Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati proclamati Santi. Papa Leone XIV: “Sono un invito rivolto a tutti noi, soprattutto ai giovani, a non sciupare la vita, ma a orientarla verso l’alto e a farne un capolavoro”

Papa Leone XIV ha presieduto in Piazza San Pietro la Santa Messa per la canonizzazione dei Beati Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, cui hanno preso parte oltre ottantamila fedeli e a cui era presente anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

“Fratelli e sorelle, oggi è una festa bellissima per tutta l’Italia, per tutta la Chiesa, per tutto il mondo! E prima di cominciare la solenne celebrazione della Canonizzazione, volevo dire un saluto e una parola a tutti voi, perché, se da una parte la celebrazione è molto solenne, è anche un giorno di molta gioia! E volevo salutare soprattutto tanti giovani, ragazzi, che sono venuti per questa santa Messa! Veramente una benedizione del Signore: trovarci insieme con tutti voi che siete venuti da diversi Paesi. È veramente un dono di fede che vogliamo condividere. Saluto i familiari dei due Beati quasi Santi, le Delegazioni ufficiali, tanti Vescovi e sacerdoti che sono venuti”, ha esordito a braccio il Pontefice che nell’omelia ha poi ricordato che i Santi Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, hanno coltivato l’amore per Dio e per i fratelli attraverso mezzi semplici, alla portata di tutti. 

“Nella prima Lettura abbiamo sentito una domanda: «[Signore,] chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?». L’abbiamo sentita dopo che due giovani Beati, Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, sono stati proclamati Santi, e ciò è provvidenziale. Questa domanda, infatti, nel Libro della Sapienza, è attribuita proprio a un giovane come loro: il re Salomone. Egli, alla morte di Davide, suo padre, si era reso conto di disporre di tante cose: il potere, la ricchezza, la salute, la giovinezza, la bellezza, il regno. Ma proprio questa grande abbondanza di mezzi gli aveva fatto sorgere nel cuore una domanda: “Cosa devo fare perché nulla vada perduto?”. E aveva capito che l’unica via per trovare una risposta era quella di chiedere a Dio un dono ancora più grande: la sua Sapienza, per conoscere i suoi progetti e aderirvi fedelmente. Si era reso conto, infatti, che solo così ogni cosa avrebbe trovato il suo posto nel grande disegno del Signore. Sì, perché il rischio più grande della vita è quello di sprecarla al di fuori del progetto di Dio.

Anche Gesù, nel Vangelo, ci parla di un progetto a cui aderire fino in fondo. Dice: «Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo»; e ancora: «Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». Ci chiama, cioè, a buttarci senza esitazioni nell’avventura che Lui ci propone, con l’intelligenza e la forza che vengono dal suo Spirito e che possiamo accogliere nella misura in cui ci spogliamo di noi stessi, delle cose e delle idee a cui siamo attaccati, per metterci in ascolto della sua parola.

Tanti giovani, nel corso dei secoli, hanno dovuto affrontare questo bivio nella vita. Pensiamo a San Francesco d’Assisi: come Salomone, anche lui era giovane e ricco, assetato di gloria e di fama. Per questo era partito per la guerra, sperando di essere investito “cavaliere” e di coprirsi di onori. Ma Gesù gli era apparso lungo il cammino e lo aveva fatto riflettere su ciò che stava facendo. Rientrato in sé, aveva rivolto a Dio una semplice domanda: «Signore, che vuoi che io faccia?». E da lì, tornando sui suoi passi, aveva cominciato a scrivere una storia diversa: la meravigliosa storia di santità che tutti conosciamo, spogliandosi di tutto per seguire il Signore, vivendo in povertà e preferendo all’oro, all’argento e alle stoffe preziose di suo padre l’amore per i fratelli, specialmente i più deboli e i più piccoli.

E quanti altri santi e sante potremmo ricordare! A volte noi li raffiguriamo come grandi personaggi, dimenticando che per loro tutto è cominciato quando, ancora giovani, hanno risposto “sì” a Dio e si sono donati a Lui pienamente, senza tenere nulla per sé. Sant’Agostino racconta, in proposito, che, nel «nodo tortuoso e aggrovigliato» della sua vita, una voce, nel profondo, gli diceva: «Voglio te». E così Dio gli ha dato una nuova direzione, una nuova strada, una nuova logica, in cui nulla della sua esistenza è andato perduto.

In questa cornice, oggi guardiamo a San Pier Giorgio Frassati e a San Carlo Acutis: un giovane dell’inizio del Novecento e un adolescente dei nostri giorni, tutti e due innamorati di Gesù e pronti a donare tutto per Lui.

Pier Giorgio ha incontrato il Signore attraverso la scuola e i gruppi ecclesiali – l’Azione Cattolica, le Conferenze di San Vincenzo, la FUCI, il Terz’Ordine domenicano – e lo ha testimoniato con la sua gioia di vivere e di essere cristiano nella preghiera, nell’amicizia, nella carità. Al punto che, a forza di vederlo girare per le strade di Torino con carretti pieni di aiuti per i poveri, gli amici lo avevano ribattezzato “Frassati Impresa Trasporti”! Anche oggi, la vita di Pier Giorgio rappresenta una luce per la spiritualità laicale. Per lui la fede non è stata una devozione privata: spinto dalla forza del Vangelo e dall’appartenenza alle associazioni ecclesiali, si è impegnato generosamente nella società, ha dato il suo contributo alla vita politica, si è speso con ardore al servizio dei poveri.

Carlo, da parte sua, ha incontrato Gesù in famiglia, grazie ai suoi genitori, Andrea e Antonia – presenti qui oggi con i due fratelli, Francesca e Michele – e poi a scuola, anche lui, e soprattutto nei Sacramenti, celebrati nella comunità parrocchiale. È cresciuto, così, integrando naturalmente nelle sue giornate di bambino e di ragazzo preghiera, sport, studio e carità.

Entrambi, Pier Giorgio e Carlo, hanno coltivato l’amore per Dio e per i fratelli attraverso mezzi semplici, alla portata di tutti: la santa Messa quotidiana, la preghiera, specialmente l’Adorazione eucaristica. Carlo diceva: «Davanti al sole ci si abbronza. Davanti all’Eucaristia si diventa santi!», e ancora: «La tristezza è lo sguardo rivolto verso sé stessi, la felicità è lo sguardo rivolto verso Dio. La conversione non è altro che spostare lo sguardo dal basso verso l’Alto, basta un semplice movimento degli occhi». Un’altra cosa essenziale per loro era la Confessione frequente. Carlo ha scritto: «L’unica cosa che dobbiamo temere veramente è il peccato»; e si meravigliava perché – sono sempre parole sue – «gli uomini si preoccupano tanto della bellezza del proprio corpo e non si preoccupano della bellezza della propria anima». Tutti e due, infine, avevano una grande devozione per i Santi e per la Vergine Maria, e praticavano generosamente la carità. Pier Giorgio diceva: «Intorno ai poveri e agli ammalati io vedo una luce che noi non abbiamo». Chiamava la carità “il fondamento della nostra religione” e, come Carlo, la esercitava soprattutto attraverso piccoli gesti concreti, spesso nascosti, vivendo quella che Papa Francesco ha chiamato «la santità “della porta accanto”».

Perfino quando la malattia li ha colpiti e ha stroncato le loro giovani vite, nemmeno questo li ha fermati e ha impedito loro di amare, di offrirsi a Dio, di benedirlo e di pregarlo per sé e per tutti. Un giorno Pier Giorgio disse: «Il giorno della morte sarà il più bel giorno della mia vita»; e sull’ultima foto, che lo ritrae mentre scala una montagna della Val di Lanzo, col volto rivolto alla meta, aveva scritto: «Verso l’alto». Del resto, ancora più giovane, Carlo amava dire che il Cielo ci aspetta da sempre, e che amare il domani è dare oggi il meglio del nostro frutto.

Carissimi, i santi Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis sono un invito rivolto a tutti noi, soprattutto ai giovani, a non sciupare la vita, ma a orientarla verso l’alto e a farne un capolavoro. Ci incoraggiano con le loro parole: “Non io, ma Dio”, diceva Carlo. E Pier Giorgio: “Se avrai Dio per centro di ogni tua azione, allora arriverai fino alla fine”. Questa è la formula semplice, ma vincente, della loro santità. Ed è pure la testimonianza che siamo chiamati a seguire, per gustare la vita fino in fondo e andare incontro al Signore nella festa del Cielo”.

Queste le biografie di Carlo Acutis e di Pier Giorgio Frassati tratte dal sito www.causesanti.va

Carlo Acutis nacque a Londra (Gran Bretagna), il 3 maggio 1991, da genitori italiani: Andrea e Antonia Salzano, che si trovavano nella City per motivi di lavoro. Venne battezzato il 18 maggio nella chiesa di “Our Lady of Dolours” a Londra. Nel settembre 1991 la famiglia rientrò a Milano. All’età di quattro anni i genitori lo iscrissero alla scuola materna, che frequentò con grande entusiasmo. Giunto il momento della scuola obbligatoria, venne iscritto all’Istituto San Carlo di Milano. Dopo tre mesi venne trasferito alle scuole elementari presso l’Istituto Tommaseo delle Suore Marcelline, perché era più vicino alla sua abitazione. Il 16 giugno 1998 segnò una tappa decisiva nella sua vita: ricevette la prima Comunione, in anticipo rispetto all’età consueta, grazie a uno speciale permesso del direttore spirituale, don Ilio Carrai e dell’Arcivescovo Pasquale Macchi, già segretario partico­lare di San Paolo VI. Altra tappa importante per Carlo fu il Sacramento della Cresima, il 24 maggio 2003, che gli venne conferito nella chiesa di Santa Maria Segreta, da Monsignor Luigi Testore, già segretario del Cardinale Carlo Maria Martini e parroco di San Marco in Milano. A quattordici anni passò al Liceo classico dell’Istituto Leone XIII di Milano, diretto dai Padri Gesuiti, dove sviluppò pienamente la sua personalità. Con uno studente di ingegneria informatica si occupò del sito internet della parrocchia milanese di appartenenza.

Una delle caratteristiche di Carlo era quella di trascorrere la maggior parte delle sue vacanze ad Assisi in una casa di famiglia. Nella cittadina umbra, oltre a divertirsi con gli amici, imparò a conoscere San Francesco e Santa Chiara. Dal Poverello imparò a rispettare il creato e a dedicarsi ai più poveri. Grande devoto delle appari­zioni e del messaggio di Fatima, a imitazione dei Pastorelli, offriva dei piccoli sacrifici per coloro che non amano il Signore Gesù presente nell’Eucaristia. Quando, per gli impegni scolastici, non poteva andare alla Messa, faceva la Comunione spirituale. L’altra colonna fondamentale della spiritualità di Carlo fu la devozione alla Madonna.

Nell’ottobre 2006 Carlo si ammalò di leucemia di tipo M3, considerata la forma più aggressiva, che inizialmente venne scambiata per una forte influenza. Venne ricoverato alla Clinica De Marchi di Milano. Successivamente, per l’aggravarsi della situazione, fu trasferito all’ospedale San Gerardo di Monza, dove esiste un centro specializzato per quel tipo di leucemia. La morte cerebrale avvenne l’11 ottobre 2006, il suo cuore smise di battere alle ore 6:45 del 12 ottobre. La salma venne sepolta nella tomba di famiglia a Ternengo (Biella), poi nel febbraio 2007 fu traslata nel cimitero comunale di Assisi per soddisfare il suo desiderio di rimanere nella città di San Francesco. Il 5-6 aprile 2019 i resti mortali di Carlo sono stati traslati nel Santuario della Spogliazione, chiesa di Santa Maria Maggiore, ad Assisi.

Dal momento della morte, la sua fama di santità e di segni non ha fatto altro che aumentare in Italia e in altri Continenti. Tale fama di santità goduta da Carlo in vita, in morte e dopo la morte, ha spinto alcuni Sacerdoti e quanti l’avevano conosciuto a creare, il 24 marzo 2011, a Milano, l’Associazione Amici di Carlo Acutis con l’obiettivo di promuovere la sua Causa di beatificazione. Il 5 luglio 2018 Papa Francesco ha autorizzato il Dicastero delle Cause dei Santi a promulgare il Decreto riguardante le virtù eroiche di Carlo Acutis, dichiarandolo così Venerabile.

In vista della beatificazione, la Postulazione della Causa ha presentato un caso della guarigione di un bambino affetto da “stenosi duodenale da pancreas anulare incompleto, vomito continuo e malnutrizione grave” avvenuta il 13 ottobre 2023 in Brasile. La Consulta Medica del 19 novembre 2019, con esito unanimemente favorevole, affermò che la guarigione era stata rapida, completa e duratura, scientificamente inspiegabile. Il 22 febbraio 2020, Papa Francesco ha autorizzato il Dicastero delle Cause dei Santi a promulgare il decreto sul miracolo. Il rito di beatificazione si svolse, nella Basilica Superiore di San Francesco in Assisi, il 10 ottobre 2020

La Postulazione della Causa presentò al Dicastero delle Cause dei Santi il caso della sopravvivenza e della successiva guarigione rapida, completa e duratura di una giovane del Costa Rica, che studiava a Firenze. A seguito di un incidente stradale, la giovane subì un trauma cranico severo con multipli focolai lacero-contusivi cortico-sottocorticali, emorragia subaracnoidea sulcale omolaterale. L’evento si verificò nel 2022. Il Santo Padre Francesco ha autorizzato il Dicastero delle Cause dei Santi a promulgare il Decreto super miraculo.

Pier Giorgio Frassati nacque a Torino il 6 aprile, sabato santo, del 1901 da Alfredo, fondatore del quotidiano “La Stampa” nel 1895, e da Adelaide Ametis. Un anno dopo i coniugi Frassati daranno a Pier Giorgio una sorella, Luciana, che diverrà sua inseparabile compagna di giochi e di studi. Ricevette la sua formazione scolastica presso la scuola pubblica “Massimo d’Azeglio” e poi, l’“Istituto Sociale” dei Gesuiti. Pur provenendo da una famiglia borghese, da giovane scelse di essere vicino ai bisognosi diventando il “facchino” dei poveri, trascinando per le vie di Torino i carretti carichi di masserizie degli sfrattati. Come membro della Conferenza di S. Vincenzo visitava le famiglie più bisognose alle quali offriva conforto e aiuti tangibili.

Nel 1918 si iscrisse ad Ingegneria meccanica (con specializzazione mineraria) per potersi dedicare a Cristo tra i minatori, che erano tra gli operai più umili e meno qualificati. Nel 1919 aderì alla FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana). Entrò a far parte dell’Azione Cattolica partecipando al circolo Milites Mariae facendo proprio il motto del PAS “Preghiera, Azione e Sacrificio”. Nel 1920 entra nel Partito Popolare Italiano che considera un utile strumento per poter realizzare una società più giusta. Nel medesimo periodo il padre è nominato Ambasciatore in Germania. Nel settembre 1921 a Roma, Pier Giorgio Frassati durante una grande manifestazione della Gioventù Cattolica, difende la bandiera del suo circolo dall’assalto delle Guardie Regie, venendo arrestato. Gli scritti di Santa Caterina da Siena e gli accesi discorsi di Savonarola lo spingono a entrare nel 1922 nel Terz’Ordine Domenicano con il nome di frate Girolamo. 

Le sue giornate erano divise quindi tra preghiera, aiuto ai bisognosi, studio e amici. Dopo la sua morte, i genitori appresero dagli amici del figlio, e da coloro che avevano ricevuto il suo aiuto, lo stile di vita di questo ragazzo che correva per le strade di Torino, sempre a piedi perché i soldi per il tram li offriva in elemosina, per comprare le medicine per le persone ammalate, donando finanche i suoi indumenti per coloro che ne erano privi.

È appassionato di montagna e di sport, e s’iscrive al Club Alpino Italiano e all’associazione Giovane Montagna. Organizza spesso gite con gli amici (la Società dei Tipi Loschi) che diventano occasione di apostolato. Ormai quasi giunto al traguardo della laurea, gli mancavano due esami, muore per una poliomielite fulminante, contratta probabilmente nell’assistere i poveri, a Torino sabato 4 luglio 1925. Due giorni dopo, la folla trabocchevole ai funerali inizia a rivelare alla famiglia e al mondo la grandezza della sua testimonianza cristiana. Comincia così, a partire da questa grande fama sanctitatis il percorso che porterà alla sua beatificazione, presieduta dal Santo Padre San Giovanni Paolo II, in una piazza San Pietro gremita di fedeli.

Rispondi