Si intitola “Mediterraneo” il nuovo disco di Bresh, in uscita il 6 giugno e contenente 16 brani che vanno ad attingere da quell’immaginario legato al viaggio, al mare e alla Liguria che spesso torna nella scrittura e nella poetica dell’artista.
“E’ un disco per sognatori, che vuole regalare speranza e che a ritroso ho capito di aver fatto per restare a galla, per mantenere un equilibrio tra gli sbalzi d’umore. E’ un’autoanalisi, un’autoterapia come tutta la musica che ho sempre fatto. Il titolo vuole anche celebrare il mio mare preferito, il Mediterraneo, ma con rispetto per ciò che accade altrove, come in Medio Oriente. L’acqua è l’elemento che lega tutto e rappresenta il movimento, la trasformazione, ma anche qualcosa di primordiale e rassicurante. Ho immaginato “Mediterraneo” come un viaggio non geografico ma interiore, pertanto per raccontarlo mi è sembrato idoneo utilizzare l’immagine della nave”, ha dichiarato il cantautore.
Il singolo “Umore marea” fotografa quella sensazione di incertezza e di precarietà emotiva: “Dopo “Oro Blu” la mia vita è cambiata e avevo paura di essere vittima di una costante depersonalizzazione. E’ come una marea, a volte è alta e ti trasmette energia, altre è bassa e ti lascia quel senso di vuoto e bisogna imparare a rendere poesia questi momenti, trasformando il dolore in qualcosa di creativo. Con questo disco volevo dimostrare che io sono rimasto sempre lo stesso”.

In “Mediterraneo” convivono due emozioni contrastanti: “Dovevo scegliere se partire o tornare, rimanere nel luogo di nascita o andare via. C’era fame di avventura ma non capivo davvero che benefici mi desse il viaggio, invece in questo album ho compreso che possono esserci entrambe le cose, partire quando è giusto farlo e il piacere di tornare a casa che deve rimanere tale, senza togliermi la possibilità di ripartire”.
Tra le tracce presenti nel disco c’è “Altezza cielo”: “Non è un brano religioso ma spirituale. E’ come se ci fosse un’entità, un “signor destino” che ci guarda dall’alto mentre commettiamo degli errori, come se li conoscesse già, ma senza giudicare. E’ un modo per dire che non risponderò ad altezza uomo, ma proverò a vedere il mondo con più compassione, anche verso me stesso”.
“Aia che tia” è invece una canzone in genovese: “L’ho scritta mesi prima di Sanremo. È nata spontaneamente, l’avevo già nel dropbox. Cantare in genovese è stato naturale. L’esperienza al Festival con “La tana del granchio” mi ha confermato che l’originalità può portare buoni frutti”.

credit foto Andrea Bianchera
Nel disco sono presenti i featuring con Tedua, Kid Yugi, Sayf e Achille Lauro: “Ho scelto quattro nomi che rappresentano qualcosa per me. Mario è il fratello di una vita, Kid Yugi è tra le migliori penne in Italia e ci stimiamo reciprocamente, Sayf è un astro nascente della scuola musicale del Levante ligure, mentre Achille Lauro è un mentore per me fin dai primi dischi e anche a lui sono legato umanamente. Sono tutti numeri dieci e sono felice di averli in Mediterraneo”.
A partire da fine ottobre, Bresh sarà per la prima volta protagonista di un tour nei palasport: dopo la data zero a Jesolo, sarà live a Roma, a Milano, con due date sold out, per finire a Bologna. I biglietti sono disponibili in prevendita. Per info: www.livenation.it
di Francesca Monti
credit foto Sam Gregg
