CARMEN CONSOLI OSPITE DELLA NUOVA PUNTATA DI “SUPERNOVA”, IL PODCAST DI ALESSANDRO CATTELAN

Alessandro Cattelan accoglie a Supernova una delle voci più iconiche e rivoluzionarie della musica italiana: Carmen Consoli, che trasforma la puntata in un viaggio inaspettato tra lingue antiche, identità, ironia e rivelazioni personali che nessuno si aspetterebbe dalla “Cantantessa”.

La cantante siciliana si presenta con il suo stile inconfondibile, capace di mescolare profondità e leggerezza in un attimo. E lo fa fin dall’inizio, scherzando su arancine, programmazione informatica e una parola siciliana “atchassiri, atchassiri” che significa “entrare senza accorgersene”.
Da lì si apre una conversazione autentica, in cui Carmen racconta il suo nuovo disco “Amuri Luci”, un lavoro che si muove tra siciliano, latino e greco antico, frutto di anni di studio, ricerca e connessioni sorprendenti.

«Scrivere in greco antico è stato come aprire una nuova porta nella mia voce», racconta. «È una lingua che ti cambia il canto, l’anima, la postura. In siciliano poi divento un’altra: più polemica, più teatrale, più vera».

L’artista descrive il percorso che l’ha portata a indagare le radici della lingua siciliana : dalla Scuola poetica alla corte di Federico II fino alla poetessa Nina da Messina,  e rivela l’aiuto di professori, filologi e studiosi che l’hanno accompagnata in una sorta di viaggio “archeologico” nella memoria linguistica del Mediterraneo.

Uno dei momenti più sorprendenti è il racconto del brano nato “a distanza di secoli” insieme a Teocrito, poeta greco del III secolo a.C.: «Pensavo fosse un giovane cantautore come Calcutta», scherza Cattelan.
Carmen ride: «E invece abbiamo scritto un pezzo insieme. Una connessione spirituale, come se passasse di lì. La coscienza collettiva resta, e a volte ci sintonizziamo.»

Nel corso della puntata emergono aneddoti intimi e inediti: dalla sua cittadinanza onoraria di Catania ai ricordi del suo passato da studentessa dell’Istituto Tecnico per Programmatori , un dettaglio che sorprende anche lo stesso Cattelan.
«Mai avrei pensato al programmatore», commenta lui divertito.
«Nemmeno io», replica Carmen, «Però mio padre ci teneva. E al posto del tennis, studiavo filosofia e latino con un precettore.»

Tra riflessioni sulla musicalità, difficoltà tecniche della metrica antica e sull’atto creativo come riscoperta di sé, Carmen racconta di come una lingua possa cambiare non solo il modo di cantare, ma anche il modo di essere. E si abbandona a ragionamenti più ampi su identità, modernità e sul rapporto tra la nostra epoca e il pensiero antico: «Forse oggi parliamo italiano, ma capiremmo meglio il greco antico. Abbiamo delegato così tanto che certe parole non le sentiamo più nostre.»

Non è mancato anche un ricordo per Ornella Vanoni e la musica brasiliana, che è anche una passione di Carmen: «Per la musica brasiliana sono pazza, per come suona quella lingua e non suona in nessun altro modo la bossa nova.  I pezzi di Carlos Jobim non suonano in inglese. E guarda un po’ che suonano anche in italiano. E penso alla Vanoni. L’italiano quindi si presta a essere vestito da abiti eleganti.  La musica brasiliana e la musica italiana hanno sempre recato in sé  un certo tipo di eleganza armonica, cioè ricordiamoci che in Italia  nasce proprio la musica classica, anche tutte le diciture. Io ho studiato al Berkeley a Boston la musica, proprio teoria musicale e vedevo che molti termini erano italiani, ma lo vedevo proprio con orgoglio. E quando portavo l’esame, il professor Paul Smelling mi diceva che si vedeva che sono italiana, per l’uso della melodia. Eravamo tre italiani al corso. E quando facevamo i nostri assignments, si vedeva il nostro essere italiani: l’uso della melodia è proprio nel nostro sangue».

Tra filosofia, dialetto, ironia e mito, Carmen conquista Supernova con la sua lucidità poetica e la sua spontaneità assoluta.
Ancora una volta, il podcast di Cattelan si conferma un luogo dove gli artisti possono raccontarsi senza maschere, lasciando spazio alla complessità, alla cultura e alle radici che formano un’identità.

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