo maggio lavoreremo e porteremo la nostra musica e il nostro messaggio sul palco del Concertone, perchè ogni artista ha lavorato tanto per essere lì, per far uscire il proprio sogno, il proprio coraggio. E’ anche questo un bellissimo messaggio da veicolare”.

All’ultimo Festival di Sanremo eri in gara con sei brani come co-autrice (“Febbre” di Clara, “Battito” di Fedez, “Eco” di Joan Thiele, “Fuorilegge” di Rose Villain, “Amarcord” di Sarah Toscano e “Anema e core” di Serena Brancale). Ti piacerebbe riprovare a partecipare alla kermesse questa volta come cantante?
“Assolutamente sì, è un obiettivo su cui sto lavorando da tempo e mai come adesso mi sento pronta ad affrontare un palco così importante”.
di Francesca Monti
Si ringraziano Mariarosaria Panico e Gioia Ashton
