Intervista con don Cosimo Schena, autore del libro “Da quando ti ho trovato”: “Tempesta mi ha insegnato l’amore gratuito, ma anche a comprendere la semplicità dei gesti”

“Nulla è fatto a caso ma è parte di un progetto d’amore, quello di Dio, che ha creato tutti, anche gli animali, quindi da ogni essere vivente possiamo trarre un insegnamento”. Si intitola “Da quando ti ho trovato” (Piemme) il nuovo libro di don Cosimo Schena, il prete più amato dei social, scritto insieme alla sua Tempesta, la cagnolina trovata in una scatola di cartone che ha trasformato la sua vita.

Una storia di fragilità, rinascita e cura reciproca che parla a chiunque abbia vissuto un abbandono, cercato un punto di luce, o semplicemente abbia bisogno di sentirsi meno solo.

Ogni capitolo si apre con la voce di Tempesta e prosegue con la riflessione spirituale e psicologica di don Cosimo, che rilegge ogni esperienza alla luce del Vangelo.

In un giorno qualunque, di freddo e pioggia, don Cosimo si imbatte in una scatola al lato del marciapiede. Dentro c’è una cagnolina, infreddolita e spaventata: basta uno sguardo tra i due per capire che quello è l’inizio di una meravigliosa avventura. Don Cosimo la prende con sé e, da quel momento, diventano inseparabili: lui la accudisce, la cresce, le mostra il mondo e le spiega la vita. Lei lo segue, iizialmente un po’ timorosa, poi sempre più entusiasta e curiosa di scoprire ogni dettaglio dell’incredibile realtà che la circonda.

Sono le loro voci, alternandosi, a tessere i fili di questa storia, ad aprire una finestra sulle loro giornate, su una quotidianità semplice ma mai banale, mostrando come si può essere felici godendo delle piccole cose: una passeggiata nel bosco, l’incontro con un amico, una serata trascorsa a leggere nel tepore della propria casa.

Don Cosimo, com’è nata l’idea di “Da quando ti ho trovato” in cui in ogni capitolo c’è un dialogo tra lei e Tempesta?

“L’idea è nata prima dell’estate. Avevo in mente da diverso tempo di raccontare la mia vita, ma non volevo scrivere un’autobiografia, così ho pensato di parlare del mio quotidiano, che è ricco di tantissime cose molto più riservate, che non traspaiono dai post sui social. Ho deciso di far raccontare la storia a Tempesta e dare una rilettura psicologica-spirituale alle avventure che viviamo insieme. “Da quando ti ho trovato” si chiude con l’arrivo di Baloo (l’altro cane di don Cosimo, ndr), che sarà il protagonista del prossimo libro che magari pubblicherò in vista di Natale 2026″.

Quello tra lei e Tempesta è stato un incontro davvero speciale, che ha cambiato anche la sua visione della vita …

“Io amo gli animali, anche attraverso i social cerco di sensibilizzare le persone contro l’abbandono, contro qualsiasi forma di violenza e sul rispetto che dobbiamo avere nei loro confronti. Un giorno ho trovato per strada una scatola al cui interno c’era Tempesta, una bellissima cagnolina, e l’ho portata a casa con me. Lei mi ha insegnato l’amore gratuito, ma anche a comprendere la semplicità dei gesti, perché gli animali, a differenza degli esseri umani, non portano rancore ma perdonano. Puoi rimproverarli per le loro marachelle ma subito dopo scodinzolano al tuo fianco come se niente fosse successo. Questo loro atteggiamento mi ha fatto riflettere sull’amore che gli animali portano nella nostra vita, che ovviamente non sostituisce quello umano, lo dico sempre, però cura e rende migliori le persone, ed è quello che hanno fatto con me prima Tempesta e poi Baloo”.

Nel libro lei dice che “l’amore vero non ha bisogno di parole” …

“Talvolta le parole sono belle da sentire, ti riempiono il cuore, lo scaldano, però poi non coincidono con le azioni, quindi vale di più un gesto concreto, vero, che fa la differenza nella vita delle persone. Ormai anche sui social siamo tutti bravi a parlare, ma poi nella realtà quanto veramente siamo attenti all’altro?”.

In un altro passaggio del libro afferma: “Tempesta mi ha guardato l’anima quando il mondo guardava altrove” …

“E’ una frase che nasce proprio dal cuore. Il cane è la tua ombra, ti vede sia nei momenti belli sia in quelli brutti, tristi, quando sembra che tutto ti crolli addosso e gli altri non se ne accorgano, perché devi sempre presentare alle persone la tua versione migliore, soprattutto con il ruolo che ricopro come sacerdote, psicologo o personaggio pubblico, come mi definiscono perchè in realtà non sento di esserlo. Tempesta è al mio fianco e si rende conto quando non sto bene, quando qualcosa non va”.

Leggendo “Da quando ti ho trovato” traspare il fatto che l’amore è il motore che muove ogni cosa e guarisce anche le ferite. Pensando alla situazione mondiale attuale, alle guerre, alle violenze, quanto potere ha oggi l’amore nel provare a creare un futuro diverso? 

“Tantissimo! Noi siamo stati creati da Dio che è amore all’infinito, quindi è l’amore che ci spinge a vivere, che ci porta a quella gioia, a quella felicità che talvolta cerchiamo. Però dobbiamo anche curarlo. Spesso scambiamo l’amore con la possessione o lo idealizziamo. Amore significa non solo bellezza, ma accompagnamento, sofferenza, stare accanto all’altro anche e soprattutto quando ha bisogno. L’amore fa la differenza attraverso un antidoto importantissimo che è l’ascolto. Ti faccio un esempio. Se sappiamo che una persona sta passando un periodo difficile, le chiediamo come sta ma quando comincia a raccontarci quello che le è accaduto, a un certo punto non ascoltiamo più e diciamo “non sai cosa è successo a me” e parliamo di cose nostre che sicuramente sono meno pesanti di quello che sta vivendo l’altro. Il non ascoltarsi poi porta al non amore. Oggi tendiamo a non ascoltare più, siamo concentrati su noi stessi, su questa società che ci impone di essere i primi in tutto, che tende alla perfezione assoluta. Invece godersi anche l’ultimo posto e la non perfezione è qualcosa di straordinario, perché significa amare la tua vita così com’è. La vita è meravigliosa, bisogna viverla fino in fondo, in quanto è un grande dono che Dio ci ha fatto”.

In che modo gli animali, in questo caso Tempesta, sono una relazione che racconta Dio?

“Nulla è fatto a caso ma è parte di un progetto d’amore, quello di Dio, che ha creato tutti, anche gli animali. Quindi da ogni essere vivente possiamo trarre un insegnamento”.

Che cosa vorrebbe arrivasse al lettore che leggerà “Da quando ti ho trovato”?

“Vorrei che il lettore capisse che non è solo, anche in un momento buio, di sofferenza, c’è sempre una nuova strada, una speranza, una luce, la presenza di Dio. Dobbiamo cercare la bellezza non nello straordinario ma nell’ordinario. Nelle cose più piccole e semplici possiamo trovare la vera felicità”.

I social a volte non vengono utilizzati dalle persone in maniera corretta. Come si può riuscire a far passare dei messaggi importanti, proprio come fa lei attraverso video, riflessioni e poesie?

“Facendone innanzitutto un buon uso. I social non devono essere uno strumento per denigrare l’altro. Quando ho iniziato ad utilizzarli vedevo notizie negative, cattive, brutte, post con insulti, così come in tv si parla solo di divisioni, di guerre, di violenza. Quindi ho pensato di portare un messaggio positivo e ho cominciato a farlo attraverso i social. Tutto dipende da cosa vogliamo comunicare. Fare del bene all’altro è qualcosa di stupendo, meraviglioso, perché abbiamo un grandissimo ritorno, nel senso che dopo una buona azione siamo carichi, pieni di gioia, di adrenalina, ci sentiamo soddisfatti. Noi siamo nati per amare, per fare del bene agli altri e quando questo non accade ci snaturiamo. I social ormai fanno parte della vita, soprattutto dei più giovani, quindi bisogna cercare di usarli in maniera onesta, bella, rispettosa”.

Tra le riflessioni che ha pubblicato sulla sua pagina Instagram, ce n’è una in particolare in cui dice che “le cicatrici non sono fallimenti, ma prove di amore superate” …

“In questo caso ritorna un po’ il fatto di essere perfetti, primi in tutto, non è concesso sbagliare, arrivare secondi, terzi, ultimi. Invece bisogna prendere i momenti di sofferenza, di caduta, di sfiducia per comprendere meglio chi siamo davvero, dove possiamo arrivare, e cosa dobbiamo cambiare. Parlo quindi delle cicatrici come un nuovo inizio. Mi viene in mente anche Santa Teresina del Bambin Gesù, che diceva che perdonare la persona non significa cancellare, ma cucire delle ferite che poi restano, che ti fanno comprendere quanto sia importante donare questo amore che diventa infinito”.

Un altro messaggio a mio avviso molto importante, sempre tratto dalla sua pagina Instagram, è di “non inseguire l’approvazione universale, ma riconoscere se stessi allo specchio e restare in pace con le proprie scelte” …

“Tendiamo spesso a diventare quello che vogliono gli altri. Si è persa un po’ l’autenticità, siamo tutti omologati. Se pensiamo ai social, ad esempio, è l’algoritmo che decide chi dobbiamo incontrare, cosa dobbiamo mangiare o guardare. Dovremmo invece riappropriarci della nostra dignità, del nostro valore, della nostra bellezza. Il mondo è bello perché è vario. Se fossimo tutti uguali, sarebbe veramente una noia mortale. Ecco perché poi tutte le relazioni diventano “noiose”. Se l’altro non è come noi lo vogliamo, subito lo lasciamo. Invece la relazione nasce dall’accogliere l’altra persona nella sua diversità e camminare insieme”.

credit foto Francesco La Corte

Recentemente in Parlamento è stato ascoltato dalla commissione parlamentare di inchiesta sulle periferie, dove ha parlato dell’isolamento rurale nei paesi più piccoli. Cosa si può fare per superare questa solitudine?

“Ho parlato delle periferie rurali in quanto ci sono dei paesi piccoli in cui se i ragazzi perdono il pullman la mattina non possono più andare a scuola, in cui internet funziona solo se c’è vento. E’ quindi necessario cercare di attrezzare tutti i luoghi abitati per far vivere le persone dignitosamente. Ci si concentra molto sulle periferie urbane, che hanno più voce, ma ci sono anche quelle rurali che piangono nel silenzio. Ai giovani va data la possibilità di mettersi in gioco, di non aspettare tempi apocalittici a livello lavorativo perchè hanno tante capacità e qualità. Spesso chiedo agli adulti: vi siete dimenticati di quando eravate giovani e volevate cambiare il mondo, avere più voce in capitolo?”.

A proposito di periferie, mi vengono in mente quelle esistenziali, tanto care a Papa Francesco che ha sempre cercato di mantenere accesa una luce su questa tematica. Lei ha avuto modo di conoscerlo, che ricordo conserva?

“Ho avuto modo di conoscere Papa Francesco, di parlargli qualche volta. Era un Pontefice straordinario, era uno di noi. Ha cercato veramente con la sua semplicità, con la sua spontaneità, di raggiungere tanti cuori che erano lontani da Dio e abbandonati da tutti. Queste periferie esistenziali vanno toccate, vissute e curate. Dobbiamo prestare attenzione a tutti i bisogni, anche a quelli più piccoli, che vanno amati, coccolati, in quanto poi possono diventare grandi e distruggere la vita delle persone”.

di Francesca Monti

Si ringrazia Salvo Longo

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