Intervista con Johnson Righeira: “Il mio nuovo singolo Chi troppo lavora (non fa l’amore) è un inno a godersi ogni istante della vita”

Un inno all’ozio e alla leggerezza, che si candida a diventare una hit dell’estate: stiamo parlando di “Chi troppo lavora (non fa l’amore)”, il nuovo singolo di Johnson Righeira.

Il brano, da lui scritto e prodotto insieme ad Albi e Carota de Lo Stato Sociale, e ad Edo Castroni, riprende lo spirito libero e anticonvenzionale che ha sempre caratterizzato l’artista, fondendolo con sonorità pop in perfetto stile anni ‘80 e un testo che profuma di sabbia, sdraio e cocktail al tramonto.

Lo scorso febbraio Johnson Righeira è stato ospite dei Coma_Cose al 75° Festival di Sanremo durante la serata delle cover con il brano “L’estate sta finendo” che nel 2025 festeggia quaranta anni.

Johnson, è uscito il suo nuovo singolo “Chi troppo lavora (non fa l’amore)”, un inno a godersi la vita, com’è nato?

“Mi sono cucito addosso questo brano in quanto io stesso in passato ho dichiarato che il mio sogno era non far niente e questa canzone celebra un po’ quel desiderio (sorride). E’ un inno a godersi ogni istante della vita, a dare il peso adeguato alle routine quotidiane, a lavorare e ad essere pagati il giusto ma avere tempo anche per fare altro, non vivere solo per il lavoro”.

La canzone è scritta e prodotta con Albi e Carota de Lo Stato Sociale, e con Edo Castroni, come si è sviluppata questa collaborazione?

“E’ nata dopo la mia partecipazione alla serata cover del Festival di Sanremo 2025 con i Coma_Cose. Cercavamo dei collaboratori con cui potessimo avere qualcosa in comune per lavorare su materiale nuovo, ci siamo incontrati con Albi e Carota e ci siamo piaciuti all’istante dal punto di vista umano oltre che musicale. E’ un pezzo che riecheggia in qualche maniera gli anni Ottanta ma con una freschezza che solo chi non li ha vissuti direttamente può avere”.

Cosa ci racconta invece sulla cover del singolo, dove c’è anche una scritta in giapponese?

“Posso dirti che non sono caratteri messi a caso, la scritta significa “non va bene lavorare troppo”, o almeno così mi hanno detto (ride). La cover è in sintonia con la mia storia, ha dei colori sgargianti, e ricorda quasi un manifesto degli operai cinesi”.

Riguardo la sua partecipazione a Sanremo 2025 nella serata cover come ospite dei Coma_Cose con L’estate sta finendo, che festeggia 40 anni, com’è stato tornare su quel palco?

“Tornare sul palco dell’Ariston è stato molto emozionante. Con i Coma_Cose abbiamo una storia comune, anche loro vengono dal mondo underground, hanno sviluppato un pop moderno e orecchiabile, quello che ho sempre cercato di fare io da solista. E’ stata una bella esperienza e un meraviglioso regalo di compleanno per L’estate sta finendo, con un arrangiamento stupendo, tanto che dal vivo ora porto quella versione”.

“L’estate sta finendo” e “Vamos a la Playa” sono degli evergreen che continuano a far ballare tante generazioni. Che cosa rappresentano per lei queste canzoni?

“Sono come due figlie che sono diventate grandi e ormai camminano da sole, nel senso che i giovani oggi magari non sanno nemmeno chi sono i Righeira ma conoscono e cantano questi brani”.

Tra le varie esperienze che ha fatto c’è anche quella come autore della canzone L’estate sta iniziando per lo Zecchino d’Oro…

“Mi era già capitato tanti anni fa, con Michael avevamo scritto un’altra canzone per lo Zecchino d’Oro, si intitolava Annibale, e parlava di Annibale che valicava le Alpi. E’ divertente e strano al contempo scrivere dei brani per i bambini. Nel caso di L’estate sta iniziando mi hanno aiutato i co-autori che avevano un’esperienza maggiore di me da quel punto di vista. Ho preso parte anche alla finale di Bologna della kermesse ed è stato bellissimo. Questi bambini cantano benissimo”.

credit foto Luca Marenda

Quarantacinque anni fa usciva Bianca Surf, che ha dato inizio alla sua carriera. Che ricordo conserva di quel periodo?  

“Avevo una grande passione per il punk rock, avevo conosciuto i Prisma, gli Skiantos, e quando nacque l’idea di fare un disco con una persona di Torino che mi diede una mano in questo progetto, non essendo musicista arrivai in studio con 3-4 pezzi che non avevo mai proposto. Trovarono degli accordi e registrai Bianca Surf con gli Skiantos come gruppo di studio e con altri personaggi della scena bolognese dell’epoca. Fu un inizio rocambolesco ma conservo dei bei ricordi”.

Quest’estate porterà live anche “Chi troppo lavora (non fa l’amore)”…

“Le date dei live sono in continuo aggiornamento sulle mie pagine social Instagram e Tik Tok. Ci saranno tante serate e quest’anno sono felice di cantare anche anche Chi troppo lavora (non fa l’amore)”.

Musica ma anche la passione per i vini: ci racconta com’è nato il suo vino Kutu?

“Ho un brand nato prima come nome per l’etichetta discografica poi come linea di t-shirt, Kottolengo, con un’accezione piemontese in riferimento all’omonimo istituto. Questa parola in dialetto vuol dire matto. Kutu è il diminutivo e l’ho scelto per il primo vino che ho prodotto, un bianco, un Erbaluce di Caluso in anfora, di un vitigno autoctono del Canavese, un territorio fantastico alle porte di Torino, di cui mi sono innamorato e in cui abito da oltre cinque anni. Adesso sto lavorando ad un rosso che è in affinamento e sarà pronto tra qualche mese. Sono appassionato di vino da anni ed è un altro modo per raccontare storie, proprio come faccio con la musica”.

di Francesca Monti

credit foto Luca Marenda

Si ringrazia Francesco Di Mento

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