“Quando un’opera, che sia musica, film, quadro, sopravvive nei decenni alla prova del tempo vuol dire che c’è un’universalità all’interno della stessa nella quale le nuove generazioni continuano a riconoscersi”. Neri Marcorè è in scena a Lendinara (Ro) mercoledì 30 luglio presso il Giardino di Villa Dolfin-Marchiori, nell’ambito della rassegna Tra Ville e Giardini 2025 con “Duo di tutto” insieme all’inseparabile amico polistrumentista Domenico Mariorenzi.
Un concerto acustico nel quale propongono una selezione di brani tratti dal vasto repertorio dei maggiori cantautori italiani e stranieri, per ritrovare insieme al pubblico canzoni note ma anche lasciarsi sorprendere da pezzi meno conosciuti.
Alla sua attività di attore, doppiatore, regista (la sua opera prima “Zamora” è stata candidata ai David di Donatello 2025) e conduttore, Neri Marcorè ha affiancato da sempre la sua passione per la musica, dando vita negli anni a tantissimi concerti e spettacoli. Tra questi ricordiamo “Un certo signor G”, basato sul repertorio di Gaber, “Quello che non ho” e “Come una specie di sorriso” (De André), “Di mare e di vento” (Testa), “Le mie canzoni altrui” e “Doppia coppia”.

Neri, a Lendinara nell’abito di Tra Ville e Giardini 2025 porta in scena “Duo di tutto”, uno spettacolo che spazia dal cantautorato al folk italiano e internazionale, come nasce l’idea?
“Sono in scena con il mio amico Domenico Mariorenzi, ci siamo conosciuti ai tempi del servizio militare e abbiamo sempre amato ritrovarci per cantare e suonare i brani con la chitarra, sia quando non facevo ancora questo mestiere, sia quando ho intrapreso il percorso artistico. Quindici anni fa ho cominciato un po’ per scherzo a fare i primi concerti e Mario è stato il primo che ho chiamato per suonare insieme. Portiamo sul palco dei live acustici, con i brani dei cantautori italiani e stranieri che più ci piacciono, da Bennato a Graziani, da De Gregori a James Taylor e gli Eagles. Abbiamo gusti molto simili, che coincidono al 90%. Le scalette ovviamente cambiano negli anni, da uno spettacolo all’altro, in base al contesto, al luogo in cui ci troviamo. Ci divertiamo molto, Mario suona il pianoforte, la chitarra, il bouzouki e l’armonica, io invece la chitarra e l’ukulele”.
In “Duo di tutto” alternate i pezzi più conosciuti di questi artisti a delle chicche meno note al pubblico…
“E’ bello portare anche pezzi che il pubblico non conosce e che una volta ascoltati magari andrà a cercare nella versione originale. Quando per esempio faccio un live dedicato a De Andrè non canto né La canzone di Marinella né Bocca di rosa, preferisco invece andare a scovare dei gioiellini nascosti. E’ un po’ come trovare una spiaggia frequentata da pochissima gente invece di una in cui si sta accalcati”.
Quale pensa possa essere l’eredità artistica che questi grandi cantanti italiani e stranieri hanno lasciato, guardando al panorama musicale attuale?
“Quando un’opera, che sia musica, film, quadro, sopravvive nei decenni alla prova del tempo vuol dire che c’è un’universalità all’interno della stessa nella quale le nuove generazioni continuano a riconoscersi. E’ il valore che viene dato dal testo, dalla melodia, dall’armonia. Se tutte e tre le componenti si fondono in una perfezione esemplare nascono canzoni che ascolti anche a distanza di cinquanta anni”.
Se dovesse definire cosa rappresenta per lei la musica quali parole sceglierebbe?
“In una parola sola la musica per me è sostanzialmente gioia. Volendo sviluppare invece il concetto rappresenta la condivisione, l’essere accomunati da un’emozione che può suscitare un brano divertente o commovente o che porta alla riflessione. Si crea una magia tra chi sta sopra e chi sta sotto al palco, è come se tutti fossimo racchiusi in un unico respiro. Per me la musica è questo, anche quando una persona suona nella propria stanza, in un garage, quando si fanno le prove, non necessariamente deve esserci una finalità lavorativa. Io quando suono e canto un pezzo che mi piace provo soddisfazione, sento una gioia fine a se stessa senza pensare poi ai possibili sviluppi”.

Musica, cultura, condivisione, mi viene in mente RisorgiMarche, questo bellissimo festival da lei creato nel 2017 che è proprio il simbolo dell’inclusione, della solidarietà, del condividere emozioni…
“Mi fa molto piacere che citi RisorgiMarche perchè è un festival di cui vado fiero. E’ stata un’idea sviluppata in pochissimo tempo, che ha avuto un respiro enorme e continua ad averlo, in quanto racchiude vari aspetti: è virtuoso essendo vicino alla comunità colpita dal terremoto attraverso la musica che è inclusiva e abbraccia tutti; è realizzato con una modalità ecosostenibile, con concerti al tramonto senza bisogno di illuminazione, senza transenne, in acustico, senza utilizzare energia, se non quella delle batterie quindi con una durata limitata; infine soprattutto nei primi momenti ha regalato una vicinanza da parte delle persone alle comunità colpite dal sisma. Abbiamo moltissime testimonianze di uomini e donne che hanno superato quel periodo difficile, che erano vicini alla depressione o a pensieri addirittura più drammatici e sono riusciti a tornare a sorridere anche grazie agli artisti che si sono esibiti in questi anni. Per me è davvero motivo di grande soddisfazione aver dato l’abbrivio a un movimento che è andato avanti espandendosi e coinvolgendo tanta gente. Siamo arrivati alla nona edizione, quest’anno abbiamo fatto un piccolo restyling per quanto riguarda il nome, ora si chiama IncantoMarche per allontanarci un po’ dal risorgere, in quanto in qualche modo la ricostruzione, sebbene ancora lunga, è stata avviata. E’ un festival che attira sempre molte persone e mantiene la caratteristica di svolgersi nella natura, in luoghi lontani dalle case, dai paesi che vanno raggiunti camminando per almeno quattro o cinque chilometri”.

Ha fatto il suo debutto come regista con “Zamora” che ha avuto un ottimo riscontro da parte del pubblico e della critica e ha ricevuto anche la candidatura ai David di Donatello per il miglior esordio alla regia. Che esperienza è stata passare dall’altra parte della cinepresa per realizzare questo film che ha tante chiavi di lettura diverse?
“Il film è la storia di formazione e di crescita di un trentenne, Walter, che ancora non ha affrontato la vita con tutte le sue sfaccettature, belle e brutte che siano, e che sottolinea il valore dell’amicizia ricordando quanto due persone possano imparare l’una dall’altra e migliorarsi reciprocamente. Un altro aspetto importante è il valore delle donne perché i personaggi femminili sono maturi, emancipati, ciascuno con la propria sensibilità e profondità e portano gli uomini a cambiare in meglio, a partire dal nostro protagonista che deve accettare il rifiuto di una donna che è delusa dal fatto di essere stata giudicata, catalogata e con la quale non ha voluto confrontarsi. Questo è uno degli errori peggiori che possono fare gli uomini. C’è poi il tema del mobbing perché nell’ambiente di lavoro Walter viene preso in giro, messo da parte, ma c’è anche la capacità di riscatto che nasce dentro una persona che vuole dimostrare a se stessa e agli altri quanto vale e lo fa attraverso la metafora del calcio. Infine Zamora è un affresco dell’Italia degli anni Sessanta, un Paese in espansione dove stava iniziando il consumismo, delle usanze dell’epoca, come andare ad esempio con la sedia a casa dei vicini che avevano il televisore per assistere ai quiz di Mike Bongiorno, della musica di quei tempi. È un film che ha tante chiavi di lettura e mi è piaciuto molto prepararlo, girarlo, montarlo e soprattutto vedere negli occhi dei miei compagni di viaggio, dalla troupe al cast, la soddisfazione per il risultato finale. Zamora ha un respiro lungo, continua ad essere invitato ai festival, alle rassegne e ogni volta per me è una gioia incontrare il pubblico che al termine della proiezione mi ringrazia per aver realizzato una commedia leggera ma non banale, che ti lascia un sorriso”.

Nella foto Neri Marcorè in “Sherlock Holmes – Il Musical”
In autunno tornerà a teatro con “Sherlock Holmes – Il Musical”, inoltre sarà la voce narrante del Maestro nella serie animata “Anselmo Wannabe”, in onda prossimamente su Rai Gulp …
“In autunno sarò impegnato con la seconda stagione di “Sherlock Holmes – Il Musical” mentre il prossimo anno allestirò con la regia di Giorgio Gallione un nuovo spettacolo su Giorgio Gaber dal titolo “Mi fa male il mondo”. Per quanto riguarda invece “Anselmo wannabe” è ovviamente un lavoro diverso, che richiede un impegno minore ma ha il suo valore in quanto i bambini e i ragazzi che lo guarderanno possono avere a disposizione un piccolo prontuario per le professioni che magari svolgeranno in futuro. Questa serie è un modo per illustrare loro quali sono i piaceri e le insidie di tanti mestieri diversi”.
E’ testimonial della Lega del Filo d’oro, cosa le ha regalato umanamente la collaborazione con questa fondazione?
“Sono esperienze che ti arricchiscono, che ricordano, laddove ce ne fosse bisogno, quanto siamo fortunati ad avere a disposizione tutti e cinque i sensi, ad essere sani. Entrare in contatto con bambini e adulti che non hanno la possibilità di vedere, di ascoltare, di godere di tutta la bellezza che il mondo può riservare, dal punto di vista umano fa anche capire attraverso quali altri canali possano passare l’affetto e la comunicazione. Come testimonial sono felice di contribuire alla raccolta fondi di questa fondazione che investe tutto quello che riceve nella realizzazione di nuove strutture in tante regioni d’Italia e che dà sostegno e sollievo ai genitori alleggerendo un po’ il loro carico”.
Nella sua carriera ha interpretato tanti personaggi diversi tra loro, c’è una storia in particolare che le piacerebbe raccontare come attore o come regista?
“Al momento non ce n’è una in particolare ma ci sono sicuramente tantissime storie che sono meritevoli di essere raccontate. Tra i personaggi interpretati in passato uno che mi è rimasto nel cuore è Filippo Pollini, il protagonista di “E poi c’è Filippo”, un ragazzo con la sindrome di Asperger. Questa serie mi ha aiutato ad avere più informazioni e conoscere meglio questo disturbo dello spettro autistico. E’ stato un piacere e un onore anche vestire i panni di Papa Luciani nella miniserie diretta da Giorgio Capitani”.
Prima si parlava della metafora del calcio, lei è un grande tifoso della Juventus, che aspettative ha per questa nuova stagione dopo gli ultimi anni avari di soddisfazioni?
“Credo che sarà ancora un anno di transizione verso un ritorno a uno scenario più gratificante. Francamente fatico a condividere le operazioni di mercato fatte dalla società dal post Sarri in avanti. C’è stato il ritorno di Allegri con un finale non dignitoso secondo me, si è puntato su allenatori e giocatori in maniera casuale o comunque senza fare le giuste valutazioni. Mi auguro che ci sia presto una svolta che possa riportare la Juventus in alto e che ci permetta di essere ottimisti per il futuro”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Beatrice Tessarin
