LABES: anatomia di una rovina tratto dal romanzo “Lacci” di Domenico Starnone, in scena il 28 settembre, il 2 e 3 ottobre al Campo Teatrale di Milano

Lyra Teatro APS, associazione focalizzata sulla drammaturgia contemporanea, presenta la sua nuova produzione “Labes: anatomia di una rovina”, tratto dal romanzo “Lacci” di Domenico Starnone, scrittore e saggista vincitore del Premio Strega (2001) e di altri importanti riconoscimenti letterari internazionali.

“Lacci”, è considerata una delle opere più emozionati dell’autore: inserita nella lista dei migliori libri secondo la rivista The New York Times, si è aggiudicata anche il premio “The Bridge Book Award 2015”.

Lo spettacolo, che andrà in scena il 28 settembre, il 2 e 3 ottobre 2025 presso Campo Teatrale a Milano (Via Pompeo Cambiasi, 10) esplorerà le dinamiche complesse e spesso amare di un matrimonio e della famiglia, indagando sui temi come la fedeltà, il tradimento, la responsabilità e il peso dei legami familiari.

Si tratta della storia dei Signori Minori, una coppia sposata di sessantenni, che di ritorno da una tranquilla vacanza al mare, trovano la propria casa di Roma distrutta. Questa devastazione è solo l’inizio di un viaggio attraverso ricordi dolorosi, rabbia e incomprensione, che porterà a svelare la disarmonia annidata nel bell’appartamento borghese. Come sintetizza infatti uno dei personaggi, il figlio della coppia: “Nella casa c’è un ordine apparente e un disordine reale”.

I mobili, gli oggetti e persino il gatto Labes, amato da tutta la famiglia, testimoniano rancori e segreti non detti nell’arco di più di trent’anni: vite segnate dagli effetti a lungo termine di abbandoni e ritorni.

Nello spettacolo gli episodi della rottura e poi della ricomposizione della famiglia sono mostrati nella loro crudezza, per far entrate lo spettatore nella vita dei personaggi, nel loro pieno svolgimento.

Che cosa hanno provato? Cosa li ha segnati? Quale verità hanno vissuto? La rappresentazione vuole essere uno schizzo delle memorie dei quattro personaggi (i genitori e i due figli), per rivelare come ognuno ha vissuto il dolore e ha convissuto con i propri traumi.

I “lacci” del titolo del romanzo sono una potente metafora delle relazioni familiari: legami creati dall’affetto o forse anche dall’abitudine e dall’aspettativa, usati per amare ma anche per torturare o rivendicare un diritto. I “lacci” sono vincoli vitali che continuano a unire i nostri personaggi, capaci di resistere alle prove e di ridefinirsi nel tempo, pur lasciando ferite che non si rimarginano mai del tutto e di cui vediamo le conseguenze.

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