Intervista ad Avincola sul progetto dedicato ad Enzo Carella

Il 13 settembre 2025 è stata una giornata speciale per Avincola: sono usciti contemporaneamente il libro Dolce tu per tu, dedicato al cantautore romano Enzo Carella, e l’album Avincola canta Carella. In serata, presso il Largo Venue di Roma, si è tenuto un concerto di presentazione in cui Avincola e la sua band hanno interpretato i brani di Carella, intervallati da letture tratte dal libro.

Avincola, la data del 13 settembre 2025 ce la ricorderemo perché oltre ad essere uscito il libro “Dolce Tu Per Tu”, dove raccogli ricordi di tante persone che hanno conosciuto Enzo Carella, c’è stato anche il tuo live a Largo Venue a Roma, appena conclusosi, e l’uscita dell’album “Avincola canta Carella”…

“Un tris incredibile! Ho concentrato tutto nel 13 che è una data a cui tengo molto perché ho conosciuto la mia compagna, tra l’altro proprio grazie a un concerto che feci con il repertorio di Enzo Carella. Durante il live ho recepito tanto calore da parte delle persone; la cosa bella è stata incontrare anche faccia a faccia molti amici di Carella, che io avevo solo sentito telefonicamente, che mi hanno abbracciato. Quando li ho intervistati ho avuto la sensazione che avessero avuto nel tempo un groppo in gola, che finalmente potevano lasciare defluire, che è l’amore per questo grande artista ed essere umano”.

Nel libro è possibile leggere infatti l’apprezzamento da parte degli intervistati nei tuoi confronti per questa opera di ricerca storica. Com’è stato passare dall’essere cantautore ad essere un ricercatore storico musicale?

“Ho lasciato andare veramente il cuore nel senso che, come tu ben sai, ogni tanto io subisco il fascino di tutti gli artisti che sono rimasti secondo me inspiegabilmente nell’ombra, come per il documentario su Stefano Rosso. Semplicemente mi son detto di mettere da parte il mio progetto da cantautore per cercare di fare qualcosa per qualcuno che purtroppo non c’è più, però che comunque c’è ancora, perché come dico sempre “un artista non muore mai, torna tutte le volte che lo cantiamo, ancor di più se lo raccontiamo”. Così ho lasciato andare un po’ l’amore che avevo per Carella e oggi c’è stato un bell’esempio di tutto ciò sperando che questo grande artista possa riemergere dall’oblio”.

Carella è sempre stato libero di avere una sua espressività e un rapporto con la musica secondo i suoi tempi, fuori dagli schemi discografici dell’epoca. Possiamo considerare a tuo avviso Carella come un indie ante litteram?

“In parte sì. Tra l’altro è molto apprezzato da cantautori cosiddetti indie. Per esempio in questo libro c’è una testimonianza molto bella di Colapesce che addirittura l’ha conosciuto, è andato a trovarlo a casa sua nel suo ultimo periodo, quindi è stato importante perché ha illuminato una parte di vita di Carella sconosciuta. Colapesce reinterpretò “Malamore”, così come anche Riccardo Sinigallia. Tanti parlano di lui, molti non dico che si sono ispirati però hanno catturato delle cose riportandole nei propri brani.
Carella era indipendente in quanto se ne fregava di ciò che accadeva intorno: ciò ha a che vedere secondo me con la purezza del fare arte, cioè a prescindere da ciò che c’è intorno, dalle mode, io faccio ciò che mi sento di fare, poi quello che verrà verrà”.

Quali saranno i prossimi passi di questo progetto su Enzo Carella?

“Faremo diverse presentazioni del libro in giro per l’Italia, dove magari suonerò qualcosa. Il 28 settembre sarò a Roma alla Fiera del Vinile con Francesco Cristino, giornalista panelliano. E poi farò diverse date: il 2 ottobre a Milano, all’Apollo, ma anche ad Arezzo. Seguitemi sui social per gli aggiornamenti”.

Intervista a cura di Domenico Carriero

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