Alla quindicesima edizione di Taobuk (18-23 giugno), il tema centrale, “confini”, ha avuto degli interessanti approfondimenti, grazie ai contributi degli ospiti della manifestazione taorminese creata e diretta da Antonella Ferrara. Quest’ultima, assieme al conduttore di RAI 1 Massimiliano Ossini, ha guidato il Taobuk Award, tenutosi, giorno 22 giugno, al Teatro Antico di Taormina.Ferrara ha interloquito, tra gli altri, con una grande scrittrice, Zadie Smith, che con il suo romanzo d’esordio, “Denti bianchi” (2000), ha dato vita ad un noto best seller, ottenendo numerosi premi.
Tra le più autorevoli autrici britanniche, di madre giamaicana trapiantata a Londra e padre londinese, Smith ha sviluppato inclinazioni personali per varie arti, dimostrando la sua grande bravura in ambito letterario con una produzione di alto livello. Smith ha redatto sei romanzi, un’opera teatrale, svariati racconti e alcuni saggi che hanno riscosso grande interesse, così come le sue posizioni in ambito politico e culturale. Premiata con il Taobuk Award all’eccellenza letteraria, sul palco del Teatro Antico di Taormina dal direttore regionale di Calabria e Sicilia di Bper Salvatore Pulignano, è intervenuta nel corso della splendida serata taorminese e durante un incontro a Palazzo Corvaja.

È già stata a Taormina? È nota per essere una scrittrice impegnata, una romanziera e un’intellettuale che affronta le questioni culturali e politiche. La parola “confini”, tema centrale di questa edizione di Taobuk, cosa le fa pensare?
In effetti è la prima volta che vengo in questa splendida città. E la ritengo carica di fascino, storia e cultura. La parola “confine” può essere interpretata in vari modi. Può esserci, ad esempio, il confine di una storia o anche quello di una porta. In quest’ultimo caso, magari, uno straniero bussa alla porta e una ragazza esita ad aprire temendo di dovere far fronte a un pericolo che sta dall’altra parte. Questo confine è quindi un limite. Spesso penso che, in questi casi, occorra imparare le lezioni dell’antica Grecia e far riferimento, ad esempio, alla loro idea dell’ospitalità, secondo la quale bisogna essere un buon ospite, indipendentemente da chi bussa alla propria porta. Occorre essere generosi, non fare troppe domande, a meno che non sia proprio necessario. E bisogna cercare di trovare uno spazio dove si può parlare gli uni con gli altri. Per farlo non è necessario essere tutti uguali o avere le stesse cose. Il primo motivo per incontrarsi dovrebbe essere l’apertura. Non è semplice farlo tutte le volte, ovviamente.
In uno dei suoi saggi, intitolato “Feel Free: Idee, Visioni, Ricordi” ha scritto: “per me la letteratura è un modo di chiedersi: e se le cose fossero diverse da quelle che sono? E se io fossi diversa da quella che sono?” La funzione della sua letteratura è mettere in discussione le verità date?
Per me l’idea più importante è questa: dobbiamo in effetti essere intrappolati nella nostra identità, nella realtà a cui apparteniamo? Quando ero una bambina pensavo sempre: se fossi nata in un posto diverso da quello dove sono nata, ad esempio, anche solo dai miei vicini, come sarei stata? Ci sono una serie di situazioni accidentali che succedono nella vita di ognuno e che la segnano. Ogni storia può improvvisamente cambiare, nel caso del singolo individuo che di intere collettività. Io credo che la cosa più importante sia sapere sfruttare le opportunità di amare, di essere preoccupato, di essere interessato ma anche di capire che ci sono accidenti che colpiscono tutti allo stesso modo.

Quali sono i grandi maestri della letteratura che hanno influenzato la sua poetica?
Non sono stata influenzata solo da scrittori. Mentre venivo a Taormina, pensavo, per esempio, a Whoopi Goldberg, ospite anch’ella del Taobuk. Ha avuto un effetto incredibile sulla mia vita e sul mio lavoro. È divertente e brillante e di fatto assomiglia moltissimo a mia mamma. Se dovessi però far riferimento a qualche scrittore che mi ha ispirato, parlerei di quelli che per me sono miti, come Tolstoj, lo scrittore dei grandi eroi, ma anche Alice Walker, che è più contemporanea. Però, diciamo, io traggo ispirazione da vari campi e quindi anche dalla moda, dall’estetica, eccetera. Insomma, tutto mi aiuta a scrivere.
di Gianmaria Tesei
